Cap. II Contrasto dell’immigrazione illegale
Il controllo delle frontiere
Il nostro Paese, al pari degli altri Stati dell’U.E., è da tempo interessato dal fenomeno connesso al massiccio afflusso di popolazioni provenienti dalle aree più depresse del panorama mondiale, favorito ed organizzato spesso dalle organizzazioni criminali che ne traggono alti profitti. Tali flussi di immigrazione clandestina utilizzano, per l’ingresso in Italia, il confine con la Slovenia, il versante adriatico della Puglia, la Sicilia sud orientale, il litorale ionico della Calabria, nonché i porti di Trieste, Venezia, Ancona, Bari e Brindisi e riguardano, in particolar modo, le popolazioni provenienti delle regioni balcaniche, ma anche profughi iracheni e turchi di etnia curda e popolazioni provenienti dall’Asia. Il traffico illecito attraverso i varchi terrestri del confine nord orientale si serve, per far pervenire a destinazione gli immigrati clandestini, di ogni possibile veicolo, soprattutto commerciale, ma non è raro il passaggio del confine a piedi. Le coste pugliesi, siciliane e calabresi si sono rivelate particolarmente vulnerabili, per la loro posizione geografica, al fenomeno degli sbarchi clandestini di extracomunitari, non solo albanesi, che giungono in Italia a bordo di gommoni o motoscafi in grado di percorrere la distanza tra le località di provenienza e le nostre coste a forte velocità, ovvero a bordo di navi di grossa stazza ma in pessime condizioni e sulle quali sono ammassate un gran numero di persone.
Impatto sulla criminalità degli extracomunitari legali
Al fine di valutare l’incidenza dei fattori criminogeni sugli extracomunitari in regola con le norme di soggiorno, si è provveduto a calcolare – in base a dati estrapolati dalle segnalazioni disponibili al C.E.D. del Dipartimento della P.S. – il numero dei detenuti stranieri titolari di permesso di soggiorno al 30 settembre 2000, in rapporto al totale dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti; i risultati di tale elaborazione sono stati confrontati con il dato relativo all’incidenza percentuale dei detenuti italiani e stranieri regolarmente soggiornanti sul totale della popolazione (Allegato 1). Il dato nazionale evidenzia una sostanziale analogia: 0,10% per gli extracomunitari regolari e 0,07% per la popolazione complessiva. Si soggiunge che la differenza di 0,03 punti percentuali è pure dovuta al fatto che, essendo il numero dei soggiornanti notevolmente inferiore alla popolazione complessiva, un aumento di poche unità nel numero di detenuti extracomunitari incide considerevolmente sul calcolo relativo.
Potenziamento delle articolazioni periferiche della
Polizia di Frontiera
Lo scambio di informazioni ed un’attività di raccordo
delle indagini hanno consentito anche di elaborare specifiche ipotesi evolutive del fenomeno
dell’immigrazione clandestina, nell’ottica dell’ottimizzazione delle conseguenti strategie di
contrasto. Grande rilievo nella lotta all’immigrazione clandestina
ha assunto il potenziamento delle
Sotto il profilo operativo, grande impulso è stato dato
all’attivazione di piani di coordinata
La regolarizzazione
Ridurre al massimo l’area di irregolarità è stata pertanto la premessa sulla quale basare tutta la politica dell’immigrazione italiana. In tale ottica, è stata avviata la procedura di regolarizzazione (D.P.C.M. 16/10/98) della posizione di soggiorno degli stranieri che, presenti in Italia alla data di entrata in vigore della Legge 6 marzo 1998, n.40, possedessero ben determinati requisiti (lavoro, alloggio). Il citato D.P.C.M. 16/10/98, nel recepire l’indirizzo tracciato nel documento programmatico approvato con D.P.R.5 agosto 1998, ha integrato il decreto interministeriale 27 dicembre 1997 di programmazione dei flussi di ingresso per l’anno 1998, prevedendo, inizialmente, la regolarizzazione delle posizioni di soggiorno di 38.000 lavoratori extracomunitari. Le procedure sono state individuate con specifiche direttive con le quali sono state fissate, in particolare, le modalità da seguirsi per la presentazione delle domande, introducendo, anche sulla base dell’esperienza maturata in passato, il sistema delle prenotazioni, da effettuarsi entro il termine prescritto del 15 dicembre 1998. Con il D.L.vo 13 aprile 1999, n.113, correttivo del T.U. sull’immigrazione, è stata introdotta nel T.U. stesso, all’art.49, comma 1 bis, una norma che ha esteso la possibilità di rilasciare il permesso di soggiorno per motivi di lavoro a tutti coloro che avessero presentato, nei suddetti termini, la domanda di regolarizzazione e fossero in possesso dei prescritti requisiti.
Centri di Permanenza Temporanea ed Assistenza
Sul piano strettamente operativo connesso alle espulsioni
ed ai respingimenti adottati dai Questori, fondamentale importanza hanno rivestito i
Centri
di Permanenza Temporanea ed
- nel 1998, sono stati ospitati complessivamente n.5.007 stranieri;
- nel 1999, n.8.847 (*);
- nel 2000, n. 6.486 (fino al 20 settembre).
(*) Inoltre, sono transitati nei Centri per accertamenti e senza essere trattenuti n.2.422 extracomunitari.
Si deve precisare che nelle quantità suindicate non sono compresi gli stranieri per i quali si è reso necessario prestare servizi di prima assistenza.
Accordi di Riammissione e cooperazione internazionale
Sia la lotta all’immigrazione clandestina, che il
contrasto della tratta di donne e minori, hanno necessitato di un’ampia collaborazione
internazionale, sia a livello informativo, sia con la sottoscrizione di specifici
Accordi di Riammissione con
gli Stati dai quali provengono con maggior frequenza i clandestini, e di cui si parlerà
maggiormente nel terzo capitolo di questo documento.
Pertanto, accanto al determinante ruolo svolto dal Servizio
Interpol, punto di riferimento per ogni attività di intelligence nello specifico
settore, notevoli risultati, nell’ultimo triennio, sono stati raggiunti in applicazione dei predetti accordi.
Lo Scambio di Note tra il nostro Paese e la Tunisia
ha dispiegato effetti di rilevante deterrenza sull’immigrazione clandestina proveniente da
quello Stato e che si realizza sulle coste siciliane, portando il numero degli sbarchi da 8828 nel
1998, a 1973 nel 1999 e a 2285 nell’anno in corso fino al 15 ottobre.
Anche gli sbarchi in Puglia hanno evidenziato una netta
diminuzione a seguito di iniziative di collaborazione con le Autorità albanesi e montenegrine
– sancita quest’ultima dalla firma di un Memorandum of Understanding il 9 dicembre 1999,
passando da 28.458 nel 1998, a 46.481 nel 1999 (anno della crisi kosovara), per poi crollare a 15.471
nell’anno in corso (dato al 15 ottobre 2000).
Per ciò che riguarda la collaborazione internazionale
finalizzata all’approfondimento delle indagini sui sodalizi criminali coinvolti nel fenomeno,
particolare rilevanza ha assunto il Memorandum d’Intesa sottoscritto ad Ankara il 5
luglio 2000, grazie al quale l’Italia e la Turchia hanno avviato proficue operazioni di polizia.
Non si è mancato di assumere contatti sia con altri Paesi
dell’U.E. per la cooperazione transfrontaliera di polizia, sia con Paesi terzi per un più
rapido ed efficace scambio di informazioni, finalizzato alla lotta alle organizzazioni criminali dedite
al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Lotta alla tratta degli esseri umani e al traffico dei
migranti.
E’ importante sottolineare un tema di rilevante spessore sia per gli aspetti di tutela della collettività, sia sotto il profilo della lotta alla criminalità organizzata, non solo nazionale, connessa al settore delle migrazioni. Si tratta del fenomeno del traffico di migranti e della tratta degli esseri umani, che secondo alcuni studi di settore sarebbe causa principale dell’incremento della criminalità riferibile agli stranieri, spesso oggetto di sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali o comunque di utilizzo e “reclutamento” da parte delle stesse. Al fine di intervenire non solo con la repressione penale del fenomeno criminale, ma sotto il profilo della sua prevenzione, sembra necessario sviluppare ogni iniziativa di studio del fenomeno. La particolare vulnerabilità dell’Italia alle rotte del traffico illegale di migranti, per evidenti ragioni geografiche, deve far porre attenzione al problema, in relazione al quale sono già in corso fonti normative, iniziative e progetti che sono certamente avanzati nel panorama internazionale. Già è stata fatta una scelta politica originale e innovativa, nell’ambito del Testo Unico sull’immigrazione. All’interno di questo corpus è stata considerata la particolarità della posizione dello straniero che sia coinvolto in un progetto migratorio illegale. Nella consapevolezza che la lotta contro i trafficanti di persone dovesse essere in primo luogo rivolta all’individuazione dei vari segmenti del fenomeno, in mano ad organizzazioni criminali con ramificazioni, complicità, connivenze oltre i confini nazionali, è sembrato necessario perseguire una strategia di accertamento a ritroso e quindi porre l’attenzione sulle necessità di tutelare la vittima nel caso di tratta a fini di sfruttamento, incentivandone la collaborazione con le autorità.. In tale ottica è stato configurato l’istituto del permesso di soggiorno a fini di protezione sociale (previsto dall’art. 18 del T.U.). Secondo la norma è possibile che il Questore conceda un breve permesso di soggiorno (6 mesi rinnovabile fino ad 1 anno) per quegli stranieri che, benché irregolarmente entrati o presenti nel territorio italiano, si trovino in situazioni di violenza o di grave sfruttamento, tanto che sia concreto il pericolo per la loro incolumità, causato dal tentativo di sottrarsi al condizionamento dell’associazione criminale, oppure connesso alla circostanza di aver rivelato particolari conosciuti delle fenomenologie criminose (collegate al traffico di migranti oppure alla consumazione di gravi delitti) all’autorità giudiziaria. I possibili destinatari dello strumento sono invero non solo i migranti vittime della tratta (costretti con violenza minaccia od ingannati ad entrare irregolarmente nel territorio per essere sottoposti a gravi forme di sfruttamento quali la prostituzione ed il lavoro forzato), ma anche gli stranieri che sono indotti, a motivo dalla situazione di sottosviluppo e disagio dei Paesi di provenienza e sulle persuasioni delle organizzazioni malavitose, a iniziare un progetto migratorio “oltre le regole”, ossia facendo clandestino ingresso nel territorio italiano, per realizzare facili guadagni, con arruolamento nei ranghi inferiori delle bande criminali. In tale situazione il percorso dello strumento si configura come marcatamente “premiante” per la collaborazione giudiziaria offerta, ma arricchito, rispetto al ristretto ambito di permesso a fini di giustizia, di una connotazione sociale, incentrata sulla tutela dei diritti umani fondamentali quali la vita e l’integrità fisica, rispetto alla minaccia diretta costituita dai gruppi criminali. Come appare evidente il fenomeno è stato affrontato sotto un duplice aspetto: tutela delle vittime dei reati, ma anche strategia investigativa volta a far emergere il numero oscuro del fenomeno, incentivando la collaborazione da parte delle vittime del traffico e quindi la rilevazione di elementi utili ai fini delle indagini, con l’obiettivo di rendere più agevole la scoperta e la repressione del fenomeno. La possibilità di regolarizzare la posizione di soggiorno diviene così, per lo straniero non un premio per la collaborazione, ma un incentivo alla stessa, correlato alla nascita di una fiducia nei confronti delle istituzioni, che si manifestano in grado di proteggere e nel contempo ottenere gli elementi necessari a perseguire in via concreta il crimine. Il sistema normativo vigente prevede che il progetto di protezione sociale sia attuato da istituti iscritti in un apposito registro presso il Dipartimento degli Affari sociali. Contenuti , finalità, modalità di attuazione dei progetti, finanziati con risorse espressamente destinate a tali finalità dalla legge, sono verificati tramite la Commissione sulla tratta ex art. 18 istituita presso il Dipartimento delle Pari Opportunità, che dispone altresì delle risorse che il T.U. espressamente riserva a tale scopo. Il lavoro svolto finora ha portato a discreti risultati anche solo dopo il primo anno di attivazione del sistema (entrato a regime dopo l’emanazione del regolamento di attuazione al T.U. sull’immigrazione). Infatti, al 1 ottobre 2000 i permessi di protezione sociale rilasciati dalle questure erano 580. Iniziativa di importanza sul tema è rappresentata dalla recente istituzione presso il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri di” un numero verde” al quale le vittime dello sfruttamento possono rivolgersi e l’individuazione presso gli uffici stranieri delle questure di “referenti “per i procedimenti relativi ai permessi di soggiorno di protezione sociale, aventi l’incarico di assicurare canali privilegiati di contatto. Il rinnovato dibattito sul fenomeno del traffico di persone ha già spinto il Governo a rimeditare la normativa penale in vigore, alla luce dei caratteri peculiari del fenomeno. Il 23 marzo 1999 è stato presentato il disegno di legge governativo (5350/C in discussione alla Camera) che definisce una nuova fattispecie di delitto di traffico di persone, specificando le modalità della condotta (violenza, minaccia o inganno), l’evento (costrizione o induzione di persone a muoversi da o verso lo Stato o all’interno di esso) e la finalità specifica ed ulteriore della volontà lesiva (scopo di riduzione in condizione analoga alla schiavitù, determinando in via specifica come condizione analoga alla schiavitù, lo sfruttamento anche non sessuale della persona), ora unificato con altre iniziative legislative parlamentari. Quanto alle specifiche problematiche in ambito investigativo, si deve inoltre sottolineare come la transnazionalità delle rotte del traffico, ossia la raccolta o "arruolamento" nei Paesi d'origine delle vittime, il cross-border, la gestione a destinazione e lo smistamento nei diversi mercati di sfruttamento (prostituzione, lavoro forzato, ecc.) sono gli elementi che possono venire alla luce solo attraverso un'attività d'indagine attenta e professionale che, prendendo le mosse da un singolo episodio (spesso la vittima che riesce a "rompere" il muro di violenza e sopraffazione sottraendosi alla malavita) risalga i percorsi attraversati dalla vittima nel suo viaggio di migrazione coatta, individuando i personaggi coinvolti. Tale indagine attenta non può fare a meno della cooperazione internazionale. E' quindi inevitabile proiettarsi in un'ottica di indispensabilità di cooperazione giudiziaria, anche alla luce dei risultati che saranno percorribili prima attraverso la firma, poi con la ratifica della Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale ed in particolare con i Protocolli relativi alla tratta di persone ed al traffico di migranti. Con l’adozione di tali strumenti gli Stati è stato raggiunto l’importante obiettivo di omogeneizzazione dei fatti delittuosi di carattere organizzato transnazionale, individuando gli opportuni strumenti di cooperazione giudiziaria, di polizia ed anche di collaborazione tra gli Stati al fine di prevenire tale tipo di criminalità . Ulteriore effetto dello strumento è rappresentato dal reciproco riconoscimento della normativa in materia di immigrazione attraverso la considerazione del pari disvalore alla condotta di procurare l’illegale ingresso nel territorio nazionale e quello illegale nel territorio di altro Stato parte, elemento che lungi dal riguardare solo l’aspetto tecnico della descrizione delle offese, pone in primo piano la considerazione di rapporti di reciproca equiparata considerazione tra gli Stati. Tali strumenti rappresentano un indubbio risultato e i loro contenuti dovranno indirizzare il dibattito delle iniziative da attuare sul tema, cominciando dagli adeguamenti legislativi. L’esigenza di una analisi scientifica del fenomeno è indifferibile . Per questo il Ministero della Giustizia ha ideato, e ne sta promuovendo l’attivazione tramite il meccanismo dell’“azione di sistema” specificamente finanziabile attraverso i fondi previsti dal T.U. sull’immigrazione, un progetto – il cui obiettivo finale è l’instaurazione di un monitoraggio stabile ai fini di raccolta dei dati e delle informazioni sul fenomeno - che ha come scopo, non solo lo studio di esso in ambito giudiziario (con esame degli stessi risultati processuali), ma anche la rilevazione degli ambiti di cooperazione giudiziaria od investigativa, intercorsa con i Paesi di origine delle vittime - e anche degli autori individuati del delitto di traffico. Il progetto mira inoltre ad evidenziare i profili di interesse in relazione al contributo fornito nel corso delle investigazioni dalle organizzazioni non governative che si occupano della tutela degli stranieri. Il monitoraggio dovrebbe riguardare tutti i flussi e tutti i fenomeni di traffico, ovunque individuati in Italia, e oltre alla raccolta di dati, intende raccogliere suggerimenti e proposte dalle autorità giudiziarie impegnate concretamente nelle investigazioni sul fenomeno, per attuare tutte le iniziative operative, di eventuale modifica normativa, e di promozione o intese a livello bilaterale, europeo ed internazionale, che si renderanno opportune per una maggiore efficacia della risposta dello Stato al fenomeno criminale, non solo sotto l’aspetto della repressione dei delitti, ma anche in relazione all’esigenza di tutelare le vittime e i diritti umani degli stranieri migranti. Questo progetto potrà dare un contributo di innegabile rilievo anche agli studi attualmente in corso in ambito di Unione Europea, favorendo una migliore raccolta di informazioni sul traffico di persone, in relazione a quei Paesi di emigrazione con traiettorie dei flussi in transito o in destinazione finale in Italia. L’ottica è quella di farsi promotori, in quanto Paese di transito di flussi migratori, di un “processo attivo” di cooperazione generale, con particolare riferimento alla cooperazione in campo giudiziario.
Obiettivi:
- implementare i Protocolli Onu relativi alla tratta di persone ed al traffico di migranti, non solo predisponendo la ratifica in tempi rapidi della Convenzione e dei relativi strumenti aggiuntivi, ma curando in via diretta le iniziative conseguenti che risultino affidate dalla legge al Ministero della Giustizia.
- Instaurare un monitoraggio dei fenomeni di criminalità riconducibili alla immigrazione latu sensu illegale., con la prospettiva della stabilità della rilevazione dei dati.
- rafforzare il dialogo interistituzionale non solo al fine di confrontare dati ed elementi conoscitivi del fenomeno, ma per attuare sinergie di intenti e perseguire l’obiettivo finale di un’efficace lotta contro tale forma di criminalità.
- Incrementare i rapporti bilaterali in ambito europeo ed internazionale, per agevolare la cooperazione giudiziaria e lo sviluppo di progetti di scambi di best practises.
Immigrazione e criminalità nel sistema penitenziario
Dalle statistiche sulla popolazione detenuta in Italia, risulta sempre più importante la presenza di immigrati extracomunitari, per lo più irregolari. Non sempre la permanenza in carcere è conseguenza della gravità del reato: le difficoltà di accesso alle misure alternative hanno il loro peso, molti condannati stranieri “pur essendo in possesso dei requisiti di pena, non si trovano nelle condizioni di seguire un progetto trattamentale esterno in relazione ad oggettive carenze di riferimenti familiari, lavorativi e logistici derivanti nella maggior parte dei casi dalla totale assenza di soluzioni abitative e di adeguate strutture di accoglienza di tipo residenziale”. La situazione descritta, di precarietà sociale, rimane invariata, malgrado sia stato tentato, e in parte ottenuto, un miglioramento dell’accesso alle informazioni relative ai presupposti per la fruibilità delle misure alternative, alla luce della legge 165/98, cd. Legge Simeone. Non si sottovalutano le istanze di sicurezza sociale espresse dalla comunità, alle quali già risponde l’azione di governo e parlamento, secondo le rispettive competenze; ma, per fini di chiarezza, si tiene presente che le problematiche legate alla “certezza della pena” riguardano la delinquenza in generale, anche italiana. La questione del “come” gestire il fenomeno all’interno degli istituti, dove esso si manifesta ed è probabilmente destinato a crescere, è forse ancora più urgente. La risposta è stata trovata, molte volte, attraverso “buone prassi” messe in atto ad opera di direttori e staff penitenziari, in situazioni locali particolarmente stimolate. Nel quadro delle iniziative di tipo “trattamentale” si stanno promovendo convenzioni con agenzie accreditate di mediazione linguistico-culturale, per interventi in tutti gli istituti che vedono una massiccia presenza di detenuti extracomunitari. Particolare la situazione degli stranieri detenuti minorenni. La gestione dei minori stranieri, sia nell’ambito dei programmi strutturati, sia nell’ambito della risposta alle urgenze, è una questione che investe direttamente le competenze di diverse amministrazioni (Ministero della Giustizia, dell’Interno, degli Esteri, della Sanità, degli Affari Sociali, della Pubblica Istruzione, del Lavoro, delle Finanze) nella ricerca e nella predisposizione di interventi da realizzare a breve termine, per contenere gli effetti immediati, e di programmi strutturati per iniziative a medio e lungo termine. L’intervento operativo si realizza invece nelle singole aree territoriali e, in tale direzione, è soltanto a livello decentrato che si possono trovare soluzioni efficaci, attraverso la definizione di accordi tra i diversi uffici (Ufficio Minori ed Ufficio Stranieri delle questure, degli enti locali e delle aziende sanitarie locali) per realizzare un’offerta di servizi corrispondente alle esigenze. La presa in carico del problema stranieri da parte del territorio risulta una necessità, per garantire anche all’utenza penale minorile straniera la fruizione di un sistema di opportunità e, quindi, la possibilità di accedere a tutte le misure e ai benefici previsti per i minori, in custodia cautelate o in esecuzione di pena, e di garantirne la prosecuzione al termine dell’iter penale. Il problema di attivare una rete di servizi riguarda anche la possibilità di dare piena attuazione ai provvedimenti civili, disposti parallelamente o in prosecuzione ai provvedimenti penali, riducendo, inoltre, il ricorso alla custodia cautelare quale intervento surrogatorio di attività di sostegno e di assistenza di natura penale. Dai risultati delle analisi effettuate sulla base dei dati estratti dal sistema informatico dall’Ufficio Centrale per la Giustizia Minorile, per gli anni 1998 e 1999 e per il periodo gennaio/ottobre 2000, risulta purtroppo che l’utenza degli istituti penali per minorenni è composta in prevalenza da minori di provenienza extracomunitaria. In particolare, l’incidenza di questi ultimi sul totale dei transiti è risultata maggiore del 50% in tutti i periodi considerati ed è aumentata nell’anno in corso, risultando pari al 59,4%. Ed inoltre quasi tutti i soggetti stranieri che vengono a contatto con i Servizi della Giustizia minorile sono privi di permesso di soggiorno
Gli obiettivi in campo penitenziario:
- garantire agli stranieri l’esercizio dei diritti riconosciti ai condannati e detenuti , anche durante la custodia in carcere e comunque nella fase di esecuzione della pena. Di grande rilievo è il problema dei colloqui difensivi, la necessità che le barriere linguistiche per i detenuti stranieri possano essere superate con l’utilizzazione delle figure dei mediatori culturali nelle strutture carcerarie, che vengano a coadiuvare anche il difensore facilitando l’esercizio di una difesa tecnica effettiva.
- assicurare la possibilità di accesso alle misure alternative, rafforzando le strutture sociosanitarie di supporto e coinvolgendo ai diversi livelli le organizzazioni che, regolarmente autorizzate ai sensi del T.U. sull’immigrazione ,si occupano di immigrati.
Appendice 2: dati statistici di supporto al capitolo II
Riepilogo nazionale dati sull'immigrazione clandestina (Ministero dell'Interno)
| 1
gen - 26 mar 1998 |
27
mar - 30 giu |
1 lug - 31 dic 1998 | 1998 | 1999 | 1 gen - 31 ott 2000 | ||
| Stranieri rimpatriati |
9.365 | 11.182 | 33.588 | 54.135 | 72.392 | 56.297 |
|
| Di cui: | Respinti alla frontiera | 7.798 | 6.200 | 15.595 | 29.593 | 36.937 | 26.758 |
| Espulsi ai sensi della legge "Martelli" 39/1990 | 1.567 | 1.567 | |||||
| Respinti dai questori | 4.018 | 11.546 | 15.564 | 11.500 | 10.187 | ||
| Espulsi con accompagnamento alla frontiera | 878 | 6.101 | 6.979 | 12.036 | 11.925 | ||
| Espulsi su conforme provvedimento della AG | 86 | 346 | 432 | 520 | 310 | ||
| Stranieri riammessi nei paesi di provenienza | 11.399 | 7.117 | |||||
| Stranieri espulsi con |
11.861 | 11.405 | 20.855 | 44.121 | 40.489 | 52.773 |
|
| Stranieri immessi nei |
11.269 | 8.068 |
|||||
| Di cui: | Rimpatri dopo il trattenimento nei centri | 3.987 | 2.538 | ||||
| Dimessi senza rimpatrio dopo trattenimento nei centri | 6.773 | 4.712 | |||||
| Attualmente presenti nei centri | 509 | 818 | |||||
| Trasportatori |
350 | 252 |
|||||
| Mezzi sequestrati | 241 | 150 |
|||||
| Di cui: | Veicoli | 77 | 48 | ||||
| natanti | 164 | 102 | |||||
| Totale stranieri |
98.256 | 112.881 | 109.070 |
I dati del 1998 sono divisi in vari periodi visto che la legge "Martelli" del 1990 è stata sostituita in corso d'anno con la "Napolitano-Turco", la quale prevede modalità diverse di espulsioni e respingimenti.
** Il dato non comprende il numero degli stranieri richiedenti asilo politico, nonché il numero di coloro che beneficiano delle misure di protezione temporanea introdotte con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 12.5.1999 (Kosovo)
Centri di permanenza temporanea ed assistenza operativi al 31 ottobre 2000 (Ministero dell’Interno)
| Località | Inizio attività | Capacità di accoglienza |
Disponibilità attuale |
| Lecce "Badessa" | 1998 | 100 | 100 |
| Lecce "Regina Pacis" | 1998 | 100 | 100 |
| Ragusa 2 | 1998 | 25 | 22 |
| Lamezia Terme (Catanzaro) | 1998 | 100 | 100 |
| Torino | 1999 | 55 | 60 |
| Roma | 1999 | 190 | 190 |
| Brindisi ( Restinco) | 2000 | 230 | 230 |
| Caltanissetta | 2000 | 90 | 100 |
| Agrigento | 2000 | 110 | 108 |
| Milano 2 | 2000 | 200 | 140 |
| Totale | - | 1200 | 1150 |
Incidenza dei soggetti detenuti rispetto ai soggiornanti ed alla popolazione complessiva (Ministero dell’Interno)
| Regioni | Detenuti extracomunitari regolari (*) | Extracomunitari soggiornanti (*) | Incidenza % | Popolazione carceraria (*) (sottratti i det. Extra UE clandestini) | Popolazione residente (**) | Incidenza % |
| Piemonte | 108 | 73.325 | 0,15 | 2.972 | 4.291.441 | 0,07 |
| Valle d'Aosta | 5 | 1.955 | 0,26 | 131 | 119.610 | 0,11 |
| Lombardia | 248 | 267.230 | 0,09 | 5.231 | 8.988.951 | 0,06 |
| Trentino A.A. | 22 | 20.829 | 0,11 | 24 | 924.281 | 0,00 |
| Veneto | 156 | 124.595 | 0,13 | 1.518 | 4.469.156 | 0,03 |
| Friuli V.G. | 44 | 37.964 | 0,12 | 467 | 1.184.654 | 0,04 |
| Liguria | 43 | 30.365 | 0,14 | 1.002 | 1.641.835 | 0,06 |
| Emilia Romagna | 110 | 99.502 | 0,11 | 2.165 | 3.947.102 | 0,05 |
| Toscana | 105 | 100.225 | 0,10 | 2.682 | 3.527.303 | 0,08 |
| Umbria | 23 | 22.761 | 0,10 | 714 | 831.714 | 0,09 |
| Marche | 22 | 30.822 | 0,07 | 597 | 1.450.879 | 0,04 |
| Lazio | 80 | 207.745 | 0,04 | 3.412 | 5.242.709 | 0,07 |
| Abruzzo | 28 | 17.205 | 0,16 | 1.300 | 1.276.040 | 0,10 |
| Molise | 9 | 1.886 | 0,48 | 313 | 329.894 | 0,09 |
| Campania | 35 | 63.827 | 0,05 | 6.361 | 5.796.899 | 0,11 |
| Puglia | 39 | 35.143 | 0,11 | 3.369 | 4.090.068 | 0,08 |
| Basilicata | 6 | 2.865 | 0,21 | 416 | 610.330 | 0,07 |
| Calabria | 15 | 14.397 | 0,10 | 1.853 | 2.070.992 | 0,09 |
| Sicilia | 49 | 47.370 | 0,10 | 5.506 | 5.108.067 | 0,11 |
| Sardegna | 9 | 9.902 | 0,09 | 1.218 | 1.661.429 | 0,07 |
| Italia | 1.156 | 1.209.913 | 0,10 | 41.251 | 57.563.354 | 0,07 |
Fonte:
(*) dati C.E.D. al 30.09.2000
(**) dati ufficiali ISTAT
Tipologia di reati ascritti ai detenuti stranieri (Ministero della Giustizia)
| Tipologia di reati | 1998 (31 dic.) | 1999 (31 dic.) | 2000 (30 sett.) | |||
| Stranieri | % | Stranieri | % | Stranieri | % | |
| Associazione di stampo mafioso (416 bis) | 10 | 0,26 | 21 | 0,53 | 43 | 1,08 |
| Legge droga | 8.630 | 28,68 | 10.327 | 31,24 | 11.309 | 32,76 |
| Legge armi | 784 | 7,96 | 839 | 7,28 | 904 | 7,60 |
| Ordine pubblico (norme contro la criminalità) | 1.049 | 4,44 | 1.214 | 4,70 | 1.338 | 5,17 |
| Contro il patrimonio (furto, rapine, dannegg., truffa, ecc.) | 5.376 | 12,10 | 4.999 | 12,27 | 5.594 | 13,40 |
| Prostituzione | 1.127 | 76,88 | 1.458 | 75,78 | 1.685 | 76,84 |
| Contro la Publica Amm.ne (oltraggio, resistenza P.U., ecc.) | 1.207 | 21,32 | 1.225 | 23,38 | 1.410 | 26,85 |
| Incolumità pubblica (strage, incendio, epidemia, disastro ferr., ecc.) | 42 | 3,54 | 61 | 4,82 | 83 | 6,74 |
| Fede pubblica (spendita monete false, ecc.) | 1.008 | 24,03 | 1.067 | 26,79 | 1.045 | 25,52 |
| Moralità pubblica (offesa al pudore, atti osceni, istig. alla prostituz., ecc.) | 26 | 12,87 | 27 | 16,67 | 36 | 19,46 |
| Contro la Famiglia | 41 | 9,13 | 49 | 8,94 | 70 | 11,08 |
| Contro la persona (omicidio, lesioni personali, violenza sessuale, ecc.) | 4.583 | 15,06 | 3.644 | 16,70 | 4.259 | 18,58 |
| Contro la personalità dello Stato (attentato alla Costituzione, vilipendio, ecc.) | 15 | 3,18 | 25 | 5,39 | 20 | 4,41 |
| Contro Amm.ne della giustizia (Falsa testimonianza, Calunnia, Favoregg., ecc.) | 97 | 3,76 | 144 | 4,80 | 161 | 4,96 |
| Economia Pubblica | 2 | 3,64 | 4 | 5,56 | 1 | 1,56 |
| Libro terzo delle contravvenzioni (ubriachezza, porto abusivo armi, ecc.) | 223 | 6,98 | 271 | 7,69 | 282 | 8,63 |
| Legge stranieri | 94 | 83,19 | 825 | 91,36 | 1.010 | 91,65 |
| Contro il sentim. Rel. E la pietà dei def. (occultam. Di cadavere, offesa alla relig. di Stato, ecc.) | 17 | 2,58 | 30 | 4,04 | 28 | 3,70 |
| Fallimento, bancarotta R.D. 267/1942 | 1 | 0,25 | 3 | 0,58 | 5 | 0,95 |
| Reati Finanziari | 31 | 3,88 | 172 | 10,37 | 67 | 3,80 |
| Emissione assegni a vuoto | 2 | 0,44 | 3 | 0,56 | 1 | 0,32 |
| Altri reati | 705 | 12,33 | 99 | 15,66 | 68 | 13,71 |
| Totale stranieri | 25.070 | 14,76 | 26.507 | 16,35 | 29.419 | 17,67 |
| Totale (stranieri + italiani) | 169.894 | 162.109 | 166.486 | |||
Detenuti italiani e stranieri presenti nelle carceri italiane (Ministero della Giustizia)
| Al 31 dic 1998 | Al 31 dic 1999 | Al 30 sett 2000 | |
| Italiani | 35.838 | 37.757 | 38.357 |
| In % | 74,96 % | 72,87 % | 71,39 % |
| Stranieri | 11.973 | 14.057 | 15.371 |
| In % | 25,04 % | 27,13 % | 28,61 % |
| Di cui Uomini | 11.430 | 13.319 | 14.521 |
| Donne | 543 | 738 | 850 |
| Totale | 47.811 | 51.814 | 53.728 |
Detenuti stranieri distinti in base al paese di provenienza, primi dieci paesi di provenienza (Ministero della Giustizia)
| Al 31 dic 1998 | Al 31 dic 1999 | Al 30 sett 2000 |
|
| Marocco | 2.849 | 3.096 | 3.317 |
| Tunisia | 1.918 | 2.148 | 2.123 |
| Albania | 1.598 | 2.104 | 2.480 |
| Ex Jugoslavia | 1.128 | 1.212 | 1.252 |
| Algeria | 1.019 | 1.180 | 1.336 |
| Romania | 410 | 529 | 680 |
| Colombia | 307 | 489 | 592 |
| Nigeria | 270 | 362 | 392 |
| Egitto | 176 | 152 | 158 |
| Senegal | 136 | 174 | 172 |
| Totale primi 10 paesi di provenienza | 9.811 | 11.446 | 12.502 |