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Documento programmatico relativo alla politica dell’immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, a norma dell’art. 3 della legge 6 marzo 1998, n. 40.

2001 - 2003

Cap. V Linee generali per la definizione dei flussi di ingresso nel territorio italiano

Il presente documento, che ha lo scopo di illustrare i principi fondamentali della politica dell’immigrazione per il triennio 2001-2003, si ricollega naturalmente con il documento del triennio precedente in una soluzione di continuità, per quanto riguarda le priorità, le finalità, gli strumenti e le procedure indicate. Si ritiene pertanto di assumerne tutti i contenuti.

Con l’entrata in vigore della legge 40/98, il Ministero del Lavoro si è trovato nella necessità di impartire opportune direttive ai propri uffici periferici per l’applicazione delle disposizioni immediatamente esecutive della legge stessa, successivamente confluita nel T.U. 286/98. In attesa dell’emanazione del Regolamento di attuazione di cui all’art.1, comma 6, della legge predetta, si è fronteggiato il problema della transizione fra la vecchia normativa ed il sistema innovativo della nuova legge.

A distanza di un anno dall’emanazione del Regolamento di attuazione di cui al DPR 394/99, il Ministero del Lavoro Direzione Generale per l’impiego si sta adoperando con l’obiettivo di completare l’attuazione della normativa sull’immigrazione, valorizzandone gli aspetti innovativi, con riferimento anche alla complessiva riforma degli assetti istituzionali e delle politiche di governo nel mercato del lavoro e alle nuove competenze degli enti locali in materia di politiche del lavoro stabilite dal decreto legislativo 469/97. Lo Stato è competente in materia di programmazione dei flussi migratori per lavoro ed ha funzioni do coordinamento, programmazione e monitoraggio nel collocamento lavorativo e nelle politiche del lavoro, operando in un quadro di coerenza e sinergie. Nel processo di definizione dei flussi la legge stessa prevede l’intervento degli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni) quali interlocutori naturali nell’ambito delle varie realtà locali e, come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 agosto 2000, con l’acquisizione di un parere preventivo della Conferenza Unificata sull’emanazione dei decreti flussi annuali. Il Ministero del Lavoro – in particolare, il Servizio per i problemi dei lavoratori immigrati extracomunitari e delle loro famiglie, presso la Direzione Generale per l’Impiego – sta inoltre attivando una struttura di sintesi per l’affinamento tecnico dell’individuazione dei fabbisogni. Architrave della strumentazione è l’anagrafe, come strumento d’incrocio tra domanda e offerta, ma anche di monitoraggio e valutazione. A tal proposito, la normativa sull’immigrazione prevede che il Ministero del Lavoro fornisca, in modo articolato per qualifiche o mansioni, le indicazioni sull’andamento dell’occupazione e dei tassi di disoccupazione, a livello nazionale e regionale, nonché il numero dei cittadini stranieri non appartenenti all’Unione Europea iscritti nelle liste di collocamento. Tale attività, portata a sintesi nella struttura di coordinamento soprarichiamata, è svolta parallelamente all’attivazione dell’anagrafe. Un ulteriore filone centrale di attività è rappresentato dalla correlazione delle politiche di inserimento dei lavoratori immigrati con il Piano Nazionale per l’Occupazione, considerato che uno dei pilastri riguarda le politiche di pari opportunità.

Definizione del fabbisogno interno di manodopera straniera

Le politiche di governo dell’immigrazione per motivi di lavoro sono una componente importante dell’insieme delle politiche per l’immigrazione. A riguardo non sono mancate le analisi sul fronte dell’offerta di lavoro dei cittadini immigrati che complessivamente confermano il carattere strutturale dell’immigrazione. Sul piano della domanda, la necessità di armonizzare i flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari con le possibilità offerte dal mercato del lavoro nazionale, evidenzia l’importanza di una rilevazione efficiente e puntuale del fabbisogno interno, che deve tener conto tanto delle esigenze espresse a livello territoriale del partenariato sociale e degli attori istituzionali, quanto dei dati previsionali relativi all’andamento dell’economia italiana nel suo complesso, così come emerge da differenti analisi. Il Ministero del Lavoro opererà nelle due direzioni, in ottemperanza delle prescrizioni normative. Il ruolo del Ministero del lavoro è, del resto, ben evidenziato nell’art.21 del Testo Unico sull’Immigrazione (Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 ), che ribadisce come “i decreti annuali devono tenere conto delle indicazioni fornite, in modo articolato per qualifiche o mansioni, dal Ministero del lavoro e della Previdenza Sociale sull'andamento dell'occupazione e dei tassi di disoccupazione a livello nazionale e regionale, nonché sul numero dei cittadini stranieri non appartenenti all'Unione europea iscritti nelle liste di collocamento”. Le analisi di monitoraggio, quindi, deve schematicamente prevedere due livelli di analisi:

a) Una rilevazione dei fabbisogni a livello regionale, promossa attraverso l’azione di monitoraggio delle Direzioni Regionali Del Lavoro, che tenga conto, sia delle necessità in termini quantitativi, sia dei fabbisogni professionali. Tale indagine è indispensabile, inoltre, per la programmazione della ripartizione territoriale delle autorizzazioni e sarà condotta dal Ministero del Lavoro Direzione Generale per l’Impiego con le Regioni, gli Enti territoriali e le Parti Sociali, esaminando sia gli aspetti qualitativi che quantitativi della definizione dei flussi. Sono, inoltre, già state impartite indicazioni in tal senso, ed in particolare con Lettera Circolare n° 451 del Novembre 2000. Inoltre, l’elaborazione dei i dati relativi all’immigrazione per ragioni di lavoro fornisce attendibili elementi nella lettura complessiva della domanda e permette l’individuazione di interventi specifici.

b) La promozione di strumenti di rilevazione complessi che analizzino le dinamiche occupazionali del sistema economico italiano nei diversi settori produttivi (come, ad esempio, gli studi Excelsior di Unioncamere promossa dal Ministero del Lavoro, l’indagine Isfol-CSA e i rapporti dell’associazione Assinform)

A fronte di tali rilevazioni, occorre poi ponderare i fabbisogni emersi con i dati previsionali dell’economia italiana, e con le dinamiche interne all’offerta di lavoro straniera, evidenziandone i tassi di occupazione e le tipologie professionali maggiormente compatibili con le esigenze del mondo imprenditoriale. La riforma del mercato del lavoro e, in particolare, le novità introdotte dal Decreto Legislativo 181/2000 e dalla riforma del collocamento ordinario di prossima emanazione, consentono al Ministero del Lavoro, Direzione Generale per l’Impiego, di fornire al Governo gli elementi per valutare il dato relativo ai tassi occupazionali e disoccupazionali degli stranieri già residenti regolarmente in Italia.

Analisi territoriale del fabbisogno lavorativo. Anagrafe Informatizzata dei Lavoratori Extracomunitari

Lo strumento principale nell’analisi territoriale del fabbisogno lavorativo è rappresentato dall’anagrafe informatizzata, che è stata avviata in via sperimentale con l’Albania, nella prospettiva di estenderne la portata. Infatti nel 2001 si intende sperimentare in tutto il territorio nazionale la formula già avviata con l’Albania. Si sottolinea, inoltre, che l’anagrafe costituisce un importante mezzo di contrasto al lavoro nero, nelle politiche che ne favoriscono l’emersione. La più volte richiamata necessità di una corretta definizione dei flussi di ingresso, sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo, attraverso meccanismi che promuovano l’incontro tra domanda interna di lavoro e offerta dei lavoratori extracomunitari, trova applicazione nell’Anagrafe Informatizzata dei Lavoratori Extracomunitari (AILE), implementata dalla Direzione Generale per l’impiego del Ministero del Lavoro. A tale sistema informatizzato faceva, inoltre specifico riferimento il documento di programmazione dei flussi 1998-2000.

La costituzione dell’AILE, prevista dal T.U. 286/98 all’art. 21 comma 7 ad opera del Ministero del Lavoro- Direzione Generale, secondo il D.P.R. 394/99 art. 32 comma 3, rappresenta un efficace sistema per la selezione dei lavoratori immigrati in base alle richieste degli imprenditori italiani. Il progetto si impernia sulla costituzione di una banca dati anagrafica dei lavoratori extracomunitari in base ad un modello unico, approvato con Decreto Ministeriale il 4 settembre del 2000, al fine di registrare le competenze professionali e linguistiche degli aspiranti lavoratori non comunitari (si veda allegato). Il funzionamento del sistema, inoltre, è garantito da una rete informatizzata (tramite la rete pubblica internet e la rete RUPA, Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione) che permette una rapida interazione dei soggetti coinvolti nelle procedure di ingresso quali, oltre al Ministero del Lavoro stesso, i Centri per l’impiego, le Province, l’INPS, le Ambasciate, le Aziende, gli Enti di formazione e le Questure.

L’anagrafe, quindi, consente a chiunque in possesso di collegamento internet, la consultazione delle professionalità disponibili tra i lavoratori stranieri inseriti nel data base anagrafico e, ai soggetti registrati, la possibilità di accedere ai dati personali degli iscritti e di avviare le procedure di autorizzazione.

Oltre all’evidente vantaggio derivante dalla possibilità di selezione per qualifiche, il sistema dell’AILE favorisce, quindi, una gestione efficiente delle procedure di avviamento e di ingresso dei lavoratori stranieri. Inoltre, attraverso la velocizzazione nelle interazioni tra i diversi soggetti coinvolti, viene reso più agevole il controllo sul corretto iter delle pratiche e sui fenomeni legati all’economia sommersa e facilita, attraverso la semplificazione amministrativa, il processo di adeguamento degli ingressi alle reali esigenze del mercato interno.

Infatti, la costruzione di una rete di comunicazione efficiente è un passo fondamentale per la definizione di un archivio unitario ed aggiornato presso L’INPS sui lavoratori stranieri presenti nel paese, attraverso un efficace scambio di informazioni tra l’istituto e gli altri attori coinvolti. In questo modo sarà più agevole la verifica delle posizioni lavorative dei cittadini extracomunitari (con conseguente maggior controllo sui fenomeni legati all’economia sommersa) e più puntuale e completa la lettura dati relativi all’offerta di lavoro degli extracomunitari presenti sul territorio.

In questo senso, l’Anagrafe Informatizzata si rivela uno strumento di indubbia utilità nella fase di programmazione dei flussi, in quanto permette di rilevare informazioni, sia in termini quantitativi che qualitativi, sulle richieste di lavoratori da parte degli imprenditori italiani. Il sistema centrale del Ministero del Lavoro governa l’intero progetto e presso di esso risiede il data base, detto sistema centrale è operativo 24 ore on-line tramite la rete internet . Il cuore del sistema è la banca dati, il suo ruolo è di gestire l’archivio centrale generale ( Anagrafe nominativa e professionale dei cittadini extracomunitari) e di scambiare informazioni con i vari attori interessati ( Direzioni Provinciali del Lavoro, Direzioni Regionali del Lavoro, Aziende, INPS, OIM, OIL, Enti di Formazione, Questure e Ambasciate). Il colloquio con il mondo esterno avviene tramite un sito web costruito per lavorare in modalità pubblica con tutti gli interlocutori “pubblici” non accreditati e riconosciuti dal sistema, ovvero pubblicando i dati contenuti nel data base escludendo quelli sensibili come previsto dalla legge sulla privacy, ed in modalità privata con le DPL per gestire le pratiche di richiesta e rilascio delle autorizzazioni al lavoro, con le aziende che richiedono l’iscrizione allo stesso con username e password di accesso per la consultazione della banca dati completa con ricerca per qualifica professionale , con gli enti di formazione solo per la parte destinata alla gestione dei corsi di orientamento e formazione previsti e con l’INPS che come previsto dal D.P.R.394 ha accesso alla banca dati completa ed aggiornata.

Allo stato attuale, alcune DPL (Ancona, Bari, Bologna, e Treviso) sono già collegate all’AILE su rete privata, mentre la connessione di tutte Direzioni Provinciali è prevista entro il 2001. L’accesso al sistema è comunque già garantito attraverso la rete pubblica Internet.

Altro punto fondamentale del progetto è la possibilità, dall’anno 2001, di inserire, direttamente sul sito AILE, da parte di tutti gli attori, DPL, parti sociali, parti datoriali e aziende accreditate, i fabbisogni previsionali per l’anno seguente suddivisi per qualifiche professionali e mappati per territorio nazionale.

Inoltre, la sperimentazione di meccanismi di selezione dei lavoratori immigrati tramite l’Anagrafe Informatizzata, è stata già avviata per l’Albania, con la quale esiste anche un accordo sul lavoro stagionale, e prevede, oltre ad avviare un flusso regolare ed ordinato di lavoratori immigrati albanesi, anche l’orientamento e la formazione professionale degli stessi tramite fondi nazionali e comunitari. Il meccanismo appena descritto, basandosi su una selezione di tipo qualitativo degli ingressi, richiede un efficiente sistema di certificazione delle competenze inserite nei curricola degli aspiranti lavoratori extracomunitari. Al momento, per quel che riguarda le iscrizioni dei lavoratori albanesi, tale certificazione è garantita dalla collaborazione con l’OIM, attraverso una convenzione stipulata tra il Ministero del Lavoro e l’organismo stesso.

Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, in data 20.12.1999, ha stipulato una Convenzione con l’OIM per la realizzazione del progetto d’ingresso ordinato e programmato e di orientamento e di formazione professionale di aspiranti lavoratori albanesi, nel rispetto del D.P.C.M. 8.2.2000, attraverso l’attivazione di un sistema per la selezione, secondo normativa, in Albania di lavoratori albanesi potenzialmente collocabili in Italia.

L’iniziativa si colloca nell’ambito delle misure approvate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Tavolo di Lavoro Puglia – in particolare con l’Albania) con l’obiettivo di assistere l’emigrazione regolare di lavoratori albanesi verso l’Italia, in attuazione della recente normativa italiana sulla migrazione e degli impegni bilaterali sottoscritti tra Italia e Albania. In merito, si intende dare attuazione a tale progetto anche nei prossimi anni.

L’iniziativa prevede le seguenti attività:

- Verifica delle attitudini e delle professionalità dei candidati sulla base delle loro qualifiche, in relazione ai settori interessati dal fabbisogno del mercato del lavoro italiano;

- La raccolta e la registrazione dei dati relativi alle generalità ed dalle professionalità in possesso dei candidati in un’apposita banca dati da mettere a disposizione di tutte le associazioni imprenditoriali interessate ad assumere manodopera extracomunitaria;

- L’assistenza per i viaggio dall’Albania dei lavoratori albanesi assunti sino alla destinazione finale in Italia.

L’OIM, nell’ambito di un programma iniziato a marzo del 2000, sta inserendo, in un programma appositamente elaborato, i dati relativi ai lavoratori albanesi, certificandone la conoscenza linguistica e professionale. Allo stato attuale sono state intervistati 2332 candidati, di cui 1264 sono stati selezionati e registrati nella banca dati. Inoltre, la certificazione cui si è fatto riferimento è stata condotta sulla base di 22 test professionali e 15 test di lingua italiana, utilizzati per la selezione dei candidati in Albania ed elaborati secondo le indicazioni delle 33 professioni maggiormente richieste dagli imprenditori italiani sulla base di uno studio condotto da Unioncamere con il Ministero del Lavoro.

Il Ministero del Lavoro insieme agli Affari Esteri e all’Interno ha messo a punto una scheda tipo, denominata convenzionalmente Modello Unico, per la rilevazione delle disponibilità di lavoro all’estero e dei precedenti lavorativi, in conformità a quanto previsto dagli artt. 22 e 24 del T.U. predetto sulla richiesta di lavoro da parte dei datori interessati in base alle liste costituite presso ciascun paese estero che ha stipulato Accordi in materia di lavoro. La scheda consentirà l’uniforme predisposizione delle liste e l’implementazione della anagrafe ed è uno degli strumenti previsti dalla normativa.

Inoltre è stata avviata una campagna informativa e di sensibilizzazione in Italia per la massima diffusione dell’iniziativa presso gli enti coinvolti, con un raccordo con il progetto “Orientamento, formazione professionale e consulenza a favore di migranti e profughi dalla Regione Balcanica” finanziato dal Ministero del Lavoro e dal Fondo Sociale Europeo, nell’ambito dell’iniziativa comunitaria OCCUPAZIONE/INTEGRA. Nell’ambito di tale progetto sono stati realizzati incontri con rappresentanti istituzionali regionali e provinciali responsabili per le Politiche del Lavoro e con le Associazioni datoriali dei vari settori dell’economia. Complessivamente la sperimentazione consentirà di valutare un “modello di intervento” che colleghi la strumentazione dei flussi, prevedendo formazione per gli inserimenti. Ciò nonostante le inevitabili difficoltà derivanti dalla complessità della situazione albanese.

L’elevata eterogeneità del sistema produttivo italiano si riflette sul mercato del lavoro, determinando “submercati” a livello territoriale che presentano specificità e dinamiche diverse tra loro. La differenziazione suggerisce come sia necessario, attraverso l’attivazione degli organismi locali, l’implementazione delle attività di ricerca e rilevazione del fabbisogno nei differenti contesti del territorio nazionale. Tali attività dovrebbero interessare sia gli enti territoriali (Regioni, comuni e province), sia gli enti e gli organismi che sono usualmente coinvolti dal fenomeno migratorio, vale a dire le parti sociali datoriali e dei lavoratori, e le organizzazioni del volontariato e del privato sociale che, a vario titolo, si interessano delle problematiche inerenti l’immigrazione.

L’analisi a livello locale, quindi, non dovrà rilevare soltanto le richieste del mondo imprenditoriale, ma analizzare anche le modalità e le problematiche di inserimento delle comunità immigrate nel territorio, con particolare riferimento alle difficoltà nella disponibilità degli alloggi. Tale attività di monitoraggio è stata già implementata dal Ministero del Lavoro Direzione Generale per l’Impiego, attraverso l’attivazione delle relative Direzioni Regionali, che sono state chiamate a rilevare il fabbisogno di manodopera straniera, per settori economici, nelle relative province di competenza, valutandone oltre che la tipologia contrattuale (a tempo determinato, indeterminato o per lavoro stagionale), anche gli aspetti qualitativi. In questa prima fase non si ritiene, in ogni caso, di operare la previsione di decreti di programmazione dei flussi articolati per qualifiche, con l’intendimento, tuttavia, di approfondire tale aspetto a seguito dell’attivazione dell’anagrafe informatizzata dei lavoratori immigrati.

È necessario, inoltre, rivolgere l’attenzione non solo ai bisogni delle imprese, ma anche a quelli provenienti da altri settori dell’economia nonchè dalle famiglie.

Confronto delle analisi con i dati previsionali relativi all’andamento dell’economia italiana

Nella fase successiva occorrerà raccogliere le informazioni provenienti dalle diverse realtà territoriali e confrontarle con i dati relativi alle dinamiche occupazionali, sia dei lavoratori stranieri che di quelli italiani, attraverso le rilevazioni presso i Centri per l’impiego delle singole Province e Regioni. Il ruolo di coordinamento del Ministero del Lavoro Direzione Generale per L’impiego e di collegamento tra l’Amministrazione centrale e quelle Periferiche attraverso le Direzioni Regionali del Ministero del Lavoro risulta quindi cruciale, al fine di armonizzare i fabbisogni delle singole aree al contesto nazionale nel suo insieme, anche in relazione ai dati previsionali relativi all’economia italiana.

Di particolare importanza a tal proposito, è l’utilizzo di strumenti previsionali relativi ai singoli studi di settore (quali quelli promossi da Unioncamere, Isfol-CSA e Assinform), al fine di contestualizzare le singole rilevazioni in un quadro economico di più ampio respiro, sia nazionale che internazionale. Infatti, basare la politica di programmazione dei flussi semplicemente sui fabbisogni strettamente contingenti rischierebbe di portare ad una definizione nel numero degli ingressi non compatibile con logiche di medio periodo. Occorre, perciò, che le quantificazioni tengano conto delle possibili conseguenze di fasi congiunturali negative e del grado di crescita dei singoli settori dell’economia, al fine di prevenire pericolose conseguenze occupazionali sulla manodopera immigrata con basso livello di qualifica.

Per ciò che concerne l’incentivazione di ingressi di forza lavoro straniera altamente qualificata, è bene affiancare agli studi che rilevano la carenza di alcune tipologie professionali, i dati relativi al sistema formativo italiano, in modo da stimare la potenziale offerta di lavoro per gli anni seguenti, attraverso le informazioni fornite dal Ministero della Pubblica Istruzione e da quello dell’Università e della Ricerca Scientifica.

L’elevato livello di mobilità della popolazione immigrata non consente di circoscrivere i flussi di ingresso ad una singola area territoriale. È inevitabile, infatti, che parte dei lavoratori immigrati destinati ad una regione si spostino verso altre zone del territorio, rendendo quindi necessaria una percezione complessiva tanto dei fabbisogni quanto delle problematiche relative all’integrazione.

È bene sottolineare, a questo proposito, l’importanza di interventi in itinere correttivi nella determinazione dei flussi annuali. La facoltà di licenziare nell’anno più di un decreto di programmazione dei flussi, suggerisce la lettura prudenziale delle richieste da parte delle organizzazioni datoriali, da un lato favorendo meccanismi di ingresso (attraverso l’Anagrafe Informatizzata degli Immigrati) che privilegino le professionalità maggiormente richieste, e dall’altro promuovendo un’azione di verifica dell’adeguatezza delle quote previste, attraverso l’esame della velocità di “copertura” delle stesse. In questo senso appare opportuno sottolineare come il passaggio da una politica di controllo dei flussi di tipo quantitativo ad una di tipo qualitativo non può che esserne una naturale evoluzione. Come già accennato, infatti il decreto flussi, infatti non opera una distinzione degli ingressi per tipologia professionale, inglobando le qualifiche di basso e di alto livello in un unico aggregato. A tal proposito, sembra però opportuno lasciare a detti decreti 2001/2003 la scelta sull’introduzione di distinte quote per esigenze del settore sanità e del settore dell’alta tecnologia.In generale, fermo restando la predetta riserva, non sembra qui opportuno stabilire che all’interno dei decreti di programmazione dei flussi migratori vengano fissate quote espressamente dedicate a tipologie professionali specifiche, relative a professionalità di alto livello e poco presenti nell’offerta di lavoro nazionale (da non confondersi con le figure richiamate dall’art. 27 del T.U. che, per scelta legislativa, non rientrano nelle quote annualmente fissate).

È bene comunque sottolineare l’importanza di tale carenza relativamente agli effetti sul rallentamento della crescita dei settori economici di più recente sviluppo (in particolare quelli legati all’informatica e alle comunicazioni) e ribadire l’esigenza di individuare meccanismi che facilitino l’ingresso di lavoratori stranieri con competenze adeguate alle richieste del mondo imprenditoriale. A questo proposito può essere utile citare i dati emersi dall’analisi del fabbisogno formativo del personale sanitario, ad opera del Ministero della Sanità. Tale ricerca evidenzia come, già dal 1993, sia netta la diminuzione nei diplomo per “infermieri professionali”, in ragione di una progressiva mancanza di attrazione verso questo tipo di professione. Tale deficienza ha generato, negli anni, un eccesso di domanda quantificabile in 3.451 unità nell’anno 2000, 3.199 nel 2001 e 1.817 nel 2002. A fronte di tali carenze, sono stati quindi individuati i paesi extracomunitari nei quali la formazione è assimilabile a quella europea, al fine di sopperire al deficit al di offerta. È evidente che, nelle decisioni finali in merito ai decreti di programmazione dei flussi, occorrerà generalmente valutare anche l’incidenza della politiche per la mobilità interna con riguardo non solo ai lavoratori extracomunitari, ma anche a quelli nazionali e ,in un contesto più ampio, a quelli europei, al fine di evidenziare quale percentuale di posti disponibili possa essere soddisfatta ricorrendo esclusivamente a cittadini extracomunitari.

Sembra comunque necessario lo studio di “filtri qualitativi” che favoriscano i soggetti dotati di elevate credenziali formative. A riguardo si può ipotizzare l’utilizzo di più decreti flussi ,come già richiamato in precedenza, anche in relazione agli elementi informativi forniti periodicamente dal Ministero del Lavoro in merito. La rilevazione istruttoria del Ministero del Lavoro continuerà periodicamente, coinvolgendo Regioni, Provincie, Centri ed Enti di ricerca, Parti Sociali. Si potrà, in tal modo, contribuire ad intercettare i fabbisogni per il medio periodo nonché quelli espressi dalle famiglie. Come già sù accennato, il Ministero del Lavoro – Servizio per i problemi dei lavoratori immigrati extracomunitari e delle loro famiglie presso la Direzione Generale per l’Impiego - sta attrezzando, al riguardo, una apposita struttura, che opererà anche utilizzando l’anagrafe informatizzata.

Relativamente alla discriminazione degli ingressi in relazione alle categorie professionali più richieste, un discorso analogo ai precedenti può essere fatto anche per gli ingressi con per prestazione di garanzia per l'accesso al lavoro, previsto dall’Art 3 del Testo Unico, Decreto Legislativo n.286/98. Appare necessaria, infatti, la verifica della percentuale e della qualifica degli immigrati che hanno trovato collocamento nel mercato del lavoro, anche in relazione alle differenti tipologie di percorsi di inserimento seguite. Pare, inoltre, opportuno sottolineare la necessità di approfondire la possibilità di circoscrivere questo strumento ai lavoratori provenienti da Paesi con i quali siano già in vigore accordi in merito a quote riservate, in modo da costruire tra le Autorità nazionali in un processo di responsabilizzazione reciproca, al fine di garantire un efficiente meccanismo di incontro tra la Domanda e l’Offerta di Lavoro.

Per quanto riguarda il lavoro stagionale, si ritiene opportuno evidenziare la pressante necessità di dover corrispondere tempestivamente alle esigenze del mercato del lavoro, con flussi di ingresso aventi il carattere della fluidità, in quanto collegati ad un soggiorno temporaneo strettamente rapportato alla stagionalità delle suddette esigenze. Ne discende che, ovviamente, non emergano situazioni problematiche di integrazione sociale, mentre acquistano rilevanza quelle riguardanti l’accoglienza e l’assicurazione della parità delle condizioni di lavoro rispetto ai lavoratori italiani. A tale proposito, un ruolo importante riveste l’Accordo sul lavoro stagionale dell’8/2/2000, stipulato fra il Ministero del Lavoro e le parti sociali, con cui si procede all’attuazione delle disposizioni dell’art.24, comma 5, del T.U. 286/98 che prevede l’intervento degli organismi locali nella stipula di convenzioni in materia. A seguito delle predette esigenze, l’adozione di un Decreto Ministeriale, a firma del Ministro del Lavoro in data 8 giugno 2000, per l’ingresso di 20.000 lavoratori stagionali, appare pienamente rispondente alla richiesta del mercato del lavoro stagionale, quale mercato dotato di particolare espansione in relazione ai periodi di “picco” stagionale. Particolare attenzione sarà prestata alla formazione professionale, anche in loco.

Appare opportuno, infine, precisare come, per quanto in linea con una politica migratori di tipo “qualitativo”, la promozione di attività di formazione professionale per immigrati nei paesi d’origine non debba e non possa tradursi in una selezione di fatto degli stessi ad opera di soggetti privati, compito che, istituzionalmente, spetta all’autorità pubblica centrale. I privati potranno, però, procedere alla selezione dopo la preselezione rappresentata dalla istituzione delle liste di implementazione dell’anagrafe.

Politica di programmazione dei flussi e interventi di inserimento lavorativo: i differenti ambiti di intervento dell’autorità centrale e degli organismi territoriali.

Il Decreto Legislativo n. 469/97 disciplina il conferimento alle Regioni e agli enti locali, di funzioni e compiti relativi non solo al collocamento ma anche alle politiche attive del lavoro, riservando, invece, allo Stato un ruolo generale di indirizzo, promozione e coordinamento. Peraltro, lo stesso Decreto, in materia di politiche dell’immigrazione, detta una puntuale divisione delle responsabilità. Infatti, rimane riservata allo Stato – in attuazione dell’art. 1, 3° comma, lett. f) della c.d. Legge Bassanini, il quale, in via generale, esclude dal campo di applicazione del conferimento in capo agli enti locali la materia della “immigrazione” – la “vigilanza (…) dei flussi di entrata dei lavoratori non appartenenti all'Unione europea” (art. 1, 3° comma, lett. a). Alle Regioni, e di fatto – per gli effetti della delega obbligatoria di cui all’art. 4, 1° comma, lett. a) – alle Province, è invece attribuita la funzione amministrativa relativa al “collocamento dei lavoratori non appartenenti all'Unione europea” (art. 2, 1° comma, lett. f). In tale ottica legislativamente determinata, l’attività di incontro tra domanda ed offerta di lavoro (“inserimento”) esercitata dall’ente locale, trova il proprio necessario antecedente logico nell’attività di programmazione dei “flussi di entrata” a livello nazionale

Il ruolo di “ indirizzo e coordinamento” riservato dalla Legge allo Stato si è tra l’altro espresso nella realizzazione di un "masterplan" dei servizi per l'impiego (SPI), indispensabile per allestire un quadro di riferimento entro cui sviluppare la riforma degli stessi SPI, valorizzando a tal fine l’utilizzo delle risorse strutturali e strumentali e il ricorso al cofinanziamento nazionale. Nel “Masterplan” sui Servizi per l’Impiego si afferma , espressamente che “il concorso finanziario del FSE contribuirà”, tra l’altro, alla “progettazione di interventi appropriati ad un positivo inserimento nell'occupazione dei lavoratori extra-comunitari”.

A proposito del ruolo svolto dagli SPI deve essere ricordata la linea procedurale concertata, finalizzata alla individuazione, anche per l’Italia, di standard qualitativi e quantitativi, “in linea con le migliori pratiche a livello comunitario”. In tale ottica il Ministero del Lavoro, insieme a Regioni e Province, si è impegnato, su più fronti, con l’intento di approdare alla definizione dei su richiamati standards. Tale processo si è concretizzato, dapprima, con l’Accordo in materia di standard minimi di funzionamento dei servizi per l’impiego, tra Ministero, le Regioni e le Province autonome, le Province, i Comuni e Comunità montane, sancito, il 16 dicembre 1999, presso la c.d. Conferenza Unificata. Tale Accordo rappresenta un primo passo, lungo il cui solco si inseriscono anche le “Linee guida per la definizione di azioni per l’avvio della funzionalità dei servizi all’impiego” definitivamente approvati, sempre dalla Conferenza Unificata, il 26/10/2000. Proprio nelle “Linee guida”, per favorire l’allargamento della partecipazione al mercato del lavoro – promovendo l’occupabilità della forza lavoro, anche di quella più difficilmente collocabile – viene espressamente menzionato il “particolare impegno che dovrà essere rivolto all’inserimento degli immigrati” da parte dei Servizi per l’impiego locali. Il ministero del Lavoro individuerà l’autorità competente a riguardo, anche nell’ambito della programmazione del “Masterplan”. A tal proposito, il Ministero del Lavoro opererà per individuare difficoltà, trasferire buone pratiche, secondo logiche di sistema.

Il ruolo degli accordi internazionali bilaterali

Nell’ottica di un corretto funzionamento dell’Anagrafe Informatizzata, di cruciale importanza è la stipula di accordi bilaterali con i governi stranieri (ed in particolare con quelli per i quali sono già state definite delle quote riservate), al fine di coinvolgere direttamente le autorità locali nel processo di implementazione del sistema di selezione dei candidati. La responsabilizzazione dei governi locali costituisce l’elemento decisivo: nel 2001, nel 2002 e nel 2003 rappresenterà, infatti, un obiettivo prioritario.

In questo senso, deve essere comunque perseguita, affianco ad una politica di programmazione sistematica dei flussi, un’azione di forte responsabilizzazione delle autorità governative locali , da tenere in conto anche nelle fasi di assegnazione e conferma delle quote d’ingresso riservate, che vanno considerate fortemente vincolate all’impegno dei governi stranieri dell’AILE. A questo proposito è pensabile, in fase rinegoziale, anche la possibilità di ridurre o non rinnovare l’ammontare degli ingressi destinati ad un paese in funzione della mancata ottemperanza agli accordi stipulati in precedenza.

Un ulteriore elemento di incentivazione all’utilizzo del meccanismo degli accordi bilaterali è rappresentato dall’implementazione di programmi di cooperazione allo sviluppo attivabili tramite il meccanismo della cooperazione internazionale. Appare rilevante sottolineare la capacità di detti strumenti nell’attivare “logiche di sistema”, volte al rafforzamento delle dinamiche di collaborazione con le autorità straniere.

Recente è la realizzazione dell’accordo con il Governo tunisino che, per completezza e originalità, rappresenta un sicuro punto di riferimento per la stesura di futuri accordi finalizzati all’impiego ottimale di quote di ingressi riservate, e condurrà alla predisposizione di un vero e proprio “modello” per le iniziative analoghe future. In particolare, tale tipo di collaborazione può offrire un modello utile anche per altri paesi del Mediterraneo, inserendosi in una più ampio progetto di politica europea che investe l’area mediterranea, anche nella prospettiva di creazione di un Osservatorio generale sull’occupazione nei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Tale aspetto è peraltro di rilevanza non secondaria di rafforzamento nell’ottica di rafforzamento del partenariato euromediterraneo, con particolare riferimento al valore sociale e occupazionale.

In base a tale accordo si è concertato un programma d’azione finalizzato all’impiego ottimale dei 3.000 ingressi riservati al paese nel Decreto Flussi 2000, al fine di favorire l’immigrazione secondo criteri di tipo qualitativo, che rendano massima la compatibilità tra lavoratore tunisino e mercato del lavoro italiano.

A questo fine, sono state predisposte, grazie alla collaborazione delle Autorità tunisine, delle liste cronologiche (ai sensi dell’art. 4 comma 3 del Decreto di Programmazioni Flussi 2000, e dell’art. 21 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione) attraverso la selezione dei candidati e l’identificazione dei loro profili professionali e scolastici. Tale esercizio è stato formalizzato, inoltre, attraverso un’intesa sul lavoro, sottoscritta dai rispettivi sottosegretari agli esteri, il 15 maggio 2000, per disciplinare gli ingressi dei tunisini per lavoro stagionale in Italia. Come sopra evidenziato, si sottolinea, pertanto, l’importanza di tale intesa, anche in relazione al più vasto campo delle politiche bilaterali in materia migratoria.

Inoltre, è in via di conclusione, grazie alla collaborazione tra i Ministeri del Lavoro dei due Paesi, attraverso l’Ambasciata italiana a Tunisi, l’opera di omogeneizzazione dei dati delle schede dei candidati con quelli dell’AILE, al fine di rendere disponibile quanto prima l’elenco on-line dei potenziali lavoratori immigrati.

In un’ottica più generale, gli accordi bilaterali rimangono uno degli strumenti più appropriati nella regolamentazione degli ingressi di lavoratori stranieri in Italia, soprattutto per quel che concerne i flussi provenienti da Nazioni a forte pressione migratoria , e in particolare per quelli relativi ai paesi che si propongono quali futuri membri della Comunità Europea. Inoltre accordi bilaterali per ingressi selezionati dal punto di vista sia quantitativo che qualitativo sono stati stipulati o sono in corso di discussione. Un ruolo decisivo a tale riguardo assume la responsabilizzazione dei governi locali.

Si ritiene anche di dover incentivare le migrazioni di carattere temporaneo, non necessariamente finalizzata all’ingresso di lavoratori con qualifiche di basso livello Il Ministero del Lavoro, inoltre, opererà anche in relazione ai seguenti obiettivi e campi di indagine e di attività:

1) Attivazione da parte del Ministero del Lavoro di una campagna informativa (riferimento al pacchetto anti-discriminatorio dell’UE).

2) La Direzione Generale per l’Impiego, in collaborazione con l’OIL, intende effettuare una ricerca finalizzata alla lotta ad ogni forma di discriminazione contro i lavoratori immigrati. Tale ricerca è in corso di elaborazione con il relativo progetto.

3) Contributo al monitoraggio, verifica e valutazione dei visti per inserimento nel mercato del lavoro.

4) Stipula degli accordi tendenti a gestire il fenomeno dei transfrontalieri non comunitari.

Caratteristiche specifiche del Nord Est e del Nord Ovest.

5) Programmazione legata anche ad altri fattori, quali la mobilità fra i Paesi UE, fra il Nord e il Sud dell’Italia in primo luogo, ecc. Rafforzare la mobilità fra i Paesi Europei. Previsione dei possibili effetti congiunturali negativi, approfondimenti dei dati relativi a tassi di attività degli stranieri, ecc.

Appendice 3: Elementi conoscitivi di supporto alla definizione dei flussi di ingresso nel territorio italiano, 2001-2003

- Andamento demografico in Italia (dati OMU)

- Immigrazione di ritorno dall’America Latina (Ministero degli Esteri)

- Le difficoltà nella rilevazione del fabbisogno lavorativo (ISFOL)

- Mobilità interna (ISFOL)

- La struttura della componente lavorativa dei lavoratori immigrati (ISFOL)

- Studi sui fabbisogni occupazionali

- I dati dello studio Excelsior-Unioncamere

- Lo studio job vacancies in Italia: i dati Isfol-Csa

- La domanda di figure professionali nel settore ITC secondo l’indagine Assinform

- Linee generali di previsione congiunturale per l’economia italiana (dati ISAE)

- Distribuzione delle inserzioni "a modulo" per gruppi professionali (ISFOL-CSA)

- Stima dei diplomati istruzione tecnica, triennio 2001-2003 (Ministero della Pubblica Istruzione)

Il rapporto ONU sul calo demografico in Italia e nei paesi sviluppati

Il progressivo invecchiamento della popolazione Italiana, del resto comune al complesso delle nazioni europee, offre un ulteriore elemento di riflessione in merito alla potenzialità di accoglienza di lavoratori immigrati dall’estero. Una recente ricerca delle Nazioni Unite aveva come oggetto lo studio della possibilità di frenare l’invecchiamento demografico attraverso l’afflusso di immigrati da paesi terzi. Dalle proiezioni pubblicate, l’Italia risulta essere uno dei paesi con il più forte declino demografico (nel 2050 la popolazione diminuirà del 28%), superato soltanto dall’Estonia e dalla Bulgaria.

Calo demografico e fabbisogno di immigrati al 2050 secondo l'ONU

        Numero totale di immigrati necessari per: Incremento annuo del numero di immigrati necessario per:
  Tasso di fertilità 1995-2000 (figli per donna) Popolazione totale nel 2000, in migliaia Popolazione stimata nel 2050 senza immigrazione, in migliaia Mantenere costante la popolazione totale del 2000 Mantenere costante la popolazione tra i 15 ed i 64 anni Mantenere costante la popolazione totale del 2000 Mantenere costante la popolazione tra i 15 ed i 64 anni
USA 1,99 274335 290643 6384 17967 116 327
UE 1,44 37244 310839 47456 79605 863 1447
Germania 1,30 80985 58812 17838 25209 324 458
Francia 1,71 58879 59357 1473 5459 27 99
Gran Bretagna 1,72 58600 55594 2634 6247 48 114
Italia 1,20 56950 40722 12944 19610 235 357

 Population Division, Department of Economic and Social Affairs, United Nations Secretariat, Replacement Migration: is it a Solution to Declining and Ageing Populations? New York (NY), 21 march 2000

Il dato ancor più preoccupante riguarda la percentuale di popolazione con più di 65 anni che, dal 18% del 2000, crescerà fino al 35% nel 2050. Inoltre, ipotizzando una politica immigratoria di totale chiusura, l’Italia si troverebbe con un tasso di dipendenza (rapporto tra le persone con età compresa tra i 15 e i 65 anni e le persone con più di 65 anni) in pericoloso declino. Discorso analogo si può fare per la popolazione nel suo complesso e per la popolazione in fascia di età compresa tra i 25 e i 65 anni. Del resto, anche ipotizzando una forte crescita del tasso di natalità interno, non si avrebbero sostanziali differenze nei risultati appena esposti, dato che i bambini nati non entrerebbero nella forza lavoro che tra il 2020 e il 2025.

E’ chiaro che le decisioni in merito alla quantificazione dei flussi non possono ridursi ad un mero computo matematico. Non è del resto pensabile di poter sostenere nel prossimo cinquantennio un flusso di immigrati sufficiente ad annullare il calo demografico. Il dato, quindi, assume più un aspetto provocatorio che di reale fabbisogno, ma rimane un indicatore essenziale all’interno di una logica previsionale nella politica migratoria nel suo insieme.

Immigrazione di ritorno dall’America latina

E' stato registrato particolarmente da alcune nostre Ambasciate in Paesi dell'America Latina (Argentina, Brasile) un crescente interesse da parte di cittadini di origine italiana a trasferirsi in Italia motivato dalla elevata disoccupazione e dalla crisi economica che caratterizzano questi Paesi e che spingono molte persone ad individuare strade e sbocchi alternativi che contemplano anche l'ipotesi di cercare lavoro in Europa. Le informazioni fornite dagli organi di stampa nazionali e locali delle carenze in alcuni settori del mercato del lavoro e sulle opportunità di inserimento che si prospetterebbero, accrescono tale interesse. Si tratta per lo più di cittadini di origine italiana che hanno acquisito per naturalizzazione la cittadinanza del paese ospitante ma che possono ottenere, e in molti casi hanno già ottenuta, la ricostruzione della cittadinanza italiana. Sono quindi nella maggior parte in possesso della doppia cittadinanza e sono attratti appunto dalle nuove possibilità che il mercato del lavoro nazionale e di altri Paesi dell'UE sembra poter offrire. Naturalmente essi si avvarrebbero della cittadinanza italiana che consente la piena libertà di circolazione in ambito UE. Difficile al momento fare delle stime circa la reale entità del fenomeno; forse qualche migliaio dall'Argentina. Per quanto riguarda il Brasile si registrano casi di persone di origine italiana per le quali il riacquisto della cittadinanza appare tuttavia impedito, che desidererebbero comunque rafforzare i rapporti con l'Italia, anche attraverso trasferimenti temporanei per motivi di lavoro, o attraverso più intensi scambi di studio o di carattere culturale. Appare difficile anche in questo caso stimare l'entità della richiesta.

Le difficoltà nella rilevazione delle vacancies (fabbisogno lavorativo)

E’ possibile individuare due tipologie base di fabbisogno lavorativo: riferite rispettivamente alle professioni che la forza lavoro locale non vuole ricoprire e alle professionalità che, invece, non sono reperibili all’interno dell’offerta di lavoro degli italiani. La suddivisione non rappresenta una ripartizione meramente formale, ma individua due categorie che, nei processi di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, seguono percorsi e presentano problematicità spesso non coincidenti

In gran parte dei casi, infatti, le posizioni lavorative rese vacanti da una carenza di offerta di lavoro locale si caratterizzano per una bassa specializzazione professionale, per una tipologia di lavoro che spesso è considerata scarsamente qualificante dagli italiani e per bassi livelli di remunerazione.  D’altro canto, le vacancies riguardanti le figure professionali presenti in maniera insufficiente tra la forza lavoro locale sono caratterizzate principalmente da un elevato livello di qualificazione e professionalità e da alte remunerazioni. Inoltre, la differente tipologia occupazionale comporta una diseguale capacità di emersione delle vacancies. La maggior parte delle ricerche che forniscono informazioni su come avviene il match imprese e lavoratori, evidenziano come esista una relazione negativa tra lo status delle posizioni lavorative e l’utilizzo, per la selezione dei lavoratori, di canali informali. Appare verosimile, difatti, che gli imprenditori cerchino attraverso contatti personali quelle competenze non osservabili “direttamente” o non desumibili da un curriculum, quali le capacità a lavorare in gruppo, la motivazione o l’affidabilità, sottolineando che, più il “submercato” professionale è piccolo e specifico, tanto più frequente è il ricorso a metodi formali nella ricerca dell’offerta di lavoro.

Una relazione analoga alla precedente può essere individuata tra dimensioni aziendali e i canali di reclutamento. È più probabile, infatti che la piccola impresa tenda a non far ricorso ai canali formali, per l’esiguità dei posti offerti e per la predilezione degli aspetti positivi connessi all’utilizzo dei “reticoli sociali”. La grande impresa, al contrario, potrebbe conoscere già in anticipo il proprio turnover medio, riuscendo anche a monitorare il proprio fabbisogno professionale in maniera più sistematica.

Sembrerebbe, quindi, che il mercato sia in grado di esplicitare con più facilità i bisogni relativi alle tipologie professionali di medio, alto livello piuttosto che quelli riguardanti profili di livello più basso, e questo principalmente per due ragioni: la prima risiede nel differente grado di sostituibilità tra la tipologia di professionalità richiesta. È infatti evidente che qualifiche altamente specializzate rendano pressoché vincolata la scelta dell’impresa e, conseguentemente, elevato l’investimento degli imprenditori nella ricerca di quella particolare tipologia di lavoratore, in ragione anche dell’alto valore aggiunto apportato della figura professionale stessa. Diverso è il caso di professionalità scarsamente qualificate che, presentando spesso una grado di sostituibilità maggiore e un livello di produttività minore delle precedenti, rendono meno evidente la difficoltà di copertura del fabbisogno.

Mobilità interna

Un ulteriore elemento di distinzione risiede nella differente propensione alla mobilità che caratterizzata le due tipologie di lavoratori individuati. I diversi livelli di remunerazione, di qualità del lavoro e di prestigio sociale offerti che li caratterizzano, determinano incentivi alla mobilità molto diversi.

I ben noti differenziali nei tassi di disoccupazione tra Nord e Centro-Sud Italia sono in parte spiegabili proprio da un da una bassa propensione alla mobilità interna della forza lavoro di professionalità medio basse. É però chiaro che quest’ultima è a sua volta condizionata da un rapporto costi-benefici, che è alla base delle scelte individuali del lavoratore. Nel computo di tale scelta vengono inseriti una serie di indicatori, sia monetizzabili che non monetizzabili, quali i costi di trasferimento, di alloggio, la perdita dei benefici economico-sociali derivanti dall’abbandono della propria famiglia di origine e, non da ultimo, la qualità e la qualificazione del lavoro offerto. Ovviamente tale scelta è alla base anche della mobilità dei lavoratori stranieri (si prescinde qui dai fenomeni immigratori dipendenti da situazioni politico-sociali insostenibili) che, però, utilizzano parametri intuitivamente ben diversi da quelli dei lavoratori nazionali, e che presentano quindi un livello di elasticità tra remunerazione e tasso di mobilità più alto di questi ultimi. Poter scindere tra le differenti componenti che intervengono nella valutazione dei costi e dei benefici è un aspetto di grande rilevanza nello studio dei fenomeni in questione e, al contempo, presenta un elevato livello di difficoltà. É molto complicato, infatti, poter stabilire con assoluta certezza se un posto di lavoro occupato da un soggetto immigrato sarebbe potuto essere ricoperto da un lavoratore italiano con un adeguato intervento do sostegno alla mobilità.

Affianco all’esigenza di quantificare il fabbisogno interno, quindi, emerge quella di rendere maggiormente “fluido” ed efficiente il sistema di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro presente sul territorio, al fine di verificare, con una certa sistematicità, quali e quante delle posizioni lavorative disponibili non possano essere ricoperte dai lavoratori già presenti in Italia. Di particolare rilevanza appare lo sviluppo del SIL (sistema informativo lavoro), affinché si giunga in tempi rapidi alla progressiva integrazione dei mercati del lavoro regionali, attraverso il collegamento i rete dei diversi Centri per Impiego presenti sul territorio, al fine di ottenere tanto una rilevazione puntuale delle richieste di lavoro delle imprese quanto la verifica della capacità di risposta dell’offerta interna.

Congiuntamente al sistema di incontro tra domanda e offerta interna, è necessario sviluppare un altrettanto efficiente meccanismo che faciliti la selezione dei lavoratori stranieri residenti all’estero. Il decreto legislativo 286/98, “Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, prevede l’istituzione di un’anagrafe informatizzata dei lavoratori stranieri e già avviata dal Ministero del lavoro.

La struttura della componente lavorativa dei lavoratori immigrati

Un quadro complessivo abbastanza indicativo – per quanto incompleto- della situazione dei lavoratori stranieri regolari presenti in Italia è possibile desumerlo dai dati del Ministero del Lavoro, ed in particolare da quelli riguardanti gli iscritti alle liste di collocamento e gli avviati al lavoro. La lettura dei dati, in realtà, presenta non poche difficoltà, sia perché le amministrazioni rilevano il numero delle iscrizioni e degli avviamenti al lavoro e non già gli individui iscritti o avviati, sia perché il numero di persone iscritte al collocamento corrisponde solo in parte a quelle realmente in cerca di occupazione. Tale imprecisione nasce, notoriamente, da due ordini di ragioni: persone che si iscrivono nelle liste pur non essendo in cerca di lavoro e persone che, svolgendo attività irregolari, continuano ad essere iscritte agli uffici del collocamento locale. Non è possibile quindi, costruire un tassi di disoccupazione realmente significativo attraverso l’utilizzo i dati provenienti dal collocamento. Le rilevazioni del Ministero del Lavoro presentano, comunque un elevato grado di interesse in merito alle informazioni riguardanti la struttura e le dinamiche interne alla popolazione lavorativa extracomunitaria

Cittadini extracomunitari iscritti al collocamento al 31 dicembre. Anni 1992-1998

  1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 (*)
Iscritti 72.347 76.291 86.879 98.421 146.912 179.696 205.593 204.573
Variazioni   5,5 % 13,9 % 13,3 % 49,3 % 22,3 % 14,4 % - 0,5 %

Distribuzione territoriale

Nord 45,9 % 56,0 % 54,2 % 51,0 % 53,4 % 46,2 % 45,8 % 50,6 %
Di cui:                
Nord Est 27 % 31 % 33 % 30 % 34 % 28 % 26 % 29 %
Nord Ovest 19 % 25 % 22 % 21 % 19 % 19 % 20 % 21 %
Centro 27 % 19 % 24 % 27 % 26 %  29 % 29 % 26 %
Sud e isole 27 % 25 % 22 % 22 % 21 %  24 %  25 % 24 %
Totale Italia 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 %

 Fonte: elaborazioni Isfol su dati Ministero del Lavoro.

(*) Medie trimestri 1999.

Nel 1999 la media degli stranieri extracomunitari iscritti alle liste di collocamento era pari a 204.573 individui, con una leggera flessione rispetto agli iscritti al 31 dicembre del 1999. Risulta rafforzata, invece, la percentuale di lavoratori iscritta nel Nord Italia, che si attesta al 50, 6% del totale, confermando una tendenza ormai consolidata da tempo.

La capacità di attrazione della manodopera immigrata da parte delle regioni con le opportunità lavorative più numerose è, infatti, un fenomeno ampiamente consolidato. L’elevata concentrazione di lavoratori stranieri nelle zone del paese economicamente più dinamiche trova una risposta solo parziale nell’elevato tasso di mobilità interno della comunità immigrata. Infatti, appare evidente la relazione inversa tra i tassi di disoccupazione e la distribuzione dei permessi per area geografica.

Tassi di disoccupazione e distribuzione permessi di lavoro per area (anni 1993-1998)

Anni Nord Est Nord Ovest Centro Sud e isole
  Tasso dis.  % permessi Tasso dis. % permessi Tasso dis. % permessi Tasso dis. % permessi
1993 6,6 23,2 % 5,6 30,8 % 8,5 30,5 % 17,1 15,5 %
1994 7,3 23,6 %  6,0 31,7 %  9,4  29,8 %  18,7 14,9 %
1995 7,2 23,8 % 5,7 31,8 % 10,0 30,0 % 20,4 14,5 %
1996 7,2 21,0 % 5,4 31,9 % 9,9  29,4 % 20,8 17,7 %
1997 7,0 21,6 % 5,4 33,0 % 9,8  28,7 % 21,3 16,7 %
1998 6,8 23,2 % 5,1 33,1 %  9,5  28,7 % 21,9 15,0 %

Fonte: elaborazioni Isfol su dati Ministero del Lavoro e Istat.

Per quanto il dato fornisca solo una parziale visione del fenomeno, sembra confermata la necessità, da parte dei datori di lavoro delle aree a maggior livello occupazionale, di cercare manodopera al di fuori dei confini nazionali.

Distribuzione per area geografica degli iscritti e degli avviati per anzianità di iscrizione (medie 1999)

Area Fino a 3 mesi Da 3 mesi ad un anno Oltre 1 anno Totali
  Iscritti Avviati Iscritti Avviati Iscritti Avviati Avviati su tot. Naz.
Nord Ovest 29,7 % 60 % 39,5 % 18 %  30,7 %  22 % 30 %
Nord Est 30,6 % 61 % 37,3 % 17 % 32,1 % 22 % 39 %
Centro 18,8 % 50 % 35,9 % 23 %  45,3 % 26 % 18 %
Sud e isole 18,0 %  36 % 29,5 % 30 % 52,5 % 34 % 12 %
Italia 24,3 % 55 % 35,8 % 20 % 39,9 % 25 %  

Fonte: elaborazioni Isfol su dati Ministero del Lavoro.

L’elevata richiesta di lavoratori stranieri da parte delle imprese del Nord Italia è comprovata dall’elevato tasso di avviamenti effettuati nel corso dell’anno. Soltanto il 30% di questi, infatti, riguarda il Centro Sud della penisola, percentuale ampiamente superata dal solo Nord Est. Del resto appaiono evidenti anche le differenze nei tempi necessari all’accesso al lavoro: la percentuale degli avvii di persone iscritte al collocamento da più di un anno, infatti, aumenta via via che si passa alle aree del Centro e del Sud Italia, mentre ben oltre la metà degli avviati del Nord è iscritta alle liste da meno di tre mesi.

Dall’esame delle tavole del Ministero del Lavoro sembra consolidarsi la tendenza ad una ricerca di manodopera maggiormente qualificata, soprattutto nell’ambito del settore industriale (circa il 40% del totale degli avviamenti dell’anno avvengono nelle industrie del Nord). Mentre il Mezzogiorno e il Sud Italia sembrano interessati soprattutto a manodopera scarsamente specializzata, nel Settentrione si consolidano le assunzioni per operai specializzati e qualificati, che raggiungono complessivamente il 22,5% nel Nord Ovest e quasi il 30% nel Nord Est. Rimane comunque alta la quota di operai generici che, da soli, rappresentano oltre il 76% del totale degli avviamenti, come del resto è molto elevata la percentuale di assunzioni di lavoratori privi di titolo di studio (91% del totale).

Cittadini extracomunitari avviati per qualifica, media 1999

Area Operai generici Operai qualificati Operai specializzati Impiegati Avviati totali
Totale % per area Totale % per area Totale % per area Totale % per area Totale % per area
Nord Ovest 11.220 74,9% 2.559 17,1% 767  5,1% 428 2,9% 14.974 100%
Nord Est 14.981 70,9% 5.110 24,2% 591 2,8% 449  2,1%  21.130 100%
Centro 7.594 80,3% 1.575 16,7% 163 1,7% 123 1,3% 9.454 100%
Sud e isole 5.678 90,6% 461 7,4% 46 0,7% 84 1,3% 6.268 100%
Italia 39.472 76,2% 9.704 18,7% 1.566 3,0% 1.083  2,1% 51.825 100%

  Fonte: elaborazione Isfol su dati Ministero del Lavoro.

L’alta percentuale di assunzioni per via nominativa o diretta (circa il 99% del totale) sembra indicare come, nella selezione dei lavoratori stranieri, l’aspetto più rilevante sia rappresentato dalle referenze derivanti da una precedente attività lavorativa, piuttosto che dalla qualifica risultante dai titoli di studio.

Cittadini extracomunitari iscritti al collocamento per tipo di iscrizione (media 1999)

Area Classe -1/A Classe -1/B Tot. Classi
  v.a. % per area v.a. % per area v.a. % per area
Nord Ovest 24.653 41% 35.109 59% 59.761 100%
Nord Est 27.381 63% 16.416 37% 43.797 100%
Centro 32.160 61% 20.496 39% 52.656 100%
Sud e isole 28.140 58% 20.219 42% 48.359 100%
Italia 112.333 55% 92.240 45% 204.573 100%

Classe -1/A=In cerca di prima occupazione.

Classe -1/B=Con precedenti lavorativi.

Fonte: elaborazione Isfol su dati Ministero del Lavoro.

Rimane comunque alta la percentuale di extracomunitari poco o per nulla qualificati iscritti al collocamento; sul totale degli iscritti, infatti, bel l’84% è rappresentato da operai generici e soltanto il 2,7% da operai specializzati, ad ulteriore testimonianza dell’elevato grado di assorbimento di questa seconda tipologia di figure da parte del sistema produttivo nazionale.

Studi sui fabbisogni occupazionali

I dati dello studio Excelsior-Unioncamere

Nella definizione del fabbisogno occupazionale del sistema produttivo interno, di particolare interesse appaiono le informazioni ottenibili dalla banca dati “Excelsior”. Quest’ultima è un sistema informativo delle camere di commercio, sotto il coordinamento di “Unioncamere”, che oltre a rilevare la domanda di lavoro espressa dalle imprese italiane, rende particolarmente evidente l’interesse mostrato dagli imprenditori verso la manodopera straniera. Lo studio, infatti, non solo rileva le figure professionali maggiormente richieste sul territorio nazionale, ma anche l’intenzione da parte degli imprenditori nazionali di assumere personale extracomunitario. Delle circa 200 mila assunzioni previste nel biennio 1999-2000, ben il 67% è richiesto dalle imprese del Nord Italia che copre quasi il 40% del totale nazionale.

Assunzioni previste nel biennio 1999-2000 per nazionalità e area geografica

Aree Assunzioni extracomunitari 1999-2000 Assunzioni al netto dei lavoratori extracomunitari
  (v.a.) % (v.a.) %
Nord Ovest 56.871 28,4% 216.461 35%
Nord Est 77.947 38,9% 146.015 24%
Centro 33.129 16,5% 138.318 22%
Sud e Isole 32.642 16,3% 116.733 19%
Totale Italia 200.589 100,0% 617.527 100,0%

  Fonte: Elaborazione Isfol su dati Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 1999

Le percentuali, come illustrato in tabella, coincidono solo in parte con la distribuzione delle assunzioni previste per lavoratori italiani, dato che potrebbe indicare una relativa carenza di offerta di lavoro locale.

Un’ulteriore informazione sul rapporto tra le assunzioni dei lavoratori italiani e dei lavoratori stranieri può essere dedotta dal quadro delle assunzioni previste per gruppi professionali e professioni. Infatti, la percentuale di assunzioni previste di lavoratori stranieri rispetto ai nazionali diventa progressivamente minore al crescere della qualifica richiesta. In particolare, se si considerano le assunzioni per personale non qualificato, la quota che potrebbe essere coperta dagli stranieri raggiunge, rispetto al totale, il 51,2%, dato che può essere preso a parziale conferma del progressivo abbandono da parte degli italiani degli impieghi più pesanti e a bassa remunerazione.

Assunzioni previste nel biennio 1999-2000 di personale proveniente da paesi extracomunitari, per grandi gruppi professionali e professioni

Professioni Assunzioni extracomunitari 1999- 2000 di cui: (valori %)
  (v.a.) % % su tot. Con necessità di formazione Con meno di 25 anni Senza esperienza
Professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializz. 1.563 0,78% 4,5 57,3 14,3 37,9
Professioni intermedie (tecnici) 5.676 2,83% 4,7  52,1 22,3 44,5
Professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 6.318 3,15%  7,2 35,9 39,8  62,1
Professioni relative alle vendite e ai servizi per le famiglie 52.050 25,95% 30,1  42,3 26,8 59,7
Operai specializzati 53.703 26,77% 29,5 27,6 30,4 38,4
Conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili operai di montaggio industriale 43.524 21,70% 30,9 43,1 33,8 56,5
Personale non qualificato 37.749 18,82% 51,2 25,9 32,6 67,8
Totale 200.589 100,00% 24,5 35,6 30,6 54,3

 Fonte: Elaborazioni Isfol su dati Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 1999

Contemporaneamente viene evidenziata l’esigenza di ricorrere a manodopera straniera anche per alcune tipologie professionali che necessitano di una maggiore qualificazione ed esperienza. La richiesta di operai specializzati, ad esempio, rappresenta quasi il 27% delle assunzioni previste e, dopo quella relativa alle professionalità intellettuali, è quella in cui pesa maggiormente la necessità di una precedente esperienza lavorativa

Inoltre, più della metà della manodopera è assorbita dal comparto industriale, ovvero quello meno dinamico dal punto di vista della crescita della domanda di lavoro. Non si può, quindi, non porsi il problema di un possibile esubero delle nuove forze di lavoro immigrate, nel caso di periodi congiunturali negativi prolungati..

Pur non fornendo informazioni specifiche sulla richiesta di lavoratori extracomunitari, di particolare interesse sono, infine, le informazioni relative alle assunzioni stagionali, che individuano i settori che maggiormente ricorrono a questa tipologia contrattuale.

Dipendenti con contratto stagionale previsti nel 1998 e nel 1999, per grandi gruppi professionali e professioni

  Assunzioni stagionali previste nel 1998 (v.a.) Assunzioni stagionali previste nel 1999 (v.a.) N. stagionali per 100 assunzioni di "non stagionali" nel 1999
Dirigenti e direttori 375 411 11,2
Professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializz. 8.335  9.642  36,5
Professioni intermedie (tecnici) 31.314 27.085  29,4
Professioni esecutive relative all'amministrazione e gestione 37.062 34.273 50,2
Professioni relative alle vendite e ai servizi per le famiglie 160.939 177.970 139,6
Operai specializzati 48.340  45.531 32,1
Conduttori di impianti, operatori di macchinari fissi e mobili, operai di montaggio industriale 83.867 78.782 72,4
Personale non qualificato 45.375 51.123 89,5
Totale 415.607  424.817 67,9

  Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 1998 e 1999

Lo studio job vacancies in Italia: i dati Isfol-Csa

L’Isfol e il Centro statistica aziendale (Csa) rilevano, periodicamente e “in tempo reale”, le offerte di lavoro “a modulo” pubblicate sui maggiori quotidiani e utilizzate dalle aziende italiane ed estere per la ricerca di personale. Negli ultimi anni, l’impiego delle offerte di lavoro a mezzo stampa è divenuto uno strumento sempre più importante nella job search, nonostante il costo relativamente elevato per le aziende che vi fanno ricorso. In effetti, dato il costo del mezzo impiegato, le inserzioni pubblicate vengono prevalentemente utilizzate dalle aziende per il reperimento di personale qualificato. Tale attività è assimilabile ad un vero e proprio investimento in capitale umano, che le imprese sono disposte a fare, probabilmente, in presenza di buone prospettive per il futuro. Le inserzioni potrebbero quindi costituire, in primo luogo, uno strumento assai utile per conoscere e valutare le vicende economiche italiane, quali indicatori congiunturali del ciclo economico generale e delle tendenze del mercato del lavoro. In secondo luogo, le modalità con cui sono effettuate le rilevazioni permettono, sia di valutare i fenomeni nel complesso, sia di effettuare analisi disaggregate che possono essere ulteriormente approfondite e dettagliate per area geografica, per settore di attività economica, per requisiti richiesti ai potenziali collaboratori, ecc.. Infine, dal momento che le rilevazioni vengono effettuate periodicamente, i dati possono essere confrontati nel tempo, consentendo di effettuare comparazioni e costruire serie storiche. I quotidiani inclusi nella rilevazione corrente sono 24, tra i quali sono compresi tutti i quotidiani a maggior tiratura nazionale. Procedendo ad una ripartizione delle inserzioni a modulo secondo classificazione Istat 1991, che si basa sulla Isco-88 , riportate nelle tabelle allegate al documento, si possono fare le seguenti considerazioni:

In termini assoluti le professioni maggiormente richieste sono quelle degli esperti amministrativi, esperti in problemi finanziari, specialisti nei rapporti con i mercati, esperti delle pubbliche relazioni, esperti di scienze giuridiche, specialisti in scienze sociologiche, psicologiche, sociali, scrittori, linguisti, interpreti, (inserite nel gruppo degli specialisti in scienze dell’uomo) nel 1999 sono 10.813, erano 3389 nel 1993, e l’indice rilevato da un anno all’altro è in costante aumento: dal 1996 al 1999 +22, +4, +17, +34.

Le inserzioni per personale non qualificato rappresentano il 12,4% del totale, nel 1999, nel 1993 erano il 13,5%, e toccano la percentuale massima nel 1995 con il 20%. Le professioni più rappresentative in questo gruppo appaiono quelle relative al personale non qualificato relativo all’amministrazione, gestione e magazzinaggio, le inserzioni per questo gruppo erano 10.874 nel 1999, mentre negli anni precedenti sembrano poco rilevanti, in termini assoluti non superano le 170, gli indici risultano negativi nel 1996 (-49) e nel 1997 (-15).

Più costante la presenza delle professioni inerenti il personale non qualificato relativo alle vendite e ai servizi turistici: in termini assoluti si passa da 7113 inserzioni nel 1993 a 10.140 nel 1999, nel 1995 erano 17.757, gli indici mostrano un andamento piuttosto costante se si esclude il 1995.

Va sfumando il confine tra la alta e la bassa qualificazione; allo stato attuale la difficoltà di segnare l’esatta linea di confine tra i livelli di qualificazione richiesti agli operai e ai tecnici, gli effetti dell’innovazione tecnologica e dei cambiamenti organizzativi, il crescente livello formativo posseduto all’ingresso nel lavoro, determinano un cambiamento, quanto meno del significato da attribuire ai due termini, il processo di trasformazione della struttura produttiva, che negli anni novanta ha subito una decisa accelerazione, modifica le professioni nei loro contenuti.

Sembra emergere, negli ultimi anni, una oggettiva difficoltà, per i datori di lavoro, di reperire personale da avviare al lavoro nelle basse qualifiche. I risultati di una recente indagine condotta dall’Isfol sugli esiti delle borse di lavoro evidenziano come le richieste delle aziende si siano nettamente orientate verso giovani sprovvisti di diploma, verso soggetti con qualificazione professionale “di primo livello”; le borse rivolte ai “senza diploma” rappresentano il 55,8% delle richieste ed il 55,1% delle autorizzazioni”.

Altro gruppo rilevante è quello relativo agli artigiani, operai specializzati e agricoltori . Nel 1999 le inserzioni per professioni inserite in questo gruppo rappresentano il 6,9%. Con un incremento considerevole rispetto agli anni precedenti: nel 1993 rappresentavano l’1,5%, nel 1998 il 2,5.

In particolare le professioni più “ricercate” sono quelle degli operai ed artigiani metalmeccanici ed assimilati, nel 1999, in valore assoluto 11.125 inserzioni, con un incremento pari a +102 rispetto all’anno precedente, l’indice è comunque sempre positivo dal 1993 in poi, ad esclusione del 1996 dove compare un –18. Dello stesso gruppo fanno parte le professioni di operaio ed artigiano della meccanica di precisione, dell’edilizia e dell’estrazione, dell’industria alimentare, del legno e tessile, nonché i lavoratori agricoli e forestali che sono presenti con un trascurabile numero di inserzioni (8 nel 1999).

In Italia, la rapida crescita degli accessi a Internet, l’attenzione dei consumatori nostrani verso il commercio elettronico (soprattutto l’incremento di quello business to business (B2B), sono fenomeni che dovrebbero favorire la crescita, e in alcuni casi, la vera e propria nascita, di nuove professioni, o almeno il ricorso ad una continua attività di formazione degli addetti, al fine di un costante aggiornamento delle competenze e capacità dei lavoratori. Lo sviluppo di una new economy, o quanto meno l’introduzione pervasiva, nel mercato del lavoro, delle nuove tecnologie, ha presumibilmente degli effetti diretti sulle capacità, abilità e competenze richieste dalle imprese e finanche sulla stessa natura del lavoro, non sempre immediatamente disponibili in misura sufficiente nell’offerta di lavoro italiana.

A questo scopo si possono utilizzare i dati dell’indagine al fine di evidenziare all’interno del settore dell’Informatica e delle Telecomunicazioni (ITC) le professioni maggiormente richieste.

Dall’analisi dei gruppi professionali si evidenzia un aumento quantitativo di tutti i gruppi ma sono soprattutto i primi tre a far segnare le maggiori performance occupazionali. Il gruppo che ha avuto le maggiori richieste dalle aziende è quello dei tecnici informatici, programmatori, operatori con 13.503 inserzioni nel 1999. La crescita di tale gruppo è stata costante nel corso degli anni (è passato, infatti, dai 1.458 annunci del 1993 alle circa 10.776 del 1998).

Inserzioni a modulo aggregate secondo la classificazione delle professioni Istat (terzo digit: classi professionali), anni 1993 - 1999

Codice Istat – Classi professionali 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
311 - Tecnici scienze quant. fisiche naturali 1.458 2.319 4.011 5.199 7.121 10.776 13.503
211 - Special. scienze matem. fis. naturali  3.067 3.446 3.407  4.020 5.479  7.659  7.286
312 - Tecnici ing. Costruz. e trasp. aeronav. 1.432  2.232 2.998 3.009 4.834  4.820 5.731
120 - Dirigenti, direttori e responsabili 2.036 2.028 2.157 2.789 3.167 3.098 3.382
624 - Addetti instal-manutenz. attrez. elettr. 160 282 328 286 328 346 804
411 - Personale segreteria operat. macch. uff. 88 210 277 143 140 312 283

   Fonte: Isfol – Csa.

Le 20 professioni Isfol-Csa del settore Ict maggiormente richieste dalle imprese attraverso le inserzioni, a modulo, variazioni annuali percentuali, anni 1993-1999 (ISFOL-CSA)

Professione Totale 1994 Totale 1995 Totale 1996 Totale 1997 Totale 1998 Totale 1999
Programmatore 37,3 153,4  80,5 39,8 67,6  21,3
Analista programmatore 32,0  103,1 74,6 67,0 59,9 -1,8
Sistemista edp 5,2 194,3 128,1 42,2 82,7 12,8
Telefonista 58,3 364,9 -83,8 25,6 122,2 1.204,2
Teleseller 100,0 -18,1 39,0  101,2  -35,2 609,3
Telemarketing - 41,2 - 32,9 174,5 7,8 136,7 125,8
Operatore edp 11,5 16,1  - 58,4 145,2 125,2 159,1
Sviluppatore - 80,0 1.400,0 13,3 200,0 94,1 229,3
Progettista software - 2,7 61,1 74,1 32,7 20,1 70,8
Informatico 36,6  - 48,2 134,5  26,5 272,1 -15,3
Application engineer  22,7 -1,2  -17,5 110,6 38,1 35,4
System engineer 409,1 37,5 10,4 48,2 24,6 51,0
Esperto pc 160,0 592,3 132,2 - 40,2 16,8 47,9
Esperto internet 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 3.433,3
Data base administrator - 50,0 33,3 175,0 418,2 15,8 212,1
Consulente edp 150,0 0,0 20,0 450,0 54,5 298,0
Tecnico hardware  42,9 - 20,0 243,8 20,0 107,6  37,2
Analista edp - 22,7 61,8 - 12,7 79,2 1,2  104,6
Esperto telecomunicazione 90,9 261,9  - 52,6 11,1 - 32,5 544,4
Specialista edp 900,0 20,0 575,0  - 40,7  97,9  76,8

 A questo proposito è bene tener presente che le inserzioni a modulo, al contrario delle rilevazioni operate attraverso il sistema Excelsior-Unioncamere, non tengono conto della classificazione Istat 1991 e quindi esprimono in maniera più chiara e specifica la professionalità richiesta dall’impresa. Appare qui utile, data la particolarità del settore ITC, riportare anche i valori delle professionalità maggiormente richieste dalle imprese così come rilevate direttamente sui giornali. Il dato disaggregato, infatti, fornisce informazioni che altrimenti, data la relativa novità dei campi professionali richiesti rispetto ad una classificazione di non recente formulazione, andrebbe perduto:

La domanda di figure professionali nel settore ITC secondo l’indagine Assinform

Secondo il rapporto del maggio 2000 dell’Associazione nazionale produttori tecnologie e servizi per l’informazione e la comunicazione (Assinform), l’associazione che raggruppa le principali società di Ict operanti in Italia sull’informatica e le telecomunicazioni, lo sviluppo della new economy in Europa ha già creato una carenza di addetti IT di profilo elevato pari ad oltre 800.000 unità, carenza che dovrebbe crescere a 1.700.000 nel 2003. Il riconoscimento di questa esigenza ha spinto la Germania a creare una quota d’immigrazione specifica di 20.000 specialisti ICT. Negli USA la quota relativa sta aumentando ulteriormente. Secondo l’ultima indagine Assinform e Assolombarda sull’occupazione nell’informatica e nelle telecomunicazioni in Italia (luglio 2000), la demanda di personale qualificato nell’informatica e nelle telecomunicazioni esplode e crea allarme sul fronte della reperibilità delle risorse. “Già oggi paiono infatti mancare 70.000 specialisti ICT in Italia, [in particolare in Lombardia], e il sistema formativo non pare in condizione di colmare il gap in tempi brevi… si va creando una situazione allarmante sul fronte della disponibilità di competenze necessarie ad alimentare la crescita e l'affermazione della net economy nel nostro paese. Da qui al 2003 mancheranno in Italia almeno 170 mila specialisti nelle aree del networking, di Internet e delle soluzioni d'informatica, che tutte le imprese dovrebbero adottare per rapportarsi in modo nuovo al mercato e competere con successo.”

Linee generali di previsione congiunturale per l’economia italiana (ISAE, ottobre 2000)

Le prospettive di crescita dell’economia risentono di due spinte contrastanti. Un contestointernazionale meno favorevole si combina con gli effetti di freno derivanti dalle condizioni più restrittive verso cui si è orientata la politica monetaria dell’area euro. Al contempo la già positiva dinamica della domanda interna trova supporto nella politica di bilancio che, sulla base delle misure attualmente in discussione, genera impulsi espansivi di dimensioni significative.

Le previsioni di crescita economica dell’Italia permangono positive, pur presentando, nell’attività produttiva, un lieve rallentamento rispetto alla media attesa dell’area euro. Tale rallentamento segnerà in particolare gli ultimi mesi del 2000 e i primi di quello successivo, per poi tornare a crescere nella seconda parte dell’anno, con ritmi prossimi al 3%. Le proiezioni sulla crescita economica indicano, quindi, un’espansione pari al 2,6% nella media del prossimo anno, contro una previsione del 2,8% per l’anno corrente. Determinante, nel rallentamento della crescita, il saldo degli scambi con l’estero, da ricondurre in parte all’aumento delle importazioni derivante dalla crescita della domanda interna, ed in parte per la decelerazione delle esportazioni. Il progressivo  esaurirsi della spinta fornita dal deprezzamento dell’euro, infatti, porterebbe queste ultime a subire un rallentamento nel tasso di sviluppo dal 9% stimato per quest’anno, al 7% del 2001.

Positivo rimane anche il trend di crescita nel mercato del lavoro, anche se con un ritmo nell’aumento della disoccupazione lievemente inferiore a quello di quest’anno. In particolare si prevede che le unità di lavoro standard crescano ad un ritmo pari all’1,2% annuo e che le posizioni lavorative crescano di quasi 400.000 unità nel 2000, a fronte di un aumento previsto per il 2000 di circa 460.000 unità. Si può concludere che, pur con una lieve flessione, il trend di crescita dell’economia italiana rimane sostanzialmente positivo, soprattutto se confrontato con i valori medi degli anni novanta, che si assestavano intorno all’1,4%.A fronte di questi dati si prevede una diminuzione del tasso medio di disoccupazione che, dal 10,6% previsto per il 2000, si dovrebbe assestare al 10% nel 2001. Di particolare rilevanza sono i dati del settore manifatturiero (che da solo assorbe oltre il 40% della manodopera immigrata), il cui incremento di domanda di lavoro compenserà in parte il rallentamento nella crescita occupazionale di quello dei servizi.

Appendice 4 (?)

Previsioni per l'economia italiana: quadro riassuntivo (variazioni percentuali)

  1999 2000 2001
Prodotto interno lordo 1,4 2,8  2,6
Spese per consumi delle famiglie residenti 1,7 2,1  2,6
Investimenti fissi lordi 4,4 6,9  5,7
Contributo alla crescita del PIL      
domanda interna (al netto della var. scorte) 2 2,8 2,9
variazione delle scorte ed oggetti di valore 0,4 - 0,3  0,1
esportazioni nette - 0,1  0,4 - 0,3
Propensione al consumo (livello percentuale) 87,4 88,7 89,1
Occupazione totale 1 1,3 1,2
Tasso di disoccupazione 11,4 10,6 10

  Fonte Isae : "Rapporto trimestrale finanza e redistribuzione", ottobre 2000

Unità di Lavoro

IN COMPLESSO Migliaia Variazioni percentuali
  1999 2000 2001 1999 200 2001
Agricoltura 1.372 1.333 1.289 - 5,5 - 2,8 0 - 3,3
Industria 6.759 6.753 6.802  0,0 - 0,1 0,7
in senso stretto 5.252 5.219  5.254 - 0,4 - 0,6 0,7
costruzioni 1.507 1.534 1.548 - 1,6  1,8  0,9
Servizi 15.005 15.358 15.624 2,0 2,4 1,7
privati (1) 9.025 9.323  9.535 2,7 3,3 2,3
pubblici (2) 5.980 6.035 6.089 1,1 0,9 0,9
TOTALE 23.136 23.444 23.714 1,0 1,3 1,2
             
DIPENDENTI            
Agricoltura 513 508 487 - 4,3 0,9 - 4,2
Industria 5.190 5.176 5.218  - 0,2  - 0,3 0,8
in senso stretto 4.338 4.295 4.325 - 0,4 - 1,0 0,7
costruzioni 852 881 893 1,1 3,4 1,4
Servizi 10.464 10.742 10.943 2,7 2,7 1,9
privati (1) 5.255 5.497 5.651 4,3  4,6 2,8
pubblici (2) 5.209 5.245 5.293 1,1 0,7 0,9
TOTALE 16.167 16.426 16.648 1,5 1,6 1,4

 Fonte Isae : "Rapporto trimestrale finanza e redistribuzione", ottobre 2000

(1) Comprendono commercio, alberghi, trasporti, intermediazione creditizia, servizi vari ad imprese e famiglie.

(2) Comprendono Amministrazioni pubbliche, Istituzioni, sanità, altri servizi pubblici, servizi domestici presso le famiglie.

Distribuzione delle inserzioni "a modulo" per gruppi professionali, valori assoluti

Gruppi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999
Non indicato 3.142 5.965  2.141 2.612 3.493 5.457 6.030
Membri dei corpi legislativi, dirig. Amm. e Giud. P.A. e org. collettivi 264 310 271 394 454 496 491
Imprenditori, amministratori, dirigenti e direttori di aziende private 2.036 2.028 2.157 2.789 3.167  3.098  3.382
Specialisti in scienze fisiche, naturali e matematiche 3.067 3.446 3.407 4.020 5.479 7.659 7.286
Ingegneri e architetti 781 1.971 2.280 2.029 2.763 3.048  3.761
Specialisti nelle scienze della vita 1.798 1.049 1.555 1.795 2.258 2.666 2.742
Specialisti della salute 53 120 123 109 65 158 600
Specialisti scienze umane 3.389 7.375  5.422 6.621 6.870 8.053 10.813
Docenti e assimilati 56 123 212 167 334 303 364
Professioni intermedie in scienze fisiche, naturali, dell'ingegneria ed assimilate 2.890 4.551 7.009 8.208 11.955 15.596 19.234
Professioni intermedie nelle scienze della vita 1.068 1.300 1.833  2.001 2.731 5.213 6.784
Professioni intermedie di ufficio 25.783 34.387 38.566 40.633 64.719 53.782  60.903
Professioni intermedie nei servizi alla persona 340 510 765 1.840 1.790 1.732  3.170
Impiegati d'ufficio 215 454 768 404 538 770 5.451
Impiegati in contatto diretto con la clientela 145 272 387 472 314 861 1.935
Professioni commerciali 447 719 1.190 666 824 1.073 2.823
Professioni nelle attività turistiche ed alberghiere 423 637 836 753 681 1.424 1.759
Professioni nei servizi di istruzione 119 65 143 173 92 270 1.140
Professioni nei servizi socio-sanitari con particolari specializzazioni 2 6 0 10 5 5 253
Professioni con specifici servizi per le famiglie 115 323 747 521 314 379 471
Operai ed artigiani di edilizia ed estrattive 37 40 138 27 31 74 250
Operai ed artigiani metalmeccanici ed assimilati 621 1.176 1.558 1.273 1.286  2.594 11.125
Operai ed artigiani della meccanica di precisione, dell'artigianato artistico, della stampa ed assimilati 47 61 95 100 207 253 480
Lavoratori agricoli, agricoltori, forestali, zootecnici, allevatori, pescatori e cacciatori 10 6 4 21 10 7 8
Operai ed artigiani alimentari, legno, tessile, abbigliamento, pelli, cuoio ed assimilati 111 211 375 199 232 360 608
Conduttori di impianti industriali 342 877 1.623 1.122 840 1.449 3.227
Operatori su macchinari fissi per lavorazioni in serie e addetti montaggio (esclusa agricoltura e industria alimentare) 165 353 837 441 513 461 908
Operatori su macchinari fissi in agricoltura e industria alimentare 6 17 28 35 8 31 28
Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento 227 208 315 298 235 87 1.599
Personale non qualificato relativo alla amministrazione, gestione e magazzino 102 155 165 84 71 147 10.874
Personale non qualificato nella vendita e servizi turistici 7.113 8.449 17.757 9.945  8.803 11.562 10.140
Personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanità 7 8 45 6 29 14 31
Personale non qualificato in altri servizi 240 1.547 744 796 1.818 1.008 1.223
Personale non qualificato in edilizia, miniere ed industria 0 0 1 0 0 0 6
Forze armate 0 38 2 23 33 69 285
Totale complessivo 55.161 78.757 93.499 90.587 122.962 130.159 180.184

       

STIMA DIPLOMATI (Ministero della Pubblica Istruzione)

Istituti Tecnici

INDIRIZZO 2001 2002 2003
agrari 5.326 6.267  6.304
attività sociali  4.028  3.841 3.864
commerciali 92.431 91.627  92.159
geometri 26.510 25.600  25.749
chimica 3.786 3.696 3.718
elettronica e telecomunicazioni 15.087 16.295 16.390
elettrotecnica e automazione 9.029  9.322 9.376
informatica 9.995 11.945 12.015
meccanica 9.508 9.870  9.927
scientifico tecnologico  3.858 4.642 4.669
altro 4.588 5.369  5.400
totale industriali 55.851 61.140  61.495
nautici e aeronautici 2.810  2.936 2.954
turismo 2.947  3.383  3.403
TOTALE ISTITUTI TECNICI 189.904 194.795 195.927

Istituti Professionali

INDIRIZZO 2001 2002 2003
Agricoltura e Ambiente 4.207 4.591  4.870
Abbigliamento e moda  2.450 2.674 2.837
Chimico Biologico 2.441 2.664 2.826
Edile 11 12 13
Elettrico Elettronico 12.079 13.183 13.985
Meccanico Termico  5.677 6.196  6.573
Alberghiero e Ristorativo 8.404 9.172 9.731
Economico-Aziendale 13.174 14.381  15.254
Turistico 9.660 10.543  11.185
Pubblicità 1.907 2.081 2.208
Servizi Sociali 3.225 3.520  3.734
Ottico-Odontotecnico 1.945  2.123 2.252
Indirizzi atipici 651 710 753
TOTALE ISTITUTI PROFESSIONALI  65.831 71.850  76.221

 Alcune delle principali direttrici di azione contenute nel documento sono qui sommariamente riassunte:

I) Obiettivi riguardanti asilo e protezione umanitaria

- Approvazione del disegno di legge in materia di diritto di asilo, con una più incisiva azione nei confronti delle domande a carattere strumentale e con la realizzazione di un sistema di copertura dei bisogni assistenziali dei rifugiati

- Una sempre maggiore partecipazione ai lavori che sono in atto o che matureranno, nei prossimi anni, in sede di Unione europea per l'attuazione del previsto processo di comunitarizzazione delle materie connesse all'asilo

- Una più precisa valutazione della ricaduta dei flussi legati alle richieste di asilo sulla determinazione delle quote annuali di ingresso per lavoro

- La conferma del ruolo dell'Italia nelle accoglienze a carattere solidaristico nell'ambito dell'applicazione dell'art. 20 del Testo Unico n. 286/1998 in materia di regimi di protezione temporanea offerta a popolazioni che si trovano in particolare stato di pericolo

II) Obiettivi riguardanti sicurezza e contrasto dell’irregolarità e clandestinità

- Rafforzamento ulteriore dell’apparato di controllo volto a prevenire l’immigrazione irregolare

- Adeguamento dei mezzi di supporto tecnico per i presidi di frontiera, con l’acquisizione di infrastrutture e tecnologie avanzate finalizzate al controllo delle frontiere esterne maggiormente esposte, nonché potenziamento della dotazione di apparecchiature informatiche e di automezzi; adozione del sistema AFIS per la rilevazione delle impronte digitali, anche tramite postazioni mobili

- Riorganizzazione delle squadre mobili e ristrutturazione degli Uffici stranieri delle questure prevedendo la separazione delle sezioni amministrative da quelle investigative.

- Rafforzamento dell’attività coordinata tra i Ministeri degli Affari Esteri e dell'Interno particolarmente nel controllo della documentazione e dei visti presso la rete diplomatico-consolare. Rafforzare il dialogo interistituzionale tra i vari ministeri competenti, al fine di confrontare dati ed elementi conoscitivi del fenomeno e per raggiungere una maggiore efficienza nella lotta a tale forma di criminalità.

- Instaurare un monitoraggio dei fenomeni di criminalità riconducibili alla immigrazione latu sensu illegale., con la prospettiva della stabilità della rilevazione dei dati.

- Garantire agli stranieri l’esercizio dei diritti riconosciuti ai condannati e detenuti, anche durante la custodia in carcere e comunque nella fase di esecuzione della pena. (superamento delle barriere linguistiche con l’utilizzo dei mediatori culturali nelle strutture carcerarie, che vengano a coadiuvare anche il difensore)

- Assicurare la possibilità di accesso alle misure alternative, rafforzando le strutture sociosanitarie di supporto e coinvolgendo ai diversi livelli le organizzazioni che, regolarmente autorizzate ai sensi del T.U. sull’immigrazione ,si occupano di immigrati

III) Obiettivi riguardanti l’azione a livello internazionale

- In ambito Unione Europea il coordinamento delle politiche migratorie dovrà essere sempre più stretto ed approfondito

- Nei rapporti bilaterali occorre proseguire nella politica di collaborazione basati su interventi congiunti e su forme efficaci di assistenza diretta e di cooperazione, in particolare con i paesi prospicienti le nostre coste, estendendo ulteriormente la rete di accordi di riammissione

- Sul piano multilaterale adoperarsi affinché i protocolli sulla tratta di esseri umani e sul traffico di migranti, annessi alla Convenzione ONU contro il crimine organizzato trans-nazionale possano trovare piena applicazione, tramite una ratifica in tempi rapidi e curando in via diretta le iniziative conseguenti, affidate dalla legge al Ministero della Giustizia.

- Incrementare i rapporti bilaterali in ambito europeo ed internazionale, per agevolare la cooperazione giudiziaria e lo sviluppo di progetti di scambi di best practises.

- Valorizzazione degli accordi bilaterali in materia di lavoro (anagrafe, lavoro stagionale, prestazioni di servizi)

IV) Obiettivi riguardanti l’integrazione

- Mantenere la stabilità della permanenza legale, evitando automatismi nell’applicazione della legge che possano produrre “ricadute” nell’illegalità e l’adozione di misure dirette a realizzare una maggiore semplificazione amministrativa delle procedure

- Maggiore impulso alle misure dirette ad assicurare agli stranieri regolari il pieno esercizio dei diritti loro riconosciuti. In particolare nel campo della salute e della scuola

- Eliminare o quantomeno ridurre le barriere linguistiche, culturali o organizzative, che ostacolano la fruibilità dei servizi da parte degli immigrati

- Formazione specifica degli operatori posti a contatto con l’utenza immigrata e alla diffusione del ricorso ai mediatori culturali

- Diffusione di corsi di lingua e cultura italiana, a tutti i livelli, sia per bambini che per adulti

- Riforma delle norme sull’acquisizione della cittadinanza italiana e l’attribuzione del voto locale agli stranieri residenti da lungo tempo

- Misure dirette ad aumentare, quantitativamente e qualitativamente, la gamma di possibilità abitative percorribili fuori del centro di accoglienza

- Misure contro la xenofobia ed il razzismo

V) Obiettivi riguardanti il lavoro degli immigrati

- Affinare la programmazione dei flussi affinché risponda maggiormente alle esigenze specifiche manifestate dal mercato del lavoro italiano, sia di elevate qualifiche, come per le tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ICT) e per la sanità, che per lavori meno qualificati.

- Avvio di una struttura, presso il Servizio per i Problemi dei lavoratori immigrati extracomunitari e delle loro famiglie della Direzione Generale per l’Impiego del Ministero del Lavoro, appositamente costituita per l’attività di cui sopra

- Sviluppare l’anagrafe informatizzata, con relativi accordi

- Misure dirette a favorire l’emersione del lavoro sommerso

- Potenziare l'attività negoziale bilaterale con i Paesi d'origine per favorire un pieno utilizzo delle quote anche attraverso la predisposizione delle liste di lavoratori, e per una maggior responsabilizzazione delle Autorità locali straniere nella gestione dei flussi.

- Prevedere uno strumento più flessibile e rapido per le modifiche del decreto flussi relativamente ai lavoratori stagionali

- Affinare da parte del Ministero del Lavoro il monitoraggio e la valutazione della gestione dell'attuazione del decreto di programmazione dei flussi (anche utilizzando l’anagrafe, come strumento necessario per correttivi ed integrazioni durante l’anno e per la previsione del decreto flussi successivo)

- Attuazione dell’accordo sul lavoro stagionale, con riferimento sia agli aspetti relativi all’accoglienza ed al rispetto dei diritti che alle semplificazioni delle procedure amministrative, in particolare per i lavoratori immigrati che tornano dallo stesso datore di lavoro per vari anni di seguito