Camera dei Deputati
Seduta
n. 329 del 25/6/2003
Resoconto stenografico dell'Assemblea
La seduta, sospesa alle 12,55, è ripresa alle 13.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI
Informativa urgente del Governo sulla politica in materia di immigrazione.
PRESIDENTE.
L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo
sulla politica in materia di immigrazione. Dopo l'intervento del ministro dell'interno,
onorevole Giuseppe Pisanu, avranno luogo gli interventi dei rappresentanti dei
gruppi per dieci minuti ciascuno, in ordine decrescente, secondo la rispettiva
consistenza numerica. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo misto. (Intervento
del ministro dell'interno)
PRESIDENTE.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, onorevole Giuseppe Pisanu.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi chiedo scusa se, contrariamente alle
mie abitudini, mi presento oggi senza una relazione scritta e scrupolosamente
documentata, come pure avrei voluto. Non ne ho avuto il tempo; cercherò, tuttavia,
di essere il più possibile chiaro e preciso. La materia è, come poche, complessa
e delicata, perché il fenomeno delle migrazioni, che tanto colpisce la pubblica
opinione, è destinato, per la sua natura e per la sua portata, ad influenzare,
per molti decenni a venire, i processi sociali, culturali e politici dell'Italia,
dell'Europa e dell'intero pianeta. Vorrei, dunque, rendervi un'informativa insieme
pacata e rigorosa, partendo dalle dimensioni reali del fenomeno in Italia e
fornendovi elementi certi di paragone con gli altri maggiori paesi dell'Unione
europea. Malgrado il fenomeno degli arrivi clandestini dia la sensazione di
una presenza massiccia di stranieri sul territorio nazionale, i dati dimostrano
invece come il numero di immigrati regolari nel nostro paese sia di gran lunga
inferiore a quello dei principali Stati europei. Espressi in termini percentuali
di popolazione e mettendo in conto tutte le pratiche di regolarizzazione ancora
in corso, gli immigrati regolari presenti in Italia risultano essere il 3,8
per cento, esattamente come in Spagna, un paese che però ha una popolazione
ed un'economia pari a poco più della metà della nostra. Contro, comunque, il
nostro 3,8 per cento, vi è il 6 per cento della Francia, il 7,1 per cento della
Gran Bretagna, l'8,9 per cento della Germania. Analogamente, in Italia si registra
un'incidenza delle domande di asilo assai contenuta rispetto agli altri paesi
europei. Nell'anno appena trascorso, la percentuale di domande accolte in Italia
è pari al 7,4 per cento di quelle presentate, mentre negli altri paesi, pur
non essendoci dati rigorosi, tale percentuale risulta aggirarsi intorno all'8,10
per cento. Cito il numero delle domande di asilo presentate, perché questo è
un indicatore assai significativo, in quanto, come ci insegna l'esperienza,
gli immigrati clandestini presentano subito domande di asilo, non appena vengono
scoperti. Ebbene, nell'anno 2002, le domande di asilo presentate sono state
in Italia 9.608, in Francia 50.798, in Germania 71.127, in Gran Bretagna 110.700.
Negli ultimi anni, il fenomeno appare peraltro in decrescenza; infatti, nel
2000 le richieste di asilo in Italia erano più di 18 mila, nel 2001 erano 17.600,
nel 2002 - come ho detto - erano 9.608. I due ordini di dati che ho appena richiamato
dimostrano che, tra i maggiori paesi europei, l'Italia è quello meno investito
dall'immigrazione regolare e da quella clandestina. Da noi - come sapete - il
fenomeno è più recente, è magmatico, non assestato e tocca cittadini che hanno
più limitata esperienza di rapporti con persone di diversa razza, cultura e
religione. E ciò spiega la maggiore reattività di settori diversi della pubblica
opinione alla presenza straniera e ai problemi che essa comporta. Spetta, dunque,
alla classe dirigente, a tutti i gruppi dirigenti economici, sociali, culturali
e politici del paese, il compito di favorire un approccio più sereno e razionale
a questi problemi, esercitando quella funzione pedagogica nel governo dei processi
sociali che è propria di ogni gruppo dirigente che si rispetti. Si tratta, insomma,
di dominare i fatti con l'intelligenza e non di subirli emotivamente. Come è
noto, la carenza di manodopera italiana in diversi settori del mercato del lavoro
è la causa che, da anni, determina la necessità di coprire il fabbisogno con
l'assunzione di lavoratori stranieri. La domanda è concentrata nelle aree più
produttive del paese, prima fra tutte quella del nordest, ma si manifesta anche
in diverse zone ad alta disoccupazione. Le attività in cui si registra la maggiore
incidenza di lavoratori stranieri sono le seguenti: il lavoro domestico, infatti
colf e badanti coprono il 50 per cento degli immigrati; i servizi, il settore
alberghiero, la ristorazione, i pubblici esercizi, le costruzioni, i trasporti
e il settore delle pulizie assorbono il 13 per cento; l'industria - soprattutto
quella tessile, dei metalli e la conceria - assorbe oltre il 15 per cento; l'agricoltura
- soprattutto per lavori stagionali - assorbe il 10 per cento. Ciò vuol dire
che gli immigrati sono una risorsa per il nostro paese; infatti, molto spesso,
svolgono mansioni evitate dagli italiani, coprendo carenze che altrimenti sarebbero
gravi. Senza gli immigrati stagionali non raccoglieremmo le mele in Trentino,
ma neppure i pomodori nella disoccupata Campania e avremmo difficoltà a far
vendemmia in tutto il resto del paese. Aggiungo che il fabbisogno di ulteriore
manodopera straniera per l'anno in corso è stimato dalle associazioni datoriali
in circa 200 mila unità. Come ha già sottolineato la Commissione europea, l'immigrazione
non solo copre una quota di domanda del lavoro che, altrimenti, rimarrebbe inevasa,
ma contribuisce addirittura - cito testualmente la Commissione - a favorire
l'occupazione a livello nazionale perché aumenta la flessibilità del mercato
del lavoro. Ma, ciò che più preoccupa gli italiani - e giustamente - è l'immigrazione
clandestina. Essa è percepita come una violazione proditoria dei nostri confini
ed è temuta.... perché è vero...
PRESIDENTE.
Mi scusi, ministro Pisanu, ma queste interferenze nel sistema audio sono dovute
ai telefonini cellulari che qualche collega ha acceso.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno.
Chiedo scusa al collega se l'ho disturbato. Come dicevo, l'immigrazione clandestina
è temuta, perché è vero che, in molti casi, attraverso l'immigrazione clandestina
sono entrati in Italia armi, droga, criminali ed anche terroristi. Dobbiamo,
dunque, riconoscere che l'immigrazione clandestina è la più vistosa patologia
del fenomeno, per tanti aspetti positivo, dell'immigrazione. Peraltro, onorevoli
colleghi, non dimentichiamo che anche nei paesi da più lungo tempo abituati
alla convivenza con etnie e culture diverse l'immigrazione illegale è ancora
percepita come una minaccia o, quanto meno, come una pesante intrusione che
suscita forti reazioni sociali e politiche. Non alludo soltanto alla Francia
di Le Pen. Alludo anche all'America di un democratico come il Presidente Clinton
che, tra il 1994 e il 1995, dovette inasprire i controlli, limitare il diritto
di asilo, alzare barriere fisiche lungo il confine con il Messico e quasi dimezzare
la quota annuale di immigrati regolari.
RAMON MANTOVANI.
Allora non è democratico!
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno.
Parlandone nel discorso sullo stato dell'Unione, lo stesso Presidente Clinton
precisò seccamente: siamo una nazione di immigrati, ma siamo anche una nazione
di leggi. Quest'anno la richiesta di fondi da parte del Presidente Bush al bilancio
dello Stato per il servizio immigrazione e naturalizzazione ammonta a ben 6,3
miliardi di dollari. Naturalmente, l'entità dell'immigrazione clandestina in
Italia è assai più modesta di quella degli Stati Uniti e dei maggiori paesi
europei, anche se la si considera in rapporto alla popolazione. Sull'argomento
ha già ampiamente riferito alla Camera il collega sottosegretario Mantovano,
a seguito dei tragici fatti del 16 di questo mese, e a quella relazione, puntualmente
documentata, mi sia consentito, per brevità, di fare rinvio. Vorrei soltanto
osservare che i dati sulle domande d'asilo che ho poc'anzi citato dimostrano,
seppure di riflesso, come l'Italia sia, tra i maggiori paesi europei, quello
meno aggredito dall'immigrazione clandestina. Più spesso, i clandestini arrivano
da noi soltanto perché siamo la sponda più vicina all'Europa; infatti, il 75
per cento degli arrivati ci considerano come un paese di transito e proseguono
il loro cammino verso altre mete europee. Nel tempo, tutti questi dati manifestano
una tendenza costante alla diminuzione e ciò conferma l'efficacia della legge
Bossi-Fini. Vi è, però, un'eccezione che riguarda il forte recente incremento
di flussi clandestini dalle più vicine coste del nord Africa verso l'isola di
Lampedusa e la Sicilia. Ciò dipende dalla particolare situazione della Libia,
un paese amico, sulle cui frontiere premono migliaia e migliaia di disperati
provenienti da ogni parte del continente africano e di quello asiatico. Sappiamo
che molti cadono stremati prima ancora di raggiungere il confine desertico.
Forse, come ha detto un autorevole dirigente nordafricano, ne uccide più il
deserto del Mediterraneo. Si completa così l'immagine più tragica dell'immigrazione
clandestina. Proprio nei giorni scorsi, dopo lunghe e complesse trattative,
abbiamo concordato con la Libia iniziative concrete per il controllo congiunto
delle frontiere terrestri, per il contrasto in mare e per lo sviluppo di una
comune attività investigativa sulle organizzazioni criminali dedite al traffico
dei clandestini. L'intensa attività diplomatica, condotta personalmente dal
Presidente Berlusconi, ha creato le condizioni per una positiva conclusione
politica. A questo fine mi recherò nei prossimi giorni a Tripoli. Per quanto
riguarda l'attuazione della legge Bossi-Fini, informo la Camera che tutti i
regolamenti e i decreti previsti saranno esaminati dal prossimo Consiglio dei
ministri. Il ritardo è dovuto sia alla complessità dei testi da mettere a punto,
sia all'oggettiva difficoltà di coordinare le numerose amministrazioni interessate.
Nonostante l'incompletezza del quadro normativo di attuazione, la legge ha funzionato
efficacemente. Mi riferisco innanzitutto all'emersione dal lavoro nero di circa
7 mila lavoratori che vengono via via inseriti nell'economia legale del nostro
paese (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista) ... 700 mila
lavoratori.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Mancavano degli zeri... ma è 700 mila!
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno.
Dicevo, 700 mila lavoratori che vengono via via inseriti nell'economia legale
del nostro paese, a tutto vantaggio - a tutto vantaggio - dei conti dello Stato
e del sistema produttivo. Le procedure per la regolarizzazione sono piuttosto
complesse perché prevedono la sottoscrizione di un vero e proprio contratto
di lavoro, la contestuale consegna del permesso di soggiorno, del codice fiscale
e della regolarizzazione contributiva. Tuttavia, le regolarizzazioni proseguono
secondo i tempi previsti e verranno ultimate entro l'anno. Senza alcuna intenzione
polemica e solo per dare una misura concreta del fatto, ricordo che le due precedenti
regolarizzazioni interessarono, complessivamente, 470 mila persone e richiesero,
ciascuna, due anni di tempo. Buoni risultati la legge Bossi-Fini ha dato anche
nell'azione di contrasto alle organizzazioni criminali che sfruttano l'immigrazione
clandestina. Tra il 2002 e i primi sei mesi del 2003, infatti, sono stati arrestati
313 trasportatori e sono stati sequestrati 368 mezzi di trasporto, tra veicoli
e natanti. Inoltre, in attesa della regolamentazione sulle commissioni territoriali
per l'esame delle domande di asilo, la commissione rifugiati si è recata direttamente
nei luoghi di sbarco per l'esame rapido delle richieste, con l'esclusione immediata
di quelle palesemente strumentali. Quanto al contrasto dell'immigrazione clandestina
via mare, ribadisco che essa rappresenta un'attività particolarmente difficile,
sia dal punto di vista operativo, sia dal punto di vista giuridico. Le operazioni
in mare vengono spesso condotte con difficili manovre di abbordaggio, il più
delle volte ostacolate dagli equipaggi dei natanti stessi che, spesso, minacciano
di gettare a mare donne e bambini e, talvolta, lo fanno. Comunque, gli abbordaggi
vengono sempre fatti anteponendo la salvaguardia della vita umana, come impongono
le convenzioni internazionali IMO, Montego Bay e SOLAS. L'Italia sta conducendo
una mirata azione in tutte le direzioni internazionali - specialmente in ambito
europeo -, affinché venga adottata una più efficace regolamentazione internazionale
del contrasto via mare. La Convenzione ONU sul crimine organizzato transnazionale
e i relativi protocolli di Palermo sulla tratta di esseri umani e sul traffico
di emigranti contengono una prima risposta all'esigenza che ho appena accennato,
in quanto prevedono la criminalizzazione dei trafficanti e dei trasportatori
e consentono, tra l'altro, l'ispezione delle imbarcazioni sospette. Mi auguro
che il Parlamento possa, quanto prima, ratificare questi trattati. Infine, sottolineo
che la recente adozione del decreto interministeriale - firmato da me, dal ministro
della difesa, dal ministro dell'economia e dal ministro delle infrastrutture
-, concernente le regole di intervento nelle acque internazionali e in quelle
territoriali, tiene già conto di alcune di queste indicazioni, specificando
le modalità operative per l'inchiesta di bandiera, la visita a bordo e il fermo
delle navi sospettate, anche al fine di un loro possibile rinvio nei porti di
provenienza. Comunque, al di là delle necessarie misure di contrasto, resta
assolutamente chiaro il fatto che lo strumento più efficace contro l'immigrazione
clandestina è la gestione bilaterale dei flussi legali di immigrazione: con
questo strumento politico, infatti, l'Italia ha conseguito buoni risultati.
L'offerta di quote di immigrazione regolare ha contribuito decisivamente ad
azzerare i flussi migratori dall'Albania e a ridurre a meno di un decimo quelli
dalla Tunisia. Un'esperienza non meno positiva è stata fatta di recente con
lo Sri Lanka: a fronte della concessione di una quota di soli mille ingressi
regolari, questo paese ha posto sotto controllo le partenze illegali - dirette
in Italia attraverso il canale di Suez - e, praticamente, le ha bloccate. In
particolare, ricordo - con riguardo ai permessi - che nel 2002 sono stati autorizzati
79.500 ingressi, di cui 60.000 per lavoro stagionale, mentre nel 2003 sono stati,
complessivamente, autorizzati 68.500 permessi stagionali e - se non mi confondo
con i dati - circa 11.000 continuativi. Giunti a questo punto, signor Presidente,
se mi è consentito consegnerei, per brevità, una nota dettagliata sulle iniziative
internazionali svolte dal Governo nelle sedi europee ed extraeuropee, con tre
sostanziali obiettivi. Il primo è quello di estendere e consolidare gli accordi
bilaterali, il secondo è quello di pervenire alla gestione integrata delle frontiere
europee ed il terzo è quello di potenziare ogni possibile forma di contrasto
alle organizzazioni criminali che sfruttano spietatamente l'immigrazione clandestina.
Come risulterà dalla lettura degli atti, il Governo ha fatto molto e può essere
soddisfatto dei risultati conseguiti, ma è anche doveroso sottolineare, pur
in vista di un promettente semestre di Presidenza italiana, che, almeno nell'immediato,
per fronteggiare efficacemente in tutti i suoi aspetti questo fenomeno, il nostro
paese dovrà fare prevalente affidamento sulle proprie risorse e sulle proprie
iniziative. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come tutti vediamo, quello
delle migrazioni è un fenomeno di dimensioni epocali che nasce dagli squilibri
economici, demografici e politici del pianeta. Ho detto altre volte e mi permetto
di ripeterlo in questa sede che, fino a quando dureranno questi squilibri, dureranno
le migrazioni; fino a quando vi sarà un primo mondo che produce molta ricchezza
e pochi figli ed un terzo mondo che, al contrario, produce poca ricchezza e
molti figli, i poveri più oppressi dal bisogno, uomini, donne e bambini, si
muoveranno con ogni mezzo, accettando ogni rischio, verso la terra promessa
del pane e del lavoro. È chiaro che, se il pianeta non riesce a ridistribuire
in maniera più equa le sue risorse, sono le popolazioni che si ridistribuiranno
nel pianeta, in funzione delle risorse disponibili. La forza disperata che muove
queste popolazioni è incontenibile; nessuno può fermare le ondate migratorie
con i soli mezzi di intercettazione e di contrasto. Si possono, forse, spezzare
in più flussi, ma, alla fine, anche i rivoli minori arriveranno, se pur pagando
prezzi altissimi, per vie diverse, a destinazione. È possibile, invece, governare
le migrazioni, operando con intelligenza ed umanità su scala nazionale, continentale
e planetaria. Occorre innanzitutto una percezione corretta del fenomeno, non
viziata né dall'egoismo né dalla paura. In Europa, la chiusura dei problemi
nell'ottica ristretta degli interessi nazionali ci ha impedito finora di cogliere
risultati, se non risolutivi, almeno rilevanti. Eppure, la stessa Commissione
europea ha ben illustrato i grandi vantaggi che l'immigrazione reca ai paesi
di accoglienza e ha sottolineato con forza come il continente sarebbe già in
perdita di popolazione attiva se non vi fosse stato l'apporto degli immigrati.
Altro è il discorso sull'immigrazione clandestina che è - come ho già detto
- l'aspetto patologico di un fenomeno per tanti aspetti positivo. La patologia
va contrastata con mezzi adeguati, anche drastici, ma, sapendo che si tratta
pur sempre di un male da prevenire e da sanare e che in gioco vi è la vita di
esseri umani. Al vertice europeo di Salonicco, le proposte italiane, già sostenute
con efficacia dal Presidente Berlusconi al Consiglio europeo di Siviglia, hanno
fatto notevoli passi in avanti e si sono certamente create le condizioni per
rendere più fecondo il nostro semestre di Presidenza europea. Tuttavia, resta
ancora inevasa la domanda di una grande politica europea per le migrazioni che
punti almeno su quattro obiettivi essenziali: l'aumento degli aiuti allo sviluppo
per creare occupazione nei luoghi di origine e di transito dei migranti; la
concessione di flussi regolari e di altri sostegni in cambio di accordi sul
controllo congiunto delle frontiere e sul rimpatrio dei clandestini; la gestione
integrata di tutti i confini, marittimi, terrestri ed aerei, di Schengen; la
guerra senza quartiere alle organizzazioni criminali che lucrano in maniera
spietata sul traffico degli esseri umani e dei clandestini. Una politica siffatta,
e mi avvio alla conclusione, non può nascere dalla mera conciliazione tecnica
di interessi nazionali, più o meno contrapposti, ma solo da una scelta politica
matura, che attinga alla stessa coscienza civile dell'Europa, ai valori unificanti
lasciatici in eredità da Alcide De Gasperi e da Altiero Spinelli; valori che
noi dobbiamo pur ritrovare non solo alla radice ma anche più in alto rispetto
alla moneta unica che ci portiamo in tasca. Per questa via, il dibattito sull'immigrazione
può uscire dalle angustie delle polemiche partigiane e prendere, come è giusto,
il respiro di una grande questione nazionale ed europea (Applausi dei deputati
dei gruppi di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Alleanza
nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo, dell'Unione dei democratici cristiani
e dei democratici di centro, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo,
Misto-Minoranze linguistiche e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
PRESIDENTE.
La ringrazio per la disponibilità e per l'attenzione che riserva al Parlamento.
Credo non sia inutile che una discussione di così alto significato oggi venga
riassunta qui dal suo intervento e da quelli dei gruppi parlamentari. La Presidenza
autorizza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna,
secondo i consueti criteri, della nota alla quale lei ha fatto riferimento,
signor ministro.
(Interventi)
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Luca. Ne ha facoltà.
ALBERTO DI LUCA.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare il ministro per la
completa esposizione. Dopo le sue equilibrate parole, penso che nessuno possa
rifiutare il suo invito ad un approccio più sereno. Ho l'onore ed il piacere
di esprimere l'apprezzamento che tutto il gruppo di Forza Italia le vuole testimoniare.
Non è un apprezzamento di oggi e non è neanche come quegli apprezzamenti che
sono piombati come meteore e che evidentemente hanno lasciato il dubbio di essere
carichi di strumentalità. Il suo operato, la sua priorità, è evidente, sono
tesi a ridurre la criminalità. I risultati che noi ogni giorno, anche oggi,
leggiamo sui quotidiani sono assolutamente confortanti e, a proposito di criminalità,
vorrei subito chiarire un passaggio. È evidente che quando noi parliamo di immigrazione
sappiamo molto bene che questo non significa criminalità. Sappiamo molto bene
che gli immigrati, i clandestini, non hanno nel loro patrimonio genetico la
criminalità, ma sappiamo altresì che un clandestino, una persona qualsiasi che
non ha di che sopravvivere, evidentemente e, anche se ciò è sbagliato, comprensibilmente
è pronto a fare qualsiasi cosa. Ecco perché molte volte essi finiscono nella
rete della criminalità organizzata. Proprio oggi sono apparsi alcuni dati che,
è vero, risalgono al 2000, ma credo siano da esaminare comunque con grande attenzione.
Praticamente, gli extracomunitari sarebbero responsabili nel 50 per cento del
totale dei delitti che vengono commessi nel nostro paese e il 78,5 per cento
degli extracomunitari che delinquono è costituito da clandestini. A proposito
di dati, quelli da lei citati sulle richieste d'asilo sono molto importanti
e credo siano stati importanti anche i dati che lei ha fornito per ciò che riguarda
lo scenario europeo, anche per sfatare certe voci che, negli ultimi giorni,
stavano alimentandosi in maniera alquanto sospetta. Sempre con riferimento ai
dati, vede, signor ministro, noi siamo contenti di come sta funzionando la legge
Bossi-Fini perché, esaminando i dati dei primi sei mesi di quest'anno e confrontandoli
con quelli dei primi sei mesi dell'anno scorso, abbiamo visto che l'ingresso
dei clandestini nel nostro paese è sceso del 45 per cento. Io ho ancora negli
occhi, signor ministro, le immagini, che venivano trasmesse dalla televisione
e pubblicate dai giornali, degli scafisti che dall'Albania arrivavano in Puglia.
Ebbene, nei primi sei mesi di quest'anno, solamente 81 - dico 81 - clandestini
sono entrati in Puglia. Certo, è vero, c'è un problema a Lampedusa; ma ricordiamo
che il dato globale nazionale registra comunque un enorme passo in avanti: ripeto,
un calo del 45 per cento. Lei, ministro, senza giri di parole, ha ricordato
che oggi il problema più importante per il sud del nostro paese, in particolare
per la Sicilia e per Lampedusa, è rappresentato dal fronte che arriva dalla
Libia. Sono personalmente molto soddisfatto che lei possa fare un viaggio a
Tripoli, per tentare di arrivare ad un accordo importante. Però mi viene un
piccolo, malizioso dubbio, e cioè che per fare un accordo serve che tutt'e due
le parti siano disponibili. E allora, ogni tanto, mi viene da chiedermi se la
Libia, in realtà, non stia usando la leva della clandestinità per ottenere la
revoca dell'embargo. In sostanza, mi chiedo se questa lotta ai negrieri del
XXI secolo rappresenti, per la Libia, il mezzo o il fine. Vediamo se l'incontro
che lei avrà a Tripoli sarà foriero di buone novità. Un solo ulteriore dettaglio
che riguarda questo paese. Quando sento richiedere vedette veloci che vanno
a 70 o 75 nodi o pezzi di ricambio per poter rimettere in funzione gli elicotteri
Agusta, mi chiedo a cosa servano questi due mezzi ai fini del controllo delle
imbarcazioni che devono lasciare un paese. Comunque, tornando al tema dell'immigrazione,
che la legge Bossi-Fini funzioni, come dicevo, è stato ampiamente dimostrato,
non soltanto per il calo dei clandestini che entrano nel nostro paese, ma soprattutto
per il numero di quelli riaccompagnati nel loro paese. È molto significativa
l'esperienza che il suo ministero ha voluto fare con l'Egitto. Credo che avere
personale italiano nel canale di Suez, in grado di intercettare navi provenienti,
ad esempio, dallo Sri Lanka, sia positivo, non tanto perché in questo modo si
evita di dover fronteggiare questo flusso nel momento in cui arriva in Europa
- o in Italia -, ma soprattutto perché il riaccompagnamento di questi singalesi
nel loro paese di origine ha un enorme ed efficacissimo effetto dissuasivo.
In pratica, questo forse è uno dei pochi mezzi che si hanno per cercare di demolire
l'immagine dei negrieri del XXI secolo. C'è ancora qualcosa da fare. Anche autorevoli
parti della Casa delle libertà chiedono di fare di più e, forse, qualcosa di
più si può fare, ma credo più sul terreno della comunicazione che della sostanza.
Ho sentito citare come un mirabile esempio l'operazione portata a termine due
anni fa dalla marina militare australiana con un cargo che stava entrando nel
nostro paese, ma non ho sentito nessuno dire che, due settimane fa, la nostra
marina, insieme alla Guardia di finanza e alla capitaneria di porto, sotto la
regia del Ministero dell'interno, è riuscita ad intercettare una nave in acque
internazionali e a rimandarla nel paese da cui era partita, cioè la Libia. La
domanda banale è la seguente: ma perché non lo si fa sempre? La risposta è troppo
seria per essere figlia di una domanda banale. Precedentemente, lei, signor
ministro, ha dichiarato che prioritaria è la salvaguardia delle vite umane.
Allora, un conto è intercettare una nave in perfetto stato di funzionamento
e di navigabilità e che, quindi, può essere costretta anche a ritornare nel
paese di origine, un altro è avere a che fare con «bagnarole», imbarcazioni
che certamente non sono degne di essere chiamate tali. Si può fare qualcosa
in più? Forse sì. Nonostante il momento di grave difficoltà economica internazionale,
bisognerebbe chiedere al ministro Tremonti di mettere mano al portafoglio per
cercare di ampliare il numero di centri di permanenza temporanei. Anche se ciò
non è in linea con i programmi della Casa delle libertà, che certamente vuole
ridurre - e lo sta facendo - il numero delle tasse, forse (se non altro per
fornire una risposta a ciò che chiede l'Organizzazione mondiale della sanità),
una tassa sulle sigarette potrebbe essere una soluzione. Lei, signor ministro,
ha anche citato un'operazione che, molto spesso, è stata presentata dai media
(lo devo ammettere) in modo scorretto. Siamo riusciti a regolarizzare 702 mila
persone. Qualcuno cerca di minimizzare questa grande operazione, chiamandola
sanatoria. In realtà, siamo riusciti a compiere un'operazione che non chiamerei
neanche regolarizzazione. Si tratta di un'operazione di emersione dal nero.
Le 702 mila persone verranno finalmente regolarizzate. Per quanto riguarda i
tempi, per la prima volta, sono convocate davanti alle autorità due parti, il
lavoratore e il datore di lavoro. Si afferma che ciò comporta tempi lunghi.
Lei ha citato le precedenti sanatorie. Anch'io non voglio essere polemico, ma
vorrei fornire alcuni dati: mediamente, le precedenti sanatorie hanno sanato
10 mila persone al mese. Se i tempi sono quelli che lei ci ha prospettato, ministro
Pisanu, termineremo questa regolarizzazione (un'operazione ben più complessa
di una sanatoria), in un quinto del tempo richiesto dalle precedenti sanatorie,
ovviamente in proporzione al numero di persone. Cogliamo l'occasione del semestre
di Presidenza italiana, ministro, per tentare di europeizzare maggiormente questo
fenomeno. Mi preoccupo un po' quando penso che, nella nostra legge finanziaria,
per gestire il fenomeno dell'immigrazione, abbiamo stanziato 250 milioni di
euro, mentre i bilanci dell'Unione europea parlano solamente di 12 milioni di
euro, vale a dire un ventesimo di quello che stanzia l'Italia. Credo, tuttavia,
che il «buongiorno» sia stato veramente buono. Il vertice di Salonicco è stato
certamente un ottimo auspicio. Ancora una volta, il Presidente Berlusconi ci
ha ricordato che considera il fenomeno dell'immigrazione, con i suoi contenuti
assolutamente positivi, per quanto riguarda i lavoratori irregolari, e con i
suoi connotati problematici, per quanto riguarda la clandestinità, come un fenomeno
da porre come priorità assoluta nel semestre di Presidenza italiana che sta
per iniziare. Grazie ancora, ministro, e complimenti per il suo operato (Applausi
dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO.
Signor Presidente, ho ascoltato con grande attenzione, come tutti i colleghi,
naturalmente, la sua relazione che - lo devo dire - fa piazza pulita della demagogia,
di una demagogia di cui, in questi due anni, abbiamo avuto troppe manifestazioni,
ancora in queste ultime settimane, di una demagogia che ha cercato di far credere
che gli immigrati c'erano perché c'era un certo tipo di Governo e che gli immigrati,
sia quelli legali sia quelli clandestini, sarebbero spariti cambiando il Governo,
di una demagogia che ha fatto credere che non si fosse fatta una politica in
questi anni, di una demagogia con cui si è avvelenato il dibattito politico.
Soprattutto, il paese e la società italiana non sono stati abituati a fare i
conti con quel fenomeno strutturale che lei ha indicato, che è l'immigrazione,
un fenomeno che - bisogna dirlo una volta per tutte - c'è, ci sarà e ci sarà
sempre di più, perché viviamo in un mondo nel quale il carattere multietnico,
multiculturale, multireligioso delle società e, in primo luogo, di quelle opulente
come le nostre, crescerà. Intanto, questa è una cosa che va detta e io spero
che si smetta una volta per tutte di continuare ad alimentare una campagna demagogica
che, in queste due anni, è stata troppe volte perseguita. E la pregherei, signor
ministro, di passare l'informativa anche a qualche suo collega di Governo, per
esempio al ministro Frattini, alla cui intelligenza fa velo, spesso, la faziosità,
di cui ha dato prova nell'intervista rilasciata, qualche giorno fa, al Corriere
della sera, dimentico che, dei ventisette accordi di riammissione oggi in vigore
tra l'Italia ed i paesi tributari dei flussi migratori, ventiquattro sono stati
siglati durante il periodo dei governi del centrosinistra. Abbiamo chiesto questo
dibattito niente affatto animati da volontà recriminatoria, ma perché convinti,
come lei - l'ha detto in conclusione del suo intervento -, che si tratta di
un grande tema che investe la civiltà ed il futuro di un paese. Ebbene, quello
che ha detto, signor ministro, rivela una cosa molto semplice, che ci sono soltanto
due politiche. Quella che chiede l'onorevole Bossi - le cannoniere, le frontiere
chiuse, la segregazione - personalmente la trovo incivile; ma, quand'anche uno
non la trovasse tale, voglio dire ai colleghi della Lega nord Padania che quella
politica è velleitaria, non soltanto incivile: non si può fare! Quindi, è inutile
continuare ad alimentare nella società italiana la velleità di fare cose che
non sono praticabili da nessuno, perché nessuno è in grado di sparare una cannonata
su una barca di immigrati e di profughi (Applausi dei deputati dei gruppi dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)! Bisogna smetterla
di dirlo! C'è solo un'altra politica: quella che abbiamo fatto noi quando eravamo
al Governo e che, adesso, cerca di fare lei, signor ministro, vale a dire una
politica che tenga insieme i quattro fronti da lei ha indicati. Il primo fronte
può essere indicato con una formula semplice, ma che mi pare libera da dimostrazioni
nella sua assertività: se non vogliamo che vengano tutti qui, bisognerà porsi
il problema di farli vivere meglio lì! È molto semplice. Ciò significa che o
si fanno politiche di cooperazione e di sostegno allo sviluppo nei confronti
dei paesi che sono principalmente tributari del fenomeno migratorio o, altrimenti,
non si spiega a nessun uomo ed a nessuna donna che sta male che va bene così:
cercherà di andare da un'altra parte dove sta meglio! Questa cosa può sembrare
ovvia, ma non lo è perché, negli ultimi anni, si è fatta una politica di restrizione
degli ingressi e di riduzione degli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Le due
cose non stanno insieme (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Non stanno insieme! Se si
vogliono ridurre, contenere, ridimensionare i flussi, bisogna spendere di più
per i paesi in via di sviluppo, creando lì condizioni di sviluppo che calmierino
la tendenza a cercare altrove ragioni di dignità e di futuro. Glielo dico perché,
tra qualche settimana, ci sarà il DPEF e, poi, la legge finanziaria: sarà bene
pensare, sin da adesso, a quali fondi avrà il capitolo della cooperazione e
degli aiuti ai paesi in via di sviluppo se vogliamo fare una politica su questo
primo tema da lei giustamente evocato. Sottolineo che, qualche settimana fa,
il ministro Tremonti ed il ministro Martino hanno saccheggiato i fondi per la
cooperazione per pagare la spedizione militare in Iraq (Applausi dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
LUCA VOLONTÈ.
Non è vero!
PIERO FASSINO.
Secondo: serve, come lei ha detto, una politica di contrasto all'origine. Certo,
perché una politica di contrasto soltanto alle nostre frontiere rischia di essere,
in buona parte, meno efficace! Serve una politica di contrasto all'origine,
che si fa, però, con accordi bilaterali. Le ricordo, signor ministro, che gli
unici tre accordi bilaterali di lotta e contrasto all'origine, con Albania,
Marocco e Tunisia, sono stati sottoscritti nell'epoca del centrosinistra.
FILIPPO ASCIERTO.
Con l'Albania no!
PIERO FASSINO.
Tutti e tre. Dopo, non ne sono stati sottoscritti più! Questi accordi bilaterali
di contrasto all'origine si fanno, però, se, parallelamente, si fa una politica
di cooperazione: a questi paesi puoi chiedere di fare insieme la lotta se, intanto,
dai loro. Glielo dico forte di un'esperienza, perché voi citate molto l'Albania,
ma quella politica l'abbiamo fatta noi; il sottoscritto, quando era sottosegretario
agli esteri, andò a firmare accordi di cooperazione per 200 miliardi, che facevano
parte di quel pacchetto che prevedeva anche il pattugliamento misto sulle coste
albanesi e il nostro stazionamento della Guardia di finanza e dei carabinieri
a Valona.
CESARE RIZZI.
Anche in Bosnia!
PIERO FASSINO.
Anche in Bosnia, se vuoi. Rizzi, tu non sai neanche dov'è la Bosnia, lascia
stare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo
- Si ride)!
PRESIDENTE.
Onorevoli, andiamo avanti, è inutile polemizzare.
PIERO FASSINO.
Chiedo scusa al collega Rizzi; chiedo scusa, è stata una battuta infelice.
PRESIDENTE.
Andiamo avanti, coraggio.
FEDERICO BRICOLO.
Raccontaci della Serbia, Fassino! Raccontaci di Telekom Serbia!
PRESIDENTE.
Collega, la prego. Se non si interrompe, si evita la controreplica e via dicendo.
PIERO FASSINO.
Giusto. Terza questione: la politica di integrazione di quelli legali. Lei giustamente
ha detto: attenzione, noi ci occupiamo soprattutto della clandestinità e della
illegalità; quella è una patologia che riguarda una quantità certo significativa
e va affrontata, ma il grande tema è come ci occupiamo della immigrazione legale.
Perfetto. Ma se vogliamo fare una politica che si occupi dell'immigrazione legale,
bisogna fare una politica di integrazione, di accoglienza, di disponibilità,
con una effettiva capacità di utilizzare questa risorsa che è l'immigrazione.
Ora, lei ha citato la legge Bossi Fini; l'unico appunto che le faccio è che
lei, come tutti i suoi colleghi di Governo, continua a far credere che il problema
dell'immigrazione cominci ad essere gestito da quando c'è questa legge. Le segnalo
che la Bossi-Fini è una legge di correzione e di integrazione di una legge che
si chiama Turco-Napolitano, sulla base della quale si sono fatte molte delle
cose che lei ha detto, e forse ricordarlo non sarebbe male. Ma, detto questo,
la legge Bossi-Fini sta dando questi risultati; glielo segnalo perché è importante,
non sono dati miei sono dati di Unioncamere, li conoscete anche voi. Mercato
del lavoro: 83.000 ingressi negli ultimi due anni per ragioni di lavoro, 63.000
stagionali, 20.000 stabilizzati. E già questa è una patologia, perché il mercato
del lavoro italiano ha molto più bisogno di ingressi degli stabilizzati che
non degli stagionali; ha bisogno anche degli stagionali, ma il rapporto 60 a
20 è un rapporto distorto. Questo è un primo problema. Secondo: a fronte di
quei 20.000 che sono stabilizzati, nel 2001, dice Unioncamere, il sistema produttivo
ha fatto richieste per farne venire in Italia 150.000, nel 2002 164.000, la
previsione del triennio 2003-2005 è da 200-220 mila all'anno. Prendo atto allora
che il sottosegretario Mantovano qualche giorno fa in un'intervista ha detto
che bisogna alzare la quota di ingressi; prendo atto, ma questo riguarda noi
due; le mando poi un po' di sue dichiarazioni quando lo dicevamo noi qualche
anno fa; ma questo non è così significativo. Ne prendo atto, perché governare
obbliga a misurarsi con i problemi e liquida ogni forma di demagogia, ma se
è così, bisogna cambiare radicalmente la parte della legge Bossi-Fini che regola
le assunzioni e il mercato del lavoro, perché una legge che, come ho dimostrato
con questi dati, rende di fatto molto più difficile assumere legalmente, diventa
obiettivamente il terreno per la crescita di ogni forma di lavoro sommerso,
illegale e irregolare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo,
della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). E una politica di
integrazione che lei ha evocato, e su cui io sono molto d'accordo, richiede
anche che si mettano in campo i finanziamenti necessari. Le segnalo che, ancora
una volta, il suo collega ministro dell'economia e delle finanze ha selvaggiamente
ridotto tutte le risorse finanziarie devolute al sistema degli enti locali sul
capitolo dell'immigrazione, che con questo Governo non è stato realizzato un
solo centro di accoglienza e di raccolta per i clandestini che arrivano perché
non vadano in giro (tutti quelli che voi utilizzate sono stati fatti dal famigerato
precedente Governo di centrosinistra e dalla legge Turco-Napolitano). Oltre
ai fondi per la cooperazione, oltre ai fondi per il contrasto all'origine, gli
sottolineo questo, visto che noi avremo la legge finanziaria da discutere tra
qualche mese. Prendo atto che Frattini ha dichiarato ieri in una intervista
che noi possiamo finanziare la Libia mandandogli le camionette. Gli segnalo
che questa settimana i sindacati di polizia hanno denunciato che non c'è la
benzina per le camionette in Italia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Quindi, sarà bene spiegare
tutto questo a Tremonti! In ogni caso, siccome io sono d'accordo, nella legge
finanziaria bisognerà prevedere i capitoli necessari. Infine, le voglio porre
due ultime questioni. Primo: la legge sull'asilo. Noi soffriamo del fatto che
l'Italia non ha una normativa sull'asilo adeguata e questo è un problema che
i nostri partner europei ci rimproverano sempre più. Io penso che questa sia
una priorità; pertanto, chiediamo che si pongano tra le priorità del Governo
la predisposizione e la presentazione, in maniera rapida, di un provvedimento
che ci consenta di affrontare questo problema. Infine, in coerenza con quanto
da lui poc'anzi detto, chiederei al ministro un intervento sollecito sul ministro
della giustizia il quale, da mesi e mesi, sta bloccando, tra i tanti dossier
europei in materia di spazio europeo di giustizia, anche il piano europeo contro
il razzismo. Lei capirà benissimo che c'è un'evidente connessione, quanto meno
sul piano culturale e sociale, tra l'iniziativa contro ogni forma di razzismo
e di xenofobia e le politiche per l'integrazione. In ogni caso, noi riteniamo
che su una politica che si basi su quei quattro volet, che il ministro ha indicato
e che io ho richiamato, si possa gestire seriamente il tema dell'immigrazione
facendo, appunto, piazza pulita di ogni demagogia e di ogni semplificazione.
Naturalmente, ma questo è un problema che riguarda lei, ho l'impressione che
il ministro Pisanu, per adottare quella politica, si appoggerà più a noi che
ai suoi colleghi della maggioranza di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti
italiani e Misto-Socialisti democratici italiani - Molte congratulazioni).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA.
Signor ministro, come vede, adesso, l'onorevole Fassino l'ha sollecitata ad
appoggiarsi al sostegno politico dell'opposizione, quasi adombrando il rischio
che lei non sia sostenuto da una maggioranza coesa. Io voglio rassicurarla che
tutte le forze politiche del centrodestra sostengono l'iniziativa di questo
Governo e l'iniziativa politica del suo ministero; sostengono, quindi, il messaggio
e la cultura politica che informa l'azione, la filosofia e l'impianto culturale
del Governo di centrodestra in materia di immigrazione. Sarei, quindi, anche
felice e lieto che con fermezza si respingessero queste strumentalizzazioni
di solidarietà che vengono rivolte al ministro dell'interno. Signor ministro,
non abbiamo bisogno della solidarietà della sinistra per attuare una politica
di fermezza, una politica di forza, una politica anche di apertura a favore
dell'immigrazione regolare (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Signor ministro, le politiche di sicurezza e quelle di integrazione sono le
sfide che i Governi di tutti i paesi europei devono sapere accettare e superare
per garantire lo sviluppo economico e soprattutto l'armonia sociale delle nostre
comunità. Però, è anche vero che, in Europa, un cittadino su tre considera gli
immigrati ancora una minaccia per la sicurezza e l'ordine pubblico, per l'occupazione,
per la cultura e l'identità nazionale. Ed è su questi temi, su questa apprensione,
su questo stato d'animo, che è fallito il processo di azione politica della
sinistra a livello europeo e anche a livello nazionale. È un dato di fatto che
il Governo laburista inglese, quello socialdemocratico tedesco e molte posizioni
di molti altri paesi che si richiamano alla cultura dei liberal e della sinistra
oggi vedono, nell'azione di Governo del centrodestra e nella legge Fini-Bossi,
un punto di riferimento, un'azione che può contrastare seriamente l'immigrazione
clandestina, e può anche valorizzare, come deve valorizzare, anche il processo
e l'azione di penetrazione sul territorio dell'immigrazione regolare. Pertanto,
è veramente poco responsabile la querelle di chi cerca di porre il problema
dell'accoglienza in contrasto con quello dell'intransigenza nella repressione
delle forme di immigrazione illegale. L'esperienza dei paesi europei, che hanno
conosciuto il fenomeno dell'immigrazione molto prima del nostro, dimostra che
dietro alle istanze sociologiche e moraliste, che hanno animato l'accoglienza
nei decenni passati e che sono tuttora presenti nelle facili e sterili posizioni
del centrosinistra, si è fatta strada una generale incapacità di associare alle
esigenze di garantire i diritti per i nuovi arrivati, il diritto-dovere di queste
comunità all'inserimento nel tessuto sociale del paese che li ospita, il fondamentale
diritto alla sicurezza per i nostri cittadini. È vero, la maggior parte degli
immigrati viene a cercare una condizione di vita dignitosa; un benessere per
sé e per la propria famiglia. Il nostro Governo non solo non intende disconoscere
questo diritto di ogni uomo, ma vuole anche tutelarlo attraverso il rigido controllo
di quelle forze che lo possono minacciare. Alle fruste polemiche sociologiche
dell'opposizione rispondiamo che la nostra politica non opera una distinzione
fra immigrato e cittadino italiano, bensì fra immigrato regolare e clandestino.
E l'immigrato regolare, che lavora, che paga le tasse e che accetta le nostre
regole, è innegabilmente una risorsa per il nostro paese. Questo soggetto risponde
ai bisogni reali della società italiana, che ricerca persone che lavorino in
fabbrica, che si prendano cura degli anziani e che colmino l'insostenibile tasso
di invecchiamento della popolazione. Ma è verso l'immigrato irregolare che si
rivolge la preoccupazione della maggioranza degli italiani, ed è verso l'immigrazione
irregolare che questo Governo e questa maggioranza devono assumere posizioni
di netta fermezza. Il centrodestra, attraverso l'impianto normativo della legge
Fini-Bossi, sta costruendo un binomio legalità-integrazione, vale a dire una
politica dell'immigrazione capace di garantire l'inserimento nella nostra società
degli immigrati che, a pieno titolo, vivono e lavorano nel nostro paese, ma
è capace, al tempo stesso, di adoperarsi per tutelare la sicurezza dei nostri
cittadini, anche attraverso una linea di fermezza nella repressione della clandestinità.
L'ordine ed il rispetto delle regole sono indispensabili, dunque, per un effettivo
Governo del fenomeno migratorio. Abbiamo ereditato - e questa non è demagogia,
come ha sostenuto l'onorevole Fassino - dai passati Governi del centrosinistra
condizioni disastrose. È un dato di fatto, onorevole Fassino: mi dispiace, lei
giustamente e legittimamente ritiene che così non sia, ma non avrebbe avuto
senso dover realizzare la regolarizzazione di 702 mila persone (Commenti del
deputato Fassino), a distanza di un anno e mezzo dall'ultima sanatoria del 1998
della legge Turco-Napolitano, se non avessimo dovuto prendere coscienza che,
in un anno e mezzo, avete fatto entrare più di 700 mila irregolari e clandestini
(Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!
Questo è un dato di fatto al quale credo che lei, uomo intelligente e serio,
non possa obiettare alcunché, come è un dato di fatto che, di fronte alle politiche
di fermezza nei confronti dell'immigrazione clandestina che passano attraverso
la realizzazione dei centri di permanenza temporanea, non c'è occasione in cui
il suo partito, a Bologna, contrasti fortemente questa posizione (Applausi del
deputato Raisi): si costruiscono i centri di permanenza temporanea per contrastare
l'immigrazione clandestina, e voi, o i movimenti no global...
PIERO RUZZANTE
Due in Emilia Romagna!
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. ...
li distruggete! Questa è la vera differenza! Vogliamo trasformare il fenomeno
dell'immigrazione regolare in un processo fisiologico, che viene contrastato
fermamente. Voi avete, in realtà, tollerato l'immigrazione clandestina ed i
risultati oggi in parte sono ricaduti anche sulla responsabilità del Governo
di centrodestra! Queste, purtroppo, sono le amare verità; tuttavia, è indiscutibile
che l'azione propulsiva del Governo e l'azione della maggioranza che sostiene
questo Governo sono volte a tutelare i princìpi fondamentali che, giustamente,
il ministro dell'interno ha voluto sottolineare. Le politiche di immigrazione
non sono solamente le politiche della sicurezza e della repressione, ma anche
la politica estera, le politiche di coordinamento a livello europeo, le politiche
di accordi bilaterali e multilaterali. In tal senso, questo Governo sta lavorando
molto bene, ma ha ragione il ministro quando intende sottolineare - e giustamente
sottolinea - che si tratta di una politica anche a favore della cooperazione
e dello sviluppo, per rendere più compatibile il processo di crescita, per realizzare
un'osmosi tra il nord e il sud del mondo, per creare condizioni di vivibilità
che consentano ai poveri e ai diseredati del mondo di poter attingere alle risorse.
Ma allora, signor ministro, le chiedo anche che questo Governo abbia più coerenza
nelle politiche a favore della cooperazione e dello sviluppo, poiché dobbiamo
creare le condizioni affinché si superino anche i protezionismi ed i corporativismi
nella politica del commercio internazionale. Bisogna avere il coraggio di affrontare
in modo coerente queste linee a livello di politica non solo nazionale, ma anche
internazionale. A Cancun andremo a discutere (nella quinta conferenza ministeriale)
dei grandi temi del commercio internazionale e delle aperture verso i mercati
dell'Occidente anche delle economie povere: infatti, non basta sostenere semplicemente
tali paesi con la cancellazione del debito, ma bisogna anche far crescere i
livelli di democrazia ed il tasso di occupazione. Allora, le vere politiche
liberali consistono nell'aiutare questi paesi non con la carità, bensì con gli
aiuti concreti, con il sostegno economico e con la collaborazione e la cooperazione
di carattere economico. Queste sono politiche vere ed autenticamente sane che
un Governo di centrodestra che vuole ammodernare questo sistema deve praticare,
superando le politiche della finta solidarietà, le politiche dell'assistenza
e le politiche delle parole e dei princìpi che non sono seguite dai fatti. Signor
ministro, a nome di Alleanza nazionale riconfermo il sostegno e la solidarietà
a lei, al sottosegretario Mantovano ed a tutto il suo Ministero, perché state
lavorando con grande attenzione e professionalità. Tuttavia, le chiedo, a nome
di Alleanza nazionale e credo anche a nome della maggioranza, di attuare seriamente
la legge Fini-Bossi. L'abbiamo approvata con convinzione, abbiamo dato attuazione
ad una serie di iniziative previste da tale legge e dobbiamo avere il coraggio
di attuarla definitivamente. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che, per
contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina, occorre senso di umanità,
ma non appoggiarci semplicemente a concetti sterili di mera solidarietà. Signor
ministro, lei sa perfettamente che la legge Fini-Bossi stabilisce che ogni tipo
di clandestino deve essere espulso e ritornare nel paese di provenienza o di
origine. Allora, è duro doverlo dire e me ne assumo la responsabilità: devono
essere accertate le generalità anche di questi extracomunitari recentemente
sbarcati in Sicilia, a Lampedusa. Per dare un segnale di forza politica e contrattuale
anche nei confronti di coloro che sfruttano l'immigrazione clandestina, bisogna
avere il coraggio di respingere alla frontiera e di rimandare nel paese di origine
o provenienza chiunque violi le leggi nazionali ed internazionali e chiunque
entri in Italia senza un regolare permesso di soggiorno. Signor ministro, devono
essere attuati altre norme ed istituti previsti nella legge Fini-Bossi. Ha ragione:
bisogna trovare le risorse economiche e finanziarie e, quindi, nel documento
di programmazione economico-finanziaria e nella legge finanziaria deve esservi
questo impegno forte e fermo. Bisogna informatizzare gli uffici di immigrazione
e, quindi, creare la possibilità e la capacità di interloquire fra uffici periferici
e centrali, in modo tale che anche i rilievi dattiloscopici e la loro comparazione
possano essere svolti per via informatica. Abbiamo detto che, d'ora in poi,
gli ingressi dovranno avvenire per chiamata nominativa, ma dobbiamo informatizzare
gli uffici consolari con il cervellone centrale per fare incrociare la domanda
con l'offerta. Dobbiamo, quindi, creare le condizioni perché la legge Fini-Bossi
possa essere realmente attuata ed applicata. Bisogna costruire centri di permanenza
temporanea, laddove possibile, uno per regione, perché è inaccettabile ed impensabile
che le nostre forze dell'ordine - a cui va, lo ripeto, l'applauso e la solidarietà
di tutto il centrodestra, soprattutto di Alleanza nazionale - debbano essere
costrette, a fronte di un extracomunitario che va espulso, a doverlo portare
in giro per l'Italia in cerca di un centro di permanenza presso cui allocarlo
per il tempo necessario a poter procedere all'espulsione fisica. Dobbiamo razionalizzare
e creare le condizioni perché la legge Fini-Bossi, che è un ottimo provvedimento,
possa trovare adeguato compimento ed attuazione. Signor Presidente, onorevoli
ministri e colleghi, la nostra posizione è di grande responsabilità. Crediamo
che l'immigrazione regolare sia una risorsa per il nostro Stato, se vi sarà
la giusta possibilità di trovare una capacità di governo anche sul territorio.
L'allocazione cui lei faceva riferimento, i due milioni e mezzo di extracomunitari
presenti nel territorio, è pari a circa il 3,8 per cento della popolazione complessiva
italiana. Tuttavia, signor ministro, non è un problema di numeri, ma di come
viene allocata la presenza degli extracomunitari. Lei sa perfettamente che nel
nord est ed ovest vi è una presenza di extracomunitari quasi saturata nel territorio
e ciò evidentemente deve comportare una politica di maggior omogeneizzazione
della presenza degli stessi. Signor ministro, concludo rinnovandole, a nome
di Alleanza nazionale, la nostra piena solidarietà e la nostra fiducia totale
e completa. Lei sta lavorando molto bene e noi continueremo a sostenere questo
Governo. Le chiediamo, però, oltre alle parole ed alle importanti affermazioni
di principio che lei ha espresso, risposte e fatti concreti. Questo ci chiede
l'Italia, questo ci chiede il paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza
nazionale, di Forza Italia e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici
di centro).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI.
Signor Presidente, signor ministro, non ci costa alcun imbarazzo darle atto
della serietà e dell'impegno con cui sta fronteggiando la drammatica emergenza
umanitaria determinatasi nel nostro paese, in particolare nel canale di Sicilia.
Non avremmo saputo usare parole diverse da quelle scelte da lei in un'intervista
di domenica scorsa e ribadite ancora oggi nella seconda parte del suo intervento.
Qualche collega della Lega le rimprovera di ricorrere ad un linguaggio ulivista
e credo che abbia ragione. Per essere precisi, per la verità, sarebbe più giusto
definirlo un linguaggio responsabile, cioè da uomo di Governo: è un sinonimo.
Voi avete vinto le elezioni con il linguaggio e gli argomenti della Lega. Ricordiamo
tutti i manifesti di Alleanza nazionale, ancora un anno fa, nelle strade d'Italia:
«non più immigrati clandestini, un impegno mantenuto».
ENZO RAISI.
L'abbiamo ribadito anche adesso, Castagnetti!
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi...
PIERLUIGI CASTAGNETTI.
Ma, purtroppo, ci sono, gli immigrati clandestini! Sono il frutto, le dimostrerò,
di quell'errata legge, che si fa una e trina, perché qualcuno la definisce Bossi-Fini;
lei l'ha definita Fini-Bossi e, da questa parte, la definiscono Bossi. Penso
che sia la stessa legge, no? O sono tre leggi (Applausi dei deputati del gruppo
della Margherita, DL-l'Ulivo)? È in tale legge una delle responsabilità di ciò
che sta accadendo. Quel linguaggio e quegli argomenti, vi siete accorti - almeno
lei, signor ministro dell'interno -, sono il contrario di ciò che serve per
governare. Anche nel gruppo parlamentare che lei presiedeva nella passata legislatura
molti si sono lasciati catturare - non lei personalmente, le do atto - dalla
demagogia un po' cinica che si è spinta ad accusare il Governo, ai tempi dei
due finanzieri morti nelle acque di Castro, di complicità ed assassinio. No,
noi non restituiremo nulla del fango propagandistico di cui avete ricoperto
per anni il nostro modo responsabile di governare un problema così difficile
e drammatico, come lei ci ha detto. Ci accontentiamo di registrare il vostro
ravvedimento - se tale è -, purtroppo successivo, come per le tasse, il Mezzoggiorno,
eccetera, al grande inganno elettorale. All'ultimo momento, il gruppo della
Lega ha deciso di essere presente. È entrato, adesso, dopo il suo intervento,
anche il presidente, onorevole Alessandro Cè. Non sarebbe stata la prima volta
che i colleghi della Lega uscivano dall'aula, mentre parlava un ministro non
amato. Hanno persino deciso di disertare un Consiglio dei ministri che, poi,
si è dovuto sconvocare. Hanno chiesto la sua sostituzione, signor ministro dell'interno.
Il Vicepresidente del Senato ha chiesto la sua sostituzione. L'unico che continua
a fingere di non vedere è il Capo del Governo, che continua a non dire una parola,
mettendo persino il Capo dello Stato nell'imbarazzante condizione di svolgere
una qualche forma di supplenza per consentirle, signor ministro, di continuare
il suo lavoro con serenità. Il Presidente del Consiglio non si rende conto che
la sua difficoltà ad affrontare e a dominare una situazione, ad affrontare una
verifica che continua ad essere rinviata, lo rende oggettivamente meno credibile
e più debole sul piano comunitario, dato che lo attende un semestre di Presidenza
molto delicato, soprattutto su un tema come quello dell'immigrazione, che, finalmente
riconoscete, con due anni di ritardo, essere di dimensione europea. Ma riconoscere
la scala europea impone, signor ministro, comportamenti conseguenti. Occorre
tornare al Consiglio europeo di Tampere, quello in cui l'Italia ottenne il coinvolgimento
di Europa. Occorre dimenticare il Consiglio europeo di Siviglia in cui voi avevate
sostenuto esattamente le posizioni opposte a quelle che lei in quest'aula ci
ha detto. Occorre, in sede di nuova Costituzione europea, sostenere uno spazio
maggiore alla sovranità europea. Se vogliamo che l'Europa intervenga, essa deve
avere prerogative e poteri. Occorre potenziare Europol con competenze, poteri,
uomini e risorse. Occorre adeguarsi alle indicazioni europee in materia di politica
di accoglienza e non solo di respingimento. Occorre riconoscere all'Unione europea
una maggiore dotazione di risorse, poiché sino a quando il bilancio comunitario
si regge su poco più dell'1,5 per cento del PIL ogni nostra evocazione di un
maggiore ruolo dell'Europa rischia di restare una mera esortazione. Solo in
questi giorni stiamo autorizzando la ratifica in Parlamento della Convenzione
di Palermo (e siamo l'ultimo paese a farlo). Il tema della clandestinità impone
responsabilità, visto che finalmente sembrate intenzionati a scegliere la via
che lei, signor ministro, ci ha qui proposto e che noi apprezziamo. Occorre
scegliere di ripensare la Bossi-Fini. Voglio essere sincero: sarebbe giusto
che voi ritiraste la Bossi-Fini (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita,
DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
Siete stati accusati dalla Lega di non aver emanato i regolamenti attuativi.
Ebbene, quel regolamento attuativo specifico, che dovrebbe regolarizzare il
permesso di soggiorno, condizionato alla preesistenza di un contratto di lavoro
- quella condizione particolare che è alla base dell'aumento della clandestinità,
in quanto in Italia si entra clandestinamente perché vi è una domanda e non
si può entrare regolarmente (Applausi dei deputati Fassino e Turco): ecco dove
la Bossi-Fini, o la Fini-Bossi, chiamatela come volete, è alla base di un fenomeno
come quello che registriamo oggi! -, non riuscirete a farlo, come vi ha dimostrato
pochi giorni fa, su Il Sole 24 Ore, un insigne economista, a meno di introdurre
filtri e ragnatele burocratiche così paralizzanti da terrorizzare tutto il sistema
produttivo, che vi chiede - lo ha detto lei, signor ministro - 200 mila posti
in più ogni anno. Perché, infatti, mentre continua la lunga e sterile campagna
elettorale della Lega, il paese paga il prezzo di uno sviluppo costretto a rallentare
ulteriormente e non di rado ad emigrare a sua volta per poter produrre. Lei,
ministro, ha detto che siamo di fronte ad un fenomeno epocale: lei ha ragione,
è vero! È previsto che solo la popolazione dell'Africa possa aumentare di 500
milioni di unità nei prossimi dieci anni. Come bloccare i flussi migratori di
chi sale verso nord per cercare lavoro, cioè vita, come ha detto lei? Con i
carabinieri? Certo, ma non solo. Soprattutto, e prima di tutto, con lo sviluppo,
a casa loro, come aveva detto di voler fare l'Europa quando ha deciso di realizzare
lo spazio euromediterraneo. A metà degli anni novanta, infatti, l'Europa, con
la Conferenza europea di Barcellona, aveva capito che era questo l'intervento
che si doveva effettuare, così come lo aveva ribadito persino il G8 di Genova.
Che cosa ha da dire, a tale riguardo, il Governo italiano, che decide di tagliare
persino le poche lire destinate alla cooperazione internazionale? Volete discutere
seriamente di questi temi, di questo fenomeno epocale? Diteci dove e quando:
noi ci saremo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo,
dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti
democratici italiani - Congratulazioni)!
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ.
Signor Presidente, onorevole ministro Pisanu, onorevoli colleghi, spero anzitutto
che il ministro ci voglia onorare di ritenere il nostro gruppo e la nostra forza
politica corresponsabili, sinceramente, della sua seria azione di Governo. Oggi,
da tutto il centrosinistra, si è passati dalle accuse nei confronti della Bossi-Fini,
come legge xenofoba, a ciò che è la verità, cioè un'integrazione importante
delle leggi precedenti in materia. Non vorremmo offuscare le precise e vere
parole che lei, onorevole ministro, ci ha offerto, ma tuttavia ci permetta alcune
osservazioni. Un punto di metodo: si sono chieste dimissioni, si è detto che
non si veniva in aula, che è inutile questo dibattito parlamentare. Bene, noi
riteniamo che il rapporto fra Governo e Parlamento ed il confronto tra le forze
politiche in Parlamento e tra il Governo e il Parlamento, all'interno della
sede parlamentare, non sia solo una ricchezza in sé, ma sia un fondamentale
carattere della democrazia parlamentare di questo paese ed è anche la responsabilità
di rappresentanti del popolo, come siamo noi, che ci deve indurre ad apprezzare
sempre la disponibilità delle altre forze politiche a confrontarsi, nonché a
riconoscere la sua precisa responsabilità a venire in Parlamento ogni qualvolta
ne venga fatta richiesta. Non è dando fuoco alle polveri né dando sfogo agli
strilli che si governano - lei lo ha affermato in altri termini - fenomeni storici
come questo, non lo si fa con ultimatum, ma con senso dello Stato e responsabilità.
Nel merito la legge è stata approvata dopo un proficuo iter parlamentare: si
era partiti dall'idea del carcere per tutti i clandestini e si è giunti alla
straordinaria emersione di 700 mila lavoratori in nero e di qualche migliaia
di imprese; dunque, più diritti, ma anche più contributi per le casse dello
Stato. Il merito non è mai stato quello delle bombe su donne, anziani e bambini;
infatti, mai nella civiltà italiana si è bombardato chi scappava dalle persecuzioni,
dalle deflagrazioni esplosive del proprio paese. Il merito è rappresentato anche
da una legge che mette insieme repressioni per i mercanti di uomini e solidarietà
per i disperati. Principi che poggiano su due pilastri fondamentali di questa
norma: rimane in Italia chi lavora per sé, nelle famiglie e nelle imprese; viene
in Italia, oltre alla famiglia di ogni lavoratore, chi ha aiutato nel suo paese
a crearsi una professionalità di cui le imprese italiane hanno bisogno (per
Unioncamere servono 200 mila nuovi immigrati all'anno). Ricordo inoltre a me
stesso che, senza un nuovo decreto flussi, nei prossimi anni saremo più poveri
e, oggi, meno ricchi e forse anche meno istintivi. Ogni anno imprese, regioni,
volontariato verificano necessità e opportunità di impiego extracomunitario,
mettendo in campo tutto ciò di cui si necessita per la vera integrazione: scuole
di lingua, conoscenza delle leggi, rispetto degli usi e dei costumi per chi
viene nel nostro paese. Ci sono impegni importanti che dipendono anche dal Parlamento:
la nuova legge contro la tratta, condivisa da tutte le forze parlamentari e
inspiegabilmente ferma; rendere efficace il recepimento della direttiva dell'Unione
europea, già recepita dal Governo, sul diritto d'asilo e il protocollo di Palermo;
approvare norme che diano più soldi per contrastare i negrieri e sostenere l'integrazione
dell'immigrazione come opportunità. Qui è stata citata la cooperazione internazionale
- lo dico anche al Presidente della Camera - e due ministri sono venuti in quest'aula
ad affermare che la cooperazione internazionale non avrebbe subito alcun congelamento
dei fondi; sarebbe improprio verificare, in seguito, che quanto affermato in
Parlamento poi non viene realizzato. Onorevoli colleghi, ci sono poveracci morti
in mare, il Mediterraneo continua a macchiarsi di sangue, i corpi di donne,
bambini, anziani e padri di famiglia tornano a galleggiare; chiediamo rispetto
per i morti e anche per i vivi. Altro che sbraitare e giocare a nascondino con
l'Assemblea! Il dramma - come affermato a Salonicco da Berlusconi e Prodi -
merita una risposta europea. Occorrono accordi più saldi con i paesi della costa
sud del Mediterraneo, più accordi bilaterali ed europei; quanto siano lontane
le steppe russe dalla costa sud del Mediterraneo tutti lo sappiamo! Al nostro
popolo è capitato per secoli di emigrare, dai banchieri e dai commercianti lombardi
a Londra nel Medioevo alle navi della speranza a New York, a Buenos Aires, a
San Paolo, a Toronto, e nessuno li ha mai accolti a cannonate, anzi. Nel nostro
DNA ci sono i mercanti arabi, cittadini onorari di Venezia e di Pisa nel Medioevo.
Quando non hai un lavoro e nessuno te lo insegna, quando non puoi dare il cibo
ai tuoi figli, a tua moglie, quando nel tuo paese vedi uomini bruciati a cataste
o figli di schiavi che pressano le frontiere della Libia partendo dal Sudan,
quando accade tutto ciò, che resta da fare? Davanti alla disperata autoconservazione
di sé e dei propri cari, anche il mare tempestoso, anche i negrieri, tutto costituisce
l'ultima speranza. E tutto farà il nostro Governo e, in particolare, il nostro
ministro dell'interno, tranne urla o «strilli» di cannone. Tutti noi abbiamo
a cuore la sicurezza dei cittadini e delle frontiere, ma non esiste alcun rapporto
tra ciò e il rombo sentito in questi giorni. L'immigrazione clandestina va governata
e risolta a partire dalle sue cause originarie, per lo sviluppo di quei paesi
come opportunità per l'Italia e per l'intera Europa. Per il metodo e per il
merito siamo orgogliosi della nostra responsabilità di rappresentare in questa
sede il popolo italiano. Siamo orgogliosi di ciò che lei, signor ministro, fa
nel suo straordinario impegno quotidiano, nel rispetto delle leggi e della civiltà
del nostro paese. Molta ricchezza e pochi figli? Vorremmo ci fossero più figli
- e ciò vale per le pensioni e per l'immigrazione - e tutte le opportunità di
benessere per noi e per gli stessi immigrati nel nostro paese e in tutta l'Europa
(Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei
democratici di centro).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ.
Signor Presidente, signor ministro dell'interno, onorevoli deputati, avremmo
disertato volentieri questo dibattito, questo rituale inutile e ripetitivo,
orchestrato solo per emarginare la Lega, per fare un regalo alla sinistra, voluto
dal Presidente della Camera, dal ministro Pisanu e da chi la pensa allo stesso
modo all'interno della maggioranza sul tema dell'immigrazione, per rendere tangibile
la solidarietà consociativa di Fassino e compagni. La solidarietà verso il ministro
dell'interno proviene da quella stessa opposizione che votò compattamente contro
la legge Bossi-Fini, che ancora oggi definisce indegna. È una solidarietà che
sottintende chiaramente la volontà di cogestire la politica dell'immigrazione
con una parte della maggioranza. Abbiamo deciso di partecipare al dibattito,
perché siamo stanchi dell'ipocrisia degli esponenti politici che lo hanno voluto,
per dire loro, direttamente, che il loro gioco deve finire e per svelare il
loro vero fine. I dati che lei ha fornito, ministro Pisanu, sono lontani mille
miglia dalla verità. Al massimo possano rispecchiare il numero di quanti hanno
chiesto lo status di rifugiato politico o l'asilo nel nostro paese. È certamente
difficile conoscere il numero dei clandestini, perché questi non vanno certamente
ad autodenunciarsi alla polizia. Ma, i cittadini avvertono che il numero degli
immigrati aumenta velocemente ed esponenzialmente.
ELETTRA DEIANA.
Incombe!
ALESSANDRO CÈ.
Lo avvertono nelle grandi città, come lo avvertono nei piccoli paesi, dove il
numero degli immigrati residenti è aumentato di tre, cinque volte negli ultimi
due o tre anni, sfiorando ormai il 5, 10 per cento della popolazione, stravolgendo
equilibri sociali consolidati. D'altronde, basta parlare con la gente e circolare
per le nostre strade - quello che lei, signor ministro, non fa a sufficienza
- per constatare il continuo aumento di criminalità e di prostituzione di extracomunitari
che vivono di espedienti. Quindi, dopo le sanatorie della sinistra, per le quali
chi c'era, c'era e veniva sanato, il numero di immigrati è continuamente aumentato,
attraverso l'arrivo in massa di clandestini. In questo senso, nulla è cambiato.
Ci spiace che se ne vada, signor ministro.
BEPPE PISANU, Ministro dell'interno.
Per esigenze non delegabili!
ALESSANDRO CÈ.
Per il rispetto che ha nei confronti del Parlamento, forse!
PRESIDENTE.
Onorevole collega...
ALESSANDRO CÈ.
In questo senso, nulla è cambiato.
PRESIDENTE.
Onorevole collega, qui c'è il sottosegretario per l'interno, il ministro per
i rapporti con il Parlamento, due sottosegretari. Non ho i poteri...
ALESSANDRO CÈ.
È una vergogna, Presidente! È una vergogna! Siamo qui a fare un dibattito importante
sull'immigrazione. L'avete voluto voi. Il ministro dell'interno, chiaramente,
esce perché non gli vanno bene le parole della Lega. Ma che ministro è (Commenti
dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)?
FAUSTO BERTINOTTI.
Chiedi le dimissioni!
PRESIDENTE.
Onorevole Cè, lei risponde esattamente delle parole che sta dicendo. Sono talmente
eloquenti le sue parole, che non ritengo opportuno replicare. Si documentano
da sole.
ALESSANDRO CÈ.
Cosa vuol dire: si documentano da sole? Presidente, ci spieghi meglio. Le forze
politiche hanno tutto il diritto di esprimere fino in fondo le loro convinzioni,
Presidente della Camera (Commenti del deputato Boato)!
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi, vi prego! Lasciate continuare l'onorevole Cè. Onorevole
Boato, la richiamo all'ordine! Non mi complichi la situazione! L'onorevole Cè
sta parlando e ha diritto di non essere interrotto.
ALESSANDRO CÈ.
Le chiedo di scorporare il tempo che abbiamo perso, Presidente!
PRESIDENTE.
Sì, onorevole Cè, come sempre.
ELETTRA DEIANA.
Cè, facci sognare!
ALESSANDRO CÈ.
In questo senso nulla, è cambiato. La legge Bossi-Fini, che prevede che si abbia
un contratto di lavoro per entrare regolarmente nel nostro paese, non è stata
minimamente applicata. Si comprende - è evidente - che esistono macchine organizzative,
come la Caritas, in piena azione (Commenti di deputati del gruppo della Margherita,
DL-l'Ulivo). Si avverte che sono coinvolte diffusamente le parrocchie, trasformate
spesso in agenzie di collocamento per badanti e lavoro in nero (Una voce: «È
una vergogna»!). Vergognati tu!
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi, vi prego di non interrompere l'onorevole Cè! L'onorevole
Cè ha diritto di parlare, come tutti gli altri in questa Camera, per cui vi
prego: chi dissente e vuole uscire, esca. Quello che interessa alla Presidenza
è assicurare a tutti di poter parlare. Per cui, vi prego.
ALESSANDRO CÈ.
Si è approvata la legge Bossi-Fini perché non era più accettabile passivamente
la logica illuministica per la quale l'occidente rappresenta e si concreta in
una serie di valori che prescindono dalla terra, dagli uomini che la abitano,
dalla loro storia e dalla loro identità. Al massimo, le idee illuministiche
- la democrazia sociale, eccetera - rappresentano il pensiero occidentale e
non l'occidente, che è fatto da uomini in carne ed ossa, che hanno coltivato
e difeso la loro terra per secoli, che hanno una loro storia, che hanno le loro
tradizioni e intendono mantenerle integre. Ai cittadini non interessa che l'occidente
diventi il mondo, attraverso l'introduzione del pensiero unico, cioè delle «regolette»
illuministiche che, se imparate a memoria, ti garantiscono la patente di occidentale
anche se provieni dal centroafrica o dall'estremo oriente. Il cittadino - il
cittadino! - è interessato a che accanto alle «regolette» illuministiche dell'occidente
ci sia il rispetto per lui, per le sue cose, per le sue tradizioni! Chiede,
in altre parole, universalismo, cioè unione nelle diversità, e non il colonialismo
globale del pensiero unico (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord
Padania). Evidentemente, qui in aula, anche fra i partiti alleati, ci sono versanti
differenti e differenti sensibilità. C'è chi sta con il popolo e c'è chi sta
con il palazzo illuminista, cioè con il colonialismo ammantato di buonismo.
Noi stiamo con il popolo. La Lega sta con il popolo! Questa vicenda dell'immigrazione
è paradigmatica della storia politica. Il popolo elegge i partiti per difendere
i propri interessi e viene sistematicamente tradito perché lor signori - e per
lor signori intendo dire alcuni all'interno della maggioranza, compreso il ministro
Pisanu - si appellano alle «regolette» illuministiche. È una partita a cui partecipa
anche la Chiesa, purtroppo: non a caso, Presidente Casini, si fa questo dibattito.
La Chiesa che, con il Concilio Vaticano II ha cambiato radicalmente giudizio
sulla modernità (Commenti), considerandola improvvisamente cristiana ...
PRESIDENTE.
Colleghi ...
ALESSANDRO CÈ.
... dopo che per 200 anni era stata considerata anticristiana. La Chiesa che
abbandona la sua stessa tradizione (Commenti del deputato Boato) ...
PRESIDENTE.
Onorevole Boato, io voglio assicurare la possibilità a tutti soprattutto di
attaccare il Presidente della Camera, quando lo ritengono. Per cui la prego
di stare zitto e di far parlare l'onorevole Cè.
MARCO BOATO.
Lo stiamo ascoltando!
PRESIDENTE.
Questa è la democrazia, per chi sa che cos'è la democrazia! Onorevole Cè, continui.
ALESSANDRO CÈ.
La Chiesa abbandona la sua stessa tradizione finendo per perdere l'occidente,
il baluardo europeo; la Chiesa dimentica l'universalismo per passare al dio
unico della globalizzazione, al sincretismo illuminista. Questi sono i veri
motivi dell'odierno dibattito: riaffermare la supremazia dell'ideologia illuminista
sulla tradizione, sui diritti dei popoli. Lei, signor ministro, non pretenderà
certo che noi crediamo alle «favolette» che è venuto a raccontarci. Ricordi
che il popolo è contro il palazzo illuminista, è contro le vostre scelte e noi
faremo di tutto per rappresentarlo degnamente. Caro Presidente Casini, caro
ministro, c'è una legge da rispettare, altro che chiacchiere inutili, altro
che trovare alibi per i falsi caritatevoli che si riempiono le tasche di quattrini
con l'immigrazione! Vi è il Protocollo di Palermo, che considera il trasporto
di clandestini alla stregua dello schiavismo - Protocollo di Palermo che non
è ancora stato ratificato - e lei, invece, signor ministro, cosa fa? Propone
alle forze di polizia di preparare il caffelatte ai capibastone e agli scafisti
che trasportano i clandestini? Ogni giorno, i cittadini vedono in televisione
lo spettacolo desolante di un paese che non sa difendere i propri confini e
la legalità (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Questo è un segno tangibile del fallimento della sua azione di Governo. Mi auguro
che il Presidente Berlusconi, in virtù del coordinamento previsto dalla legge
Bossi-Fini, nomini un commissario straordinario perché purtroppo, lei, signor
ministro, non è assolutamente all'altezza della situazione. Le auguro miglior
fortuna...
PIETRO TIDEI.
Allora esci dalla maggioranza!
ALESSANDRO CÈ.
Stai zitto!
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi, vi prego, l'onorevole Cè sta terminando il suo intervento.
ROLANDO NANNICINI.
Parla, parla!
ALESSANDRO CÈ.
Noi parliamo perché abbiamo qualcosa da dire, non siamo servi come voi! Come
dicevo, le auguro miglior fortuna, ma per il bene dei cittadini, signor ministro,
cambi mestiere (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!
MAURA COSSUTTA.
Adesso Berlusconi che dice? Vogliamo il Governo in aula!
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi, vorrei solo ricordare che il Parlamento non è un ingombro.
PIERLUIGI CASTAGNETTI.
Chiedo di parlare.
RENZO INNOCENTI.
Presidente, hanno chiesto le dimissioni del ministro!
PRESIDENTE.
Onorevole Innocenti, dopo deve parlare l'onorevole Bertinotti. Vi è un ordine
degli interventi che è stato determinato e al quale non intendo derogare, perché,
se durante lo svolgimento di informative urgenti si stabilisse questo principio,
colui che - come l'onorevole Bertinotti - ha diritto ad intervenire verrebbe
penalizzato rispetto agli altri. Al termine dell'informativa urgente permetterò
all'onorevole Castagnetti - che ha chiesto di parlare - di intervenire, così
come lo permetterò all'onorevole Spini. VALDO SPINI. Le chiedo di interrompere
il dibattito per permettere al Consiglio dei ministri di prendere atto dell'accaduto!
DONATO BRUNO.
Ma dai...
PRESIDENTE.
Onorevole Spini, per favore. Vorrei solo ricordare ai colleghi che il Parlamento
non è un ingombro, ma la sede della sovranità popolare. Quindi, questo non è
un rituale inutile e ripetitivo: è un fatto positivo che ognuno porti il proprio
contributo, soprattutto se polemico. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bertinotti.
Ne ha facoltà.
FAUSTO BERTINOTTI.
Signor Presidente, naturalmente l'intervento appena svolto credo abbia un peso
rilevante poiché svolto in quest'aula durante un dibattito così impegnativo
sul tema dell'immigrazione. Non sta a me, che sono un militante delle opposizioni,
suggerire alla maggioranza e al Governo il comportamento da tenere. È certo
che, se vi fosse una deontologia parlamentare, ci troveremmo di fronte ad una
palese crisi di questa maggioranza, di questo Governo (Applausi dei deputati
del gruppo di Rifondazione comunista).
ALFREDO BIONDI.
È la verità!
FAUSTO BERTINOTTI.
Come il ministro ha detto, il tema è assolutamente rilevante poiché la questione
riguarda il profilo programmatico di un Governo. Se si tratta di un fenomeno
epocale - credo che, riguardo a ciò, lei, signor ministro, abbia ragione -,
quest'ultimo richiede l'impegno politico prioritario di un Governo, ma i dissensi
che in quest'aula si sono prodotti, manifestati nella coalizione sono assolutamente
radicali (Commenti).
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi, sta parlando l'onorevole Bertinotti.
FAUSTO BERTINOTTI.
Dico che sono assolutamente radicali, sebbene, signor ministro, non abbia intenzione
di farmi ricattare dalla radicalità regressiva del discorso dell'onorevole Cè
per aggiungermi all'area molto vasta di consenso che il suo intervento ha avuto
in quest'aula. Infatti, la sua ipotesi - diversa da quella illustrata recentemente
dall'onorevole Cè - non mi convince. Sono rimasto molto colpito da una sequenza
di due dibattiti intervenuti - ieri ed oggi - nelle due principali istituzioni
del paese: la Camera e il Senato; entrambi hanno riguardato, precisamente, questa
maggioranza e le sue componenti, la sua consistenza e la sua linea. Ieri, il
Senato ha, sostanzialmente, affossato ciò che si chiama «indultino», in grazia
di un comportamento della maggioranza totalmente dimentico del dramma della
popolazione carceraria. Oggi, vi è un dibattito alla Camera, sostanzialmente
provocato dalla dichiarazione di un ministro autorevole che invitava a cannoneggiare
navi - se così si possono chiamare - che portano degli immigrati in Italia.
Mi veniva in mente che questa maggioranza e il suo Governo hanno chiesto nella
Convenzione europea un riferimento esplicito al cristianesimo, a cui alcuni
di noi sono contrari in ragione della laicità di questa istituzione. Vorrei
davvero capire come facciate a conciliare il riferimento voluto all'antropologia
cristiana, che fa dell'altro da sé, del debole, del dolore del mondo la ragione
principale della sua esistenza, e queste politiche. Dico queste politiche perché,
signor ministro, lo vorrei dire per rispetto che porto alla sua persona, non
mi convince per niente nemmeno la sua politica che considero come una versione
civile di una politica che nega nel fondo la cittadinanza piena agli immigrati
e che nasconde - è obbligata a farlo - quel tanto - ed è tanto - di oppressione
e di inumanità che vive nella condizione quotidiana ed ordinaria degli immigrati.
Basta recarsi in un centro di accoglienza temporanea o uscire da quest'aula
ed incontrare i 34 cittadini turchi di etnia curda, costretti allo sciopero
della fame perché si vedono rifiutare uno status di rifugiati e, quindi, il
riconoscimento della domanda di asilo politico per rendersene conto. Certo,
la sua posizione rispetto a quella testé illustrata è una manifestazione di
civiltà; nella sua maggioranza albergano xenofobia, razzismo, caccia all'immigrato,
un'identità dell'altro negata, violata. Voglio riconoscere all'intervento dell'onorevole
Cè una sua coerenza e debbo dire, purtroppo, una sua dignità culturale, perché
non sempre la cultura ha a che fare con la civiltà ed il progresso sociale.
Si è trattato di un discorso vandeano, costruito su segmenti di culture e politiche
neoreazionarie, pericolosissimo perché interviene su paure che esistono nelle
popolazioni, a loro volta deprivate della possibilità di progettare il futuro.
Signor ministro, i suoi numeri sono corretti, mentre quelli che vengono spacciati
dall'onorevole Cè sono falsi. Tuttavia, quei numeri falsi spingono a costruire
fantasmi (orde di immigrati bussano alle porte delle valli prealpine per depredarle
di ciò di cui sono già depredati) e, di fronte alla crisi che bussa alle porte,
quell'elemento risulta ancor più inquietante. Lei è, invece, una persona di
questo mondo che riconosce il fenomeno e fa, persino, un'operazione meritoria,
intendiamoci, di ridimensionamento statistico secondo verità di questo fenomeno
(vi sarebbe il 3,8 o 3,7 per cento di immigrati in Italia contro l'8,5 per cento
ed oltre della Germania). Lei compie un'operazione di razionalizzazione dentro
questo mercato, dentro questo sviluppo; è come se lei volesse ordinare la domanda
e l'offerta di immigrazione ridotta essa stessa ad uno statuto di merci, ma,
in tal modo, non può vedere le persone, il dolore, la sofferenza e la deprivazione.
In tal modo, non si riesce a partire dalla persona, dall'immigrato per ragionare
sul modello di sviluppo, ma lo si riduce, invece, ad entità di compatibilità.
Vi è una spia di ciò che sto per dire: è la collocazione nel mercato del lavoro
dell'immigrato e la sua condizione spesso di clandestino. Lei lo sa bene, signor
ministro, è una condizione non scelta, ma subita o accettata per sopravvivenza.
Lei dice che il nostro paese è quello meno aggredito dall'immigrazione clandestina
ed è vero, ma è un paese che aggredisce l'immigrazione e la clandestinità. Non
siamo in grado di governare il processo e allora cerchiamo di impedirlo. Non
siamo in grado di riconoscere una cittadinanza piena all'immigrato e, allora,
lo cacciamo nel ghetto o nella clandestinità e neppure siamo in grado di garantire
norme civili sull'asilo per uomini e donne che provengono da paesi devastati
dalla guerra e dalla morte. Lei ha compiuto una ricognizione sociale della condizione
dell'immigrato: colf e badanti al 50 per cento e, per quanto riguarda i servizi,
l'industria e l'agricoltura, la percentuale è tra il 10 al 15 per cento. Si
tratta, tuttavia, di una condizione di lavori poveri, in servizi poveri, in
una industria ed agricoltura poveri. È una condizione obbligata? No, è la manifestazione
di un fenomeno sociale e per questo politico. È un modello sociale, questo nostro,
che genera lavoro povero e che, all'estremo di questo lavoro povero, non è più
in grado di garantire nemmeno la copertura e deve attingere altrove le possibilità
di coprire quella parte del mercato del lavoro. È un esito obbligato? No, il
lavoro potrebbe essere organizzato diversamente o potrebbe soltanto essere organizzata
diversamente la distribuzione del reddito da lavoro. Non necessariamente un
lavoro povero deve essere pagato in maniera miserabile; potrebbe essere pagato
anche in modo da compensare la povertà di questo lavoro fino a quando non viene
cambiata. In realtà, noi siamo costretti in questa condizione dalla globalizzazione
che produce crisi, che genera la mobilità assoluta di merci e capitali, ma non
consente quella degli uomini. La clandestinità, lei dice, è una patologia, ma
non è la patologia dell'immigrato; è la patologia di un sistema socioeconomico
e dell'impianto legislativo. Voi non siete in grado di usare l'immigrazione
per dare cittadinanza ed invece siete costretti ad usare l'immigrazione per
far funzionare questa economia in crisi. Per farla funzionare, mantenendo questo
modello, dovete obbligatoriamente, così come non potete estendere le previsioni
dell'articolo 18 a tutti i lavoratori e le lavoratrici, costruire regimi separati
per l'immigrato, in una catena a rovescio che ricatta tutti gli altri generando
precarietà. Allora, se questo discorso vuole andare nella direzione realmente
opposta rispetto a quella espressa dall'onorevole Cè, non è sufficiente galleggiare
sull'esistente. Occorre chiudere i centri di accoglienza temporanea dando un
segnale di cittadinanza agli emigrati. Occorre, e mi avvio a conclusione, usare
le risorse destinate al fondo comune per gli immigrati, non per il suo contrario,
come anche adesso l'Europa tende a fare, attraverso il rimpatrio forzato. Si
tratta di rivedere radicalmente l'impostazione della legge n. 89 e si tratta
di favorire la regolarizzazione di tutti i soggetti che la chiedono. Non sarebbe
certo sufficiente, ma sarebbe un segnale di attenzione, mentre il problema di
fondo da affrontare è il seguente: signor ministro, esistono figure sociali
che sempre testimoniano di una condizione più generale, proprio perchè estreme.
L'immigrato oggi testimonia la crisi irreversibile di questo modello di sviluppo.
Se l'Europa non saprà pensare al Mediterraneo, se l'Italia non saprà ragionare
a partire da questa condizione estrema per cambiare il suo modello di sviluppo,
le sue politiche saranno, sì, diverse da quelle alquanto belluine che ci vengono
proposte, ma continueranno a marcare una condizione intollerabile di ingiustizia
sociale. (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è di tutta evidenza che si è aperto pochi
minuti fa un problema politico di grande rilevanza. Una forza politica della
maggioranza, importante, ha di fatto chiesto le dimissioni del ministro dell'interno,
il secondo ministro dell'interno di questo Governo, dopo che già si era «perduto»
il ministro degli esteri per strada. Io credo, mi rivolgo anche al Presidente
della Camera, che su questo sia necessario un dibattito politico alla presenza
del Presidente del Consiglio, quanto prima. Non credo infatti che si possa passare
sotto silenzio, come se nulla fosse accaduto, ciò che invece è accaduto in quest'aula.
Lo stesso ministro dell'interno, che è persona di grande esperienza, non può
che rendersi conto che il problema esiste ed è un problema politico rilevante.
Vedete, la destra, nella passata legislatura ha «cavalcato» il problema dell'immigrazione
attraverso una campagna propagandistica, sostenendo che i governi di centrosinistra
erano incapaci nell'affrontare questo problema. Avendo avocato questo tema,
come apprendisti stregoni, oggi ci troviamo a discutere dell'incapacità nell'affrontare
questo problema da parte di coloro che dovrebbero istituzionalmente risolverlo.
Badate, affrontiamo questo tema dopo due anni di Governo della destra, che si
ritrova, su questo tema - non a caso - con la maggioranza a pezzi, con un partito
come la Lega nord che non attacca soltanto le istituzioni, i partiti o il ministro
dell'interno; abbiamo sentito, pochi minuti fa, l'attacco contro le parrocchie,
contro la Chiesa cattolica. È difficile pensarvi ancora insieme! Tant'è vero
che L'Osservatore Romano di ieri ha invitato il Governo ad una politica di accoglienza
che è esattamente il contrario di quanto l'onorevole Cè ha qui sostenuto. La
stessa Confindustria vi chiede più immigrati, indispensabili per l'economia
italiana. Tutto questo per dire che la legge Bossi-Fini, che è una vergogna
per la civiltà giuridica del nostro paese, all'insegna del principio che le
donne e gli uomini non sono eguali davanti alla legge, non è soltanto una legge
in palese violazione della Costituzione, è una legge che offende inutilmente
la Costituzione e la civiltà giuridica, perché è tanto ingiusta quanto inefficace
nel contrasto all'immigrazione clandestina! Se - e non mi rivolgo ovviamente
a lei, signor ministro - voi della destra non aveste fatto diventare questo
tema, serissimo e tragico, oggetto di propaganda e di scontro politico - e,
per molti versi, ideologico -, oggi potremmo ragionare senza ipocrisie, cercando
soluzioni, dicendoci alcune verità, sul tema dell'immigrazione, che nessuno
dice; alcune verità che anche dentro al centrosinistra si fa fatica a sentire,
perché anche dentro al centrosinistra vi è chi, sbagliando, vi ha inseguito
sul vostro terreno, della demonizzazione del fenomeno migratorio. E la prima
di queste verità - in parte lei lo ha riconosciuto - è che il fenomeno dell'immigrazione
si può forse parzialmente governare -, in primo luogo, attraverso accordi con
i paesi di provenienza - ma non si può eliminare! È il portato delle distorsioni
dello sviluppo mondiale, delle sue indicibili diseguaglianze e ingiustizie,
è il prodotto dei guasti coloniali ed imperiali dei decenni e, per molti versi,
dei secoli che abbiamo alle spalle! Dunque, le generazioni di tutta Europa vivranno
ineluttabilmente, piaccia o non piaccia, in società multietniche, multiculturali
e multireligiose. Ed una classe dirigente seria non cerca di esorcizzare quello
che è un dato della realtà, ma cerca di fare i conti con esso, cerca di limitare
gli inevitabili problemi che questa nuova realtà già produce e continuerà a
produrre sempre di più. Cavalcare la paura delle diversità, che alimenta il
razzismo, la xenofobia, l'irrazionalità, è semplicemente una pratica criminale,
non soltanto sul piano morale, ma anche su quello squisitamente politico. Occorre
affermare, invece, esattamente il contrario, cioè - anche questa è una verità
che nessuno dice - che proprio la sicurezza degli italiani sarà tanto più garantita
quanto più gli immigrati saranno inseriti nella nostra società e avranno diritti.
Chiunque sia non ipocrita o non totalmente ignorante sa bene che è l'inclusione
a garantire la sicurezza e non l'esclusione. Diritti, dunque, non carità! Diritti
sociali, istruzione, ma anche il diritto di voto per chi stabilmente vive insieme
a noi, lavora per noi, contribuisce allo sviluppo del paese. Il futuro di queste
nostre società sviluppate, occidentali, ricche ed egoiste sta nelle scelte che
faremo oggi, in questo tornante. Si parla tanto di Europa: giusto, ma noi non
possiamo dimenticare che siamo certamente sud d'Europa, ma anche centro del
Mediterraneo, inseriti in un contesto di relazioni tra aree economiche e culturali
diversissime tra loro, ma inscindibilmente legate. Possiamo, quindi, essere
cerniera tra l'Europa e la riva sud del Mediterraneo e, a seconda di come guarderemo
a tali differenze, il Mediterraneo stesso potrà essere mare di pace, di scambi,
di prosperità o mare di saccheggi, di guerre, di odi, di pulizie etniche. A
seconda della prospettiva con cui vorremo - e sapremo - governare le diversità,
lo stesso Mediterraneo può essere una opportunità o una minaccia. È così da
due millenni! La partita, dunque, si gioca sulla prospettiva strategica, culturale,
quella di fondo. La posta in gioco è in quale tipo di società vivremo. Chi pensa
alla militarizzazione delle coste e delle città ha un'idea dello sviluppo del
nostro paese come quella di un fortino assediato che cerca di difendere i propri
privilegi e le proprie comodità, un'idea, non soltanto ingiusta e barbarica,
ma anche perdente - lo ripeto - perdente. È la stessa idea di chi pensa che
le controversie internazionali si risolvano soltanto con l'esercizio della forza,
della guerra. Parafrasando una celebre espressione, quest'idea del fortino assediato
è, insieme, un crimine ed un errore. Sul paradigma esclusione-inclusione, si
giocherà una terribile e difficilissima partita che coinvolge, volente e nolente,
tutti quanti. Vi è chi ha consapevolezza della posta in gioco, chi cinicamente
cerca soltanto...
PRESIDENTE.
Onorevole Diliberto...
OLIVIERO DILIBERTO.
...un modesto lucro politico - sto per concludere, Presidente - e chi, invece,
non ha capito - ahimè - proprio nulla di quello che sta succedendo nel mondo.
Da questo punto di vista, signor ministro, nonostante i suoi sforzi, questo
Governo, a pezzi, inadeguato, con questa maggioranza, ha già perso la partita
(non poteva che perderla) e, lo dico per gli interessi del nostro paese, purtroppo
l'ha persa senza onore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani,
dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI.
Signor Presidente, signor ministro, l'immigrazione clandestina è un problema
che non è stato risolto in alcun paese al mondo, perché nessuna isola ricca
può restare non assaltata in un mare di povertà. Ad esempio, gli Stati Uniti,
vale a dire il paese più severo e più efficiente nella repressione armata, subiscono
l'ingresso dal Messico di un milione di immigrati clandestini all'anno. Le organizzazioni
criminali che dirigono il traffico - le chiamano coyote incorporated - hanno
un fatturato di un miliardo di dollari all'anno. Tutto questo, nonostante che
i disgraziati, arrestati e rimandati indietro, siano stati, ad esempio nel 1999,
400 mila. Dunque, il problema è irrisolto dappertutto. I danni, possono essere
ridotti, non eliminati. Tuttavia, in nessun paese maturo le forze politiche
responsabili strumentalizzano il problema apertamente. Anzi, chi lo usa in modo
cinico e irrazionale, è spesso isolato dalla comunità politica. Chirac, ad esempio,
a suo tempo, ha preferito perdere le elezioni, piuttosto che allearsi con i
razzisti di Le Pen, i quali parlano esattamente come i leghisti. La maggioranza
subisce, oggi, una piccola vendetta della storia: il Polo ha strumentalizzato,
a suo tempo, la tragedia degli immigrati contro l'incolpevole Governo di centrosinistra.
Adesso, la Lega strumentalizza la stessa tragedia contro l'altrettanto incolpevole
Governo di centrodestra. Per la verità, era grave ieri che l'opposizione cavalcasse
demagogicamente un argomento come questo; è grave, ma anche paradossale, che
la strumentalizzazione demagogica sia compiuta, oggi, non dall'opposizione,
ma da una parte della stessa maggioranza. È grave ma non stupisce. Il ministro
Pisanu, infatti, agisce da cattolico. I leghisti parlano da razzisti e se la
prendono anche con la Chiesa. Il ministro Pisanu è cresciuto alla scuola democristiana
della tolleranza e della moderazione politica. Bossi a quella dell'intolleranza
e dell'estremismo politico. Non stupisce lo scontro nel Governo. Stupisce, però,
il fatto che, ancora una volta, all'interno della maggioranza, si tenti di conciliare
l'inconciliabile, perché nel Polo c'è uno scontro di civiltà. Non c'è bisogno
di andare distanti per trovare il Clash of Civilisation di cui si parla tanto
oggi nel mondo. La distanza tra Lega e postdemocristiani del Polo è più grande
di quella esistente tra l'opposizione e la maggioranza. Lo abbiamo sentito nel
dibattito di oggi. Non si capisce, dopo questo dibattito, come Pisanu e Bossi
possano stare nello stesso Governo. Veniamo alla sostanza. Ci sono due modi
per affrontare l'immigrazione clandestina: o la forza militare o la prevenzione
all'origine. Ovviamente, l'unica strada efficace e consigliabile è la prevenzione,
già perseguita, prima che dal ministro Pisanu, dai ministri Napolitano e Bianco,
in applicazione della legge Turco-Napolitano. Ma qui si apre il capitolo delle
contraddizioni nell'azione del Governo. Per la prevenzione, occorrono accordi
con i paesi di partenza, per lo più nordafricani. Tuttavia, le villanie antiarabe
da parte della Lega, ma anche la politica squilibrata del Governo in Medio Oriente,
non creano l'atmosfera migliore per gli accordi di cooperazione. Tali accordi
devono bloccare l'immigrazione cattiva - ovvero illegale - e consentire, invece,
al suo posto, l'immigrazione buona, quella dei lavoratori che la nostra economia,
urgentemente ed insistentemente, richiede. Lo scambio è immigrazione buona al
posto di quella cattiva, ma la demagogia della Lega ostacola anche l'immigrazione
buona. C'è, infine, la contraddizione più grave: il Governo sostiene che, dopo
i trattati di Schengen, l'immigrazione è un problema non nazionale, ma europeo,
che si risolve solo con un coordinamento europeo. È giusto, ma non si può volere
il coordinamento europeo e, poi, ostacolare, come fa il ministro leghista Castelli,
la costituzione dello spazio giuridico europeo, ovvero dell'orizzonte istituzionale
che consente il funzionamento del coordinamento stesso. Anche qui, una piccola
vendetta, non della storia, ma della logica, colpisce il Governo! In Italia,
signor Presidente, l'immigrazione è un problema molto meno rilevante, quanto
ai numeri, che negli altri paesi europei (l'ha detto bene Pisanu), ma la nostra
caratteristica nazionale è unica: da noi, i problemi diventano gravi anche quando
non lo sono per l'inadeguatezza delle nostre forze politiche, le quali, spesso,
non sono il medico, ma la malattia e, altrettanto spesso, non educano, come
auspicava il ministro, ma diseducano l'opinione pubblica. Si tratta di un'inadeguatezza
soprattutto delle forze politiche sedicenti nuove, come la Lega, le vincitrici
della presunta rivoluzione antipartitocratica. A un vecchio esponente della
partitocrazia democristiana, al ministro dell'interno Pisanu, esprimiamo, dunque,
il nostro appoggio, anche per il discorso che ha fatto, di grande livello. La
sua condotta trova solidarietà nell'opposizione, tra i suoi simili; trova ostilità
nella maggioranza, tra i suoi, culturalmente e geneticamente, dissimili, ovvero
tra i deputati della Lega. Chiediamo, perciò, che da questo dibattito alla Camera
si traggano le conseguenze. Il Presidente del Consiglio deve prendere atto di
quanto è accaduto: la Lega ha tolto la fiducia al ministro dell'interno; l'ha
fatto in modo brutale e senza appello, chiedendogli di cambiare mestiere! Nessuno
può far finta di non avere visto e sentito: la crisi si è aperta (Applausi dei
deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)!
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO.
Signor Presidente, onorevole ministro dell'interno, onorevoli colleghi, vorrei
dire subito che la nostra posizione sulla vicenda della sgradevole polemica
intentata dalla Lega nei confronti del ministro dell'interno del Governo di
cui quella stessa formazione politica fa parte è di consenso al ministro Pisanu
per la dignità con la quale ha svolto la sua delicata funzione, di solidarietà
per aver sostenuto senza cedimenti di stile la rumorosa raffica di attacchi,
di riconoscimento per aver posto il suo impegno in una linea di continuità con
la politica che i Governi di centrosinistra avevano sostenuto, soprattutto per
l'impianto premiale nei confronti dei paesi extracomunitari che si adoperano
attivamente nell'azione di contrasto al traffico dei clandestini. Ci permettiamo
di riconoscere nell'ispirazione di fondo del ministro Pisanu la lezione nobile
della scuola cattolico-democratica che pure il giovane onorevole Pisanu ebbe
a frequentare negli ambiti culturali della DC di Benigno Zaccagnini, una lezione
intrisa dei principi della solidarietà umana coniugati con il più alto senso
dello Stato. Ci piace pensare, ce lo vorrà concedere il ministro, che oggi quei
principi e quelle lezioni continuano a produrre qualche frutto - sia pure, dal
nostro punto di vista, in partibus infidelium - anche nell'ambito del Governo
Berlusconi. Analogo frutto - ahimè - non riesce a maturare in campo leghista!
L'informativa del ministro ci fornisce l'occasione di proporre qualche riflessione
anche a beneficio del manipolo degli irriducibili propugnatori delle maniere
forti contro gli immigrati, posto che, naturalmente, tutti noi accettiamo l'idea
della necessità di contrastare il lucroso traffico di vite umane che viene compiuto
dalle più ignobili derive della delinquenza organizzata nello specchio del Mediterraneo.
Una cosa però è combattere, con tutte le forze di cui possiamo disporre, i nuovi
schiavisti che speculano sulla fame dei disperati e sul miraggio di poter stringere
tra le dita almeno uno spicchio di quella felicità degli occidentali, fatta
innanzitutto di liberazione dal bisogno, una cosa assai diversa è invece accanirsi
contro i clandestini, alla mercé di tutti, merce senza anima e senza nome in
fuga da una disperazione così nera da far preferire di scommettere sulle possibilità
di sopravvivenza ad un frequente annegamento durante le traversate. E se le
ragioni umanitarie o di mera civiltà non bastassero agli strenui difensori dell'integrità
dell'etnia europea andrebbe raccontata qualche utile parabola statistica. Se
il tasso di fertilità dei paesi del Mediterraneo meridionale, quelli extraeuropei,
resterà così alto come oggi, nel prossimo tempo, entro 30, 40 anni, ci saranno
decine e decine di milioni di persone in più in quell'area (vengono calcolate
addirittura in 150 milioni). Dove crede che andranno a parare l'onorevole Cè
i nuovi mediterranei extracomunitari? In Italia naturalmente, in Grecia, forse
in Spagna, i paesi che fanno da ponte per raggiungere il mito del benessere
europeo. Come fronteggiare questa situazione? Innanzitutto, concorrendo a creare
le condizioni affinché quei paesi poveri non restino più poveri, ma riescano
a trovare, con le loro forze ed il nostro aiuto, le vie dello sviluppo: riduzione
ed annullamento del debito, certo, ma anche investimenti, insediamenti industriali,
sistemi sociosanitari, formazione scolastica e lavorativa, crescita delle classi
dirigenti all'interno di sistemi culturali compatibili con le regole della democrazia.
Insomma, crescita, con il nostro aiuto, ma anche in forza di una propulsione
autonoma. In secondo luogo, occorre operare d'intesa con i partner europei ed
i sistemi di sicurezza dei paesi da cui proviene l'immigrazione per arginare
ed estinguere il fenomeno. È La strada tracciata dai governi del centrosinistra,
che riuscirono attraverso intese specifiche con i governi tunisino ed albanese
a frenare la pericolosa emorragia di clandestini che per anni e a più riprese
si era verificata sulle nostre coste. Al percorso collaborativo e solidale tra
governi europei e governi dei paesi da cui proviene il flusso migratorio non
c'è altra possibilità, non c'è alternativa.
PRESIDENTE.
Onorevole, la invito a concludere.
PINO PISICCHIO.
Ho finito, Presidente, Solo attraverso una intelligente intesa operativa sarà
possibile tramutare la difficoltà dell'immigrazione clandestina in una controllata
operazione di accoglienza per quote di lavoratori e di famiglie trasferite in
Europa con il consenso e l'intesa delle autorità del paese di provenienza e
delle nostre autorità (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Popolari
per l'Europa, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Boato, al quale ricordo che ha cinque minuti
di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO.
Signor Presidente, signor ministro dell'interno, colleghe e colleghi, il fenomeno
dell'immigrazione non è collegato ai cambi di Governo e di maggioranza, ma agli
squilibri strutturali, economici, sociali, demografici e politici che riguardano
l'intero pianeta ed in particolare i rapporti tra nord e sud e tra ovest ed
est. Lei, signor ministro, ha indicato quattro obiettivi condivisibili: aumentare
gli aiuti allo sviluppo, garantire flussi regolari di immigrazione e altre forme
di sostegno in cambio di accordi bilaterali, gestione integrata europea di tutti
i confini di Schengen, lotta contro la criminalità organizzata che sfrutta l'immigrazione
clandestina. È giusto richiamare una scelta politica matura che attinga alla
coscienza civile dell'Europa, raccogliendo, come lei ha detto, la lezione e
l'eredità di Alcide De Gasperi e di Altiero Spinelli. È giusto ricordare ed
ammonire che bisogna uscire da scelte politiche partigiane e saper assumere
la consapevolezza di una grande questione nazionale, europea e planetaria. Lei,
signor ministro, non l'ha detto e non lo può neppure dire, ma è risultato evidente
a tutti il baratro culturale e politico e, se mi permette, anche etico, rispetto
alle vergognose polemiche dei giorni scorsi che sono poco fa riecheggiate, anche
in quest'aula, da parte di alcuni esponenti della maggioranza, soprattutto,
ma non solo, della Lega nord Padania; al riguardo, basti pensare anche all'intervento
svolto dal rappresentante di Alleanza nazionale. Nel modo in cui il nostro paese
affronta il problema dell'immigrazione ci sono anche aspetti che non sono degni
di uno Stato di diritto e di un paese civile; mi sono permesso di consegnarle
la drammatica memoria del deputato regionale siciliano Calogero Miccichè sulle
terribili ed inaccettabili condizioni del centro di permanenza temporanea di
Agrigento che la prego, se vorrà, di voler leggere con attenzione per poter
intervenire tempestivamente. Il vero limite della legge Bossi-Fini consiste
nell'aver talmente irrigidito i requisiti per l'immigrazione regolare ottenendo,
di fatto, il risultato di avere incentivato l'immigrazione clandestina; fenomeno,
comunque, già esistente. Un altro grave limite esistente nel nostro ordinamento
giuridico consiste nello scandalo di non avere - unici in Europa - una legge
organica sul diritto di asilo; argomento quest'ultimo che il Parlamento deve
riuscire ad affrontare per poter giungere all'approvazione di un tempestivo
provvedimento. Signor ministro, anche sulla questione della libertà religiosa
e sul rapporto con l'Islam lei, nel corso di questi mesi, ha espresso posizioni
ragionevoli ed equilibrate sia quando ha auspicato l'integrazione di un Islam
democratico non fondamentalista e compatibile con il pluralismo e la laicità
dello Stato di diritto, sia quando ha giustamente denunciato con forza fenomeni
di integralismo e di intolleranza. Ma anche il provvedimento sulla libertà religiosa,
a prima firma Berlusconi e sottoscritto da mezzo Governo compresi i due ministri
della Lega nord Padania, è stato tenuto per un anno in Commissione affari costituzionali,
per poi essere gravemente snaturato con emendamenti peggiorativi e, proprio
ieri in quest'aula, bloccato nell'esame parlamentare e rinviato in Commissione
sotto il ricatto della Lega nord Padania e di qualche altro fondamentalista
della maggioranza. Signor ministro, non invidio il suo ruolo; costretto a governare
con una parte della maggioranza che la insulta e la disprezza, che l'accusa
di ipocrisia e di falsità come ha fatto poc'anzi, nel corso del suo intervento,
nei suoi confronti e nei confronti del Presidente della Camera, onorevole Casini,
delle forze dell'opposizione e anche della Caritas e delle organizzazioni di
volontariato, il capogruppo della Lega nord Padania, onorevole Cè. In ogni caso,
noi Verdi, noi forze politiche dell'Ulivo, abbiamo più a cuore i problemi da
affrontare che non le strumentali polemiche politiche della Lega nord Padania
e di altri contro l'opposizione ed usate come minaccia e ricatto permanente
all'interno della stessa maggioranza e, persino, nei confronti della Chiesa
cattolica. Signor ministro, questa situazione - me lo consenta, lei lo capisce
da solo - è penosa e desolante; ma alla irresponsabilità di altri, noi Verdi,
noi Ulivo, noi opposizione, preferiamo affermare la cultura di Governo e l'etica
della responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo,
dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti
democratici italiani).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà.
BOBO CRAXI.
Signor Presidente, signor ministro, siamo un drappello di parlamentari che non
la disprezza e non la insulta, anzi, al contrario, l'apprezza per la sua pacatezza,
lungimiranza e intelligenza, frutto della sua esperienza maturata in tanti anni
di militanza politica e di una cultura democratica sulle cui fondamenta si regge
la Repubblica italiana. Il dibattito finora svoltosi non ha fatto altro che
riprodurre in sede parlamentare le divisioni e le differenze vistose sulla questione
dell'immigrazione. L'abbiamo visto sui giornali ed era inevitabile che ciò accadesse
anche in questa sede. A differenza del ministro Giovanardi, non penso che l'intervento
svolto dall'onorevole Cè sia ascrivibile soltanto ad un caso umano, ma ritengo
che abbia prodotto un caso di carattere politico di cui dobbiamo prendere atto.
Il ministro Pisanu ha fatto tanta chiarezza dinanzi a tanta confusione e demagogia,
svolgendo una relazione puntuale ed un'analisi convincente. C'è una questione
legata all'aumento degli sbarchi di clandestini; e c'è anche una questione,
come ricordava prima il collega Boato, legata al recepimento delle nuove norme
in materia di immigrazione e di diritto d'asilo; e c'è il vistoso problema politico
causato da chi ritiene che dinanzi a questo fenomeno, che investe quella parte
di Europa che si affaccia sul Mediterraneo, l'Italia, non si capisce per quale
ragione, dovrebbe sviluppare una propria politica esclusiva di aggressione e
dissuasiva generando un'inutile confusione; in definitiva, rendendo questa materia
ingovernabile. Al contrario, penso che una buona politica dell'immigrazione
possa essere sviluppata rendendo efficiente e compatibile con il mercato del
lavoro l'accesso degli stranieri nel nostro come negli altri paesi d'Europea.
Si tratta di rinvigorire, con maggiore efficacia, la politica dei trattati bilaterali:
vi sono, infatti, trattati di cooperazione economica che languono spesso in
attesa di ratifica da parte del nostro Parlamento. Si tratta, inoltre, di organizzare,
nell'ambito della politica delle quote, anche dei veri e propri uffici per l'immigrazione
presso le nostre ambasciate nei paesi rivieraschi, gli stessi che i nostri nonni
hanno conosciuto quando migravano oltreoceano, in cerca di lavoro. C'è tutto
un capitolo a parte che riguarda il dramma dei rifugiati e degli scampati ai
numerosi conflitti che si sono accesi, in questi anni, in tutto il continente
africano, e mi dispiace di non avere il tempo per svilupparlo. Il nostro è forse
l'unico paese di frontiera dell'Europa a non avere alcuna legislazione in materia
di asilo; di conseguenza, non riesce a soddisfare le richieste e respinge alle
proprie frontiere i rifugiati, che si rivolgono ai paesi europei che, invece,
hanno recepito le normative in materia di asilo. Sul piano politico, e concludo,
penso questo: noi abbiamo sottoscritto un accordo elettorale che certo non prevedeva
di risolvere il problema dell'immigrazione né con le cannonate, né tantomeno
inviando la polizia nei paesi rivieraschi. Anzi, su questo terreno (parlo per
esperienza) vi sono paesi arabi, come la Tunisia ed il Marocco, che sul piano
della tolleranza e della repressione dei fenomeni delle nuove mafie, dedite
al contrabbando di vite umane, sono molto più evoluti e concreti di altri paesi,
e sicuramente molto più tolleranti del capogruppo della Lega nord Padania. Una
discussione parlamentare serve sempre: per cambiare quello che non va, per fare
quello che è ancora non c'è, per una buona amministrazione dell'immigrazione.
PRESIDENTE.
Onorevole Craxi, la invito a concludere.
BOBO CRAXI.
Ho concluso, signor Presidente. Il ministro dell'interno è uno degli uomini
più esperti e moderati dell'attuale vita politica italiana. Lo ripeto, è un
tratto distintivo di chi si è formato sotto la guida dei democratici che hanno
costruito la Repubblica, ed è per questo che gode della nostra fiducia e del
nostro incoraggiamento, della fiducia di molti socialisti, ma penso anche di
tanti italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici,
Repubblicani, Nuovo PSI).
PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole La Malfa, al quale ricordo che ha a disposizione
un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA.
Signor Presidente, le ho chiesto la cortesia di intervenire per un minuto per
commentare lo svolgimento di questo dibattito: lo farò in modo molto sintetico.
Sul problema dell'immigrazione, in realtà, in un Parlamento democratico si è
d'accordo comunque all'80, all'85 o 90 per cento: sappiamo cosa dovrebbe essere
fatto per contrastare l'immigrazione nei paesi di origine, sappiamo quello che
può essere fatto in base alle leggi e sappiamo cosa può esser fatto in base
alle esigenze del nostro mercato del lavoro. La discussione riguarda, da molti
anni, il problema di quella parte dell'immigrazione rappresentata dall'immigrazione
clandestina e la maggiore o minore necessità di contrastarla. Non ho tempo di
toccare il punto, signor ministro, ma credo che su questo aspetto lei avrebbe
dovuto assicurare con maggiore fermezza la sua maggioranza o il Parlamento -
quanto meno, la sua maggioranza - sulla ferma volontà del Governo italiano di
contrastare l'immigrazione clandestina, naturalmente senza ricorrere ai cannoni
o ad atti contro l'umanità che non appartengono alla nostra civiltà e alla nostra
conoscenza. Ma forse una parola di più, signor ministro - lo dico con franchezza
e con il sostegno che le do sul generale complesso delle politiche degli interni
-, una maggiore cautela su questo punto ed una rassicurazione sarebbero state
politicamente utili. Seconda considerazione e concludo, signor Presidente. Le
parole sono pietre, e quelle scambiate tra il capogruppo di un partito di maggioranza
ed il ministro dell'interno sono tali che, a mio avviso, impongono al Presidente
del Consiglio di affrontare un chiarimento politico, reso inevitabile dalle
parole di un ministro e dalle parole di un capogruppo. Naturalmente, siamo alla
vigilia del semestre italiano di Presidenza dell'Unione europea, e quindi la
situazione è molto difficile, ma sconsiglio il Presidente del Consiglio dei
ministri dal sottovalutare quanto è avvenuto oggi.
PRESIDENTE.
È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo sulla politica
in materia di immigrazione. Vorrei anche esprimere personalmente la mia stima
personale, per la considerazione e per il rispetto che sempre ha nei confronti
del Parlamento, al ministro dell'interno Giuseppe Pisanu (Applausi). Vi ringrazio
per questo applauso, che evidentemente non è rivolto a me.
PIERLUIGI CASTAGNETTI.
Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE.
Onorevole Castagnetti, darò la parola a lei per un minuto ed anche all'onorevole
Violante che me ne ha fatto richiesta.
ELIO VITO.
Ma c'è il question time!
PRESIDENTE.
Il question time è stato rinviato alle ore 15,30. Tuttavia, se lo desidera,
consentirò anche a lei di intervenire.
ELIO VITO.
Ma su cosa?
PRESIDENTE.
Sull'ordine dei lavori. Prego, onorevole Castagnetti.
PIERLUIGI CASTAGNETTI.
Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, perché i lavori di oggi
hanno avuto un andamento abbastanza importante. Signor Presidente, signori ministri,
i discorsi che si sono svolti in aula non sono interviste. Essi si sono svolti
in questa sede e sono d'accordo con tutti i colleghi che lo hanno rilevato:
caro ministro Giovanardi, non siamo di fronte ad un caso umano, bensì di fronte
ad un caso politico. Chi ha pronunciato quelle parole è il presidente di un
gruppo della maggioranza; egli ha letto un testo scritto in cui si chiedono
le dimissioni del ministro dell'interno e si denuncia il fallimento delle politiche
del Governo in vari settori. È venuto al pettine un nodo che è lì da 700 giorni,
colleghi della maggioranza; è venuto al pettine il nodo della incompatibilità
fra alcune forze politiche della maggioranza. Si è documentato che la maggioranza
non c'è; non c'è sul tema dell'immigrazione alla vigilia dell'inizio della Presidenza
europea e noi attendiamo che domani il Presidente del Consiglio ci dica quali
conseguenze necessariamente intenda trarre. Infatti, non è possibile che il
nostro Governo assuma la Presidenza dell'Unione europea con la palla al piede
di una crisi non risolta (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita,
DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e
Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE.
Grazie, onorevole Castagnetti. Prego, onorevole Violante, ha facoltà di intervenire.
LUCIANO VIOLANTE.
Signor Presidente, questa maggioranza non riesce a convertire in legge un decreto-legge
del Governo, ha rinviato una legge sulla libertà religiosa, non riesce a presentare
il documento di programmazione economico-finanziaria, non riesce a svolgere
la verifica ed oggi il presidente del gruppo della Lega ha chiesto le dimissioni
del ministro dell'interno. Signor Presidente, a nostro avviso, l'ordine del
giorno di domani è cambiato. Il Presidente del Consiglio non può venire in aula
soltanto per parlare del semestre europeo, bensì deve parlare delle condizioni
della sua maggioranza; egli deve dire se è una maggioranza in grado di sostenere
il suo impegno nel semestre europeo e se difende il ministro dell'interno o
la posizione del presidente del gruppo della Lega (Applausi dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti
italiani e Misto-Socialisti democratici italiani).
ELIO VITO.
Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ELIO VITO.
Signor Presidente, vorrei rassicurare l'opposizione. Innanzitutto, trovo un
po' anomalo che, dopo un'informativa del Governo ed il relativo dibattito, si
apra un commento al dibattito stesso. Si è svolta un'informativa, ogni gruppo
(Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione
comunista e Misto-Comunisti italiani)...
PRESIDENTE.
Mi scusi se la interrompo, onorevole Vito. Il rischio vero era che questo dibattito
si svolgesse tra un'ora per cui ho ritenuto che condensarlo adesso fosse meglio
per i nostri lavori.
ELIO VITO.
Signor Presidente, si svolgono dibattiti sulle informative e sulle comunicazioni
del Governo; non si fanno i dibattiti per commentare i dibattiti. Tuttavia,
questa opposizione ci ha abituato a tante cose (Commenti dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti
italiani)..
PRESIDENTE.
Onorevoli colleghi, per cortesia non interrompete!
ELIO VITO.
Domani il Presidente del Consiglio con il consueto rispetto e con la consueta
disponibilità nei confronti del Parlamento ha già detto che riferirà sia al
Senato sia alla Camera alla vigilia del semestre di Presidenza dell'Unione europea
e crediamo che la Conferenza dei presidenti di gruppo si debba attenere a questo
ordine del giorno. Per il resto, riteniamo non si possa che confermare che dal
dibattito odierno e dalle dichiarazioni del ministro Pisanu è emerso uno stato
estremamente positivo di attuazione della legge Bossi-Fini approvata da questa
maggioranza (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo
e della Margherita, DL-l'Ulivo) e credo che il Parlamento e le forze politiche
si debbano attenere a questo.
PRESIDENTE.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 15,30 con lo svolgimento di interrogazioni
a risposta immediata.